<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; linguaggio</title>
	<atom:link href="http://stobenecontutti.it/tag/linguaggio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://stobenecontutti.it</link>
	<description>Insieme per una cultura della gentilezza</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 17:00:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La comunicazione interpersonale</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/01fp/comunicazione_interpersonale.htm</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/01fp/comunicazione_interpersonale.htm#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 05:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=4364</guid>
		<description><![CDATA[Il termine comunicazione deriva dalla parola communis: comunicare significa fondamentalmente &#8220;mettere in comune&#8221; con altri, informazioni, idee, emozioni etc. Questo scambio tra persone avviene soprattutto attraverso il linguaggio parlato o...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4365" href="http://stobenecontutti.it/2011/01/19/la-comunicazione-interpersonale/imagine/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4365" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Imagine" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/01/comunicazione-interpersonale1-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Il termine <strong>comunicazione</strong> deriva dalla parola communis: comunicare significa fondamentalmente &#8220;mettere in comune&#8221; con altri, informazioni, idee, emozioni etc. Questo scambio tra persone avviene soprattutto attraverso il linguaggio parlato o scritto.<br />
È importante tenere conto del fatto che i termini comunicazione e linguaggio &#8211; spesso confusi &#8211; non hanno esattamente lo stesso significato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il linguaggio è la capacità di associare suoni e significati attraverso delle regole grammaticali, esso assolve due funzioni:</strong><br />
* la funzione comunicativa di cui tratteremo specificatamente;<br />
* la funzione simbolica che consiste nella costruzione di un insieme di simboli (parole) che rappresentano le categorie degli oggetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>linguaggio verbale</strong> è uno degli strumenti che permettono la comunicazione (il più importante) ma non è l&#8217;unico. Ad esso si aggiungono gli aspetti non verbali della comunicazione: il tono, il ritmo, il volume della voce, i gesti, la mimica, gli sguardi, la postura, l&#8217;abbigliamento. Possiamo affermare che qualsiasi nostro comportamento è comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Comprendere come si svolge il processo comunicativo e quali sono le regole implicite o esplicite ci consentirà di essere più efficaci nel nostro lavoro a contatto con la gente e di evitare o almeno di superare con disinvoltura eventuali incomprensioni o conflitti.<br />
Ciascuno di noi può facilmente costatare che la comunicazione non ha quasi mai una struttura lineare semplice. Non c&#8217;è generalmente un inizio ed una fine, bensì ogni messaggio (che possiamo definire l&#8217;unità singola della comunicazione) è insieme effetto e causa di altri messaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione è quindi un processo di interazione circolare e, tra le parti del processo comunicativo, si attua sempre un processo di retroazione con il quale il &#8220;ricevente&#8221; è in grado di far pervenire all&#8217;emittente una sua reazione a quanto gli viene comunicato. Egli è così in grado di influire con le sue parole e con il suo comportamento sul successivo procedere del processo comunicativo. Quest&#8217;interazione tra le parti del processo comunicativo, si attua anche nei casi in cui è meno apparente la possibilità per i riceventi di influire sul comportamento dell&#8217;emittente. Le teorie sistemiche che per prime e con più forza hanno sottolineato come la comunicazione sia un processo di interazione circolare hanno anche posto in evidenza come l&#8217;analisi dei processi comunicativi non può prescindere dal contesto nel quale si svolgono. Il contesto, infatti, struttura e dà corpo agli stimoli che provengono dall&#8217;esterno e contribuisce ad organizzare la nostra percezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno resta inspiegabile fino a quando il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto all&#8217;interno del quale esso si verifica. Tutte le volte che un comportamento di qualcuno ci appare incomprensibile chiediamoci quale ostacolo ci impedisca di dare un significato di coerente normalità al comportamento altrui. Questo è un problema tutto sommato molto semplice ma deriva da una delle questioni fondamentali che la psicologia si è posta fin dalla sua nascita come disciplina scientifica: come funziona l&#8217;attività percettiva dell&#8217;uomo? Quali sono le sue regole fondamentali?</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dagli anni &#8217;20 molti autori della scuola della Gestalt (forma) studiarono i fenomeni percettivi. Il loro principale esponente Max Wertheimer individuò i principi della percezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La percezione degli stimoli fisici non è una pura e semplice raccolta di informazioni dall&#8217;esterno.</strong><br />
La nostra attività percettiva è in realtà un processo attivo di organizzazione degli stimoli e la nostra percezione è sempre un&#8217;interpretazione. Se ciò accade per gli stimoli fisici tanto più accadrà per gli eventi sociali. E&#8217; importante capire le regole che inconsapevolmente seguiamo in questa nostra attività interpretativa.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambiguità interna alla comunicazione è spesso fonte di incomprensioni e di malintesi determinanti per il futuro dei rapporti che noi intrecciamo con gli altri. Esistono degli ostacoli ad una comunicazione corretta, tale cioè che il messaggio arrivi al ricevente con lo stesso significato che l&#8217;emittente gli ha voluto dare. Le difficoltà nascono dal fatto che in generale viene dato per scontato che gli altri comprendano esattamente ciò che si vuole comunicare, così come si pensa di intendere correttamente ciò che gli altri esprimono.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli psicologi che studiano il pensiero hanno verificato che noi non raccogliamo semplicemente l&#8217;informazione ma la elaboriamo. Per rappresentarci le nostre conoscenze e per inserire nuovi elementi di informazione utilizziamo degli schemi. Questi non hanno semplicemente una funzione organizzativa. Quando un&#8217;informazione è parziale o ci pare &#8220;strana&#8221; tendiamo a completarla e a far sì che diventi coerente con tutte le altre informazioni che già abbiamo a disposizione, se questo non è possibile, tendiamo ad ignorarla, a sottovalutarla o a ritenere la fonte poco attendibile. Questo modo di manipolare le informazioni ha un ruolo adattivo ossia ci rende la vita più facile, ci permette, infatti, di utilizzare delle informazioni più semplificate, di lavorare anche con informazioni incerte o frammentarie, di essere &#8220;intuitivi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte però <strong>la nostra elaborazione diventa vera e propria distorsione</strong>. A volte ci allontaniamo troppo dalle informazioni ricevute e facciamo delle operazioni di &#8220;inferenza indebita&#8221;. Questo accade nella vita di tutti i giorni e di solito non ce ne rendiamo conto. Tutti i nostri pregiudizi su noi stessi e sugli altri, tutti gli stereotipi nascono da operazioni di questo tipo. Essere consapevoli di questo può far riflettere sulla necessità di essere il più possibile chiari quando ci si rivolge adi altri e di imparare un&#8217;arte molto importante: ascoltare.<strong> E&#8217; indispensabile per essere dei buoni comunicatori essere efficaci sia nell&#8217;espressione che nell&#8217;ascolto.</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fonte:</strong></span> <a href="http://www.ascom.padova.it" target="_blank">http://www.ascom.padova.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare Bene" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare-bene.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare Bene</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare Magicamente - DVD" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__comunicare_magicamente-dvd.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare Magicamente &#8211; DVD</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare in Famiglia, Comunicare con gli Altri" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare-in-famiglia-comunicare-con-gli-altri.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare in Famiglia, Comunicare con gli Altri</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/01fp/comunicazione_interpersonale.htm/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comunicare bene per vivere al meglio</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/08/18/comunicare-bene-per-vivere-al-meglio/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/08/18/comunicare-bene-per-vivere-al-meglio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 05:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[gestualità]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3684</guid>
		<description><![CDATA[Qualsiasi forma di comunicazione ha bisogno, per essere efficiente, di almeno due elementi: l&#8217;utilizzo di un protocollo comune (per esempio: dare lo stesso significato alle parole) e l&#8217;assenza di disturbi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/comunicare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3874" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="comunicare bene per vivere al meglio" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/comunicare.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a>Qualsiasi forma di comunicazione ha bisogno, per essere efficiente, di almeno due elementi: l&#8217;utilizzo di un protocollo comune (per esempio: <strong>dare lo stesso significato alle parole</strong>) e l&#8217;assenza di disturbi (esempio: il rumore presente intorno a noi). Sembrano cose scontate ma non lo sono, tant&#8217;è che la maggior parte dei nostri tentativi d&#8217;interagire con il prossimo incontra una serie di difficoltà che molto spesso generano delusioni, ferite e, di conseguenza, la riluttanza a tentare ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece di rinunciare e chiuderci in noi stessi, potremmo giocare un po&#8217; ad analizzare alcune delle difficoltà che incontriamo, vedere cosa si può fare per rendere più chiaro e intelligibile il senso di quanto trasmettiamo. Certamente la problematica presenta due aspetti: <strong>non è sufficiente trasmettere bene, occorre anche imparare a interpretare adeguatamente i segnali che pervengono a noi.</strong> In altre parole: <strong>occorre saper parlare, ma è anche necessario saper ascoltare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo ora di analizzare le nostre modalità di comunicazione utilizzando delle analogie. Per agire adeguatamente occorrono: un elemento trasmittente e uno ricevente, nonché un mezzo che risulti idoneo a veicolare le informazioni. Tu parli, io ascolto, ciò che viene trasmesso da te a me sono suoni (informazioni) codificati secondo significati prestabiliti (protocolli). Del resto il nostro cervello, ricordiamolo, anche se avanzatissimo è pur sempre un computer.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente stiamo ipotizzando una situazione ideale che solo con le macchine è possibile raggiungere. I modem, per esempio, avviano ogni comunicazione con uno scambio d&#8217;informazioni che li porta a individuare un protocollo comune e non avviano lo scambio dei dati se tale protocollo non è stato determinato. Che senso avrebbe?</p>
<p style="text-align: justify;">Dovremmo imparare a fare altrettanto, perché un essere umano che non riesce a comunicare è una persona fortemente menomata e sofferente. A volte, di fronte a un soggetto che utilizza le parole attribuendo loro un significato diverso dal nostro, è opportuno accordarsi su una reciproca disponibilità a confrontare tali significati. In assenza di questo è molto meglio tacere, non inquinare l&#8217;ambiente con segnali sparati a caso e quindi non comprensibili, e dedicare tempo ed energie a scopi più costruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dei protocolli, nel caso della comunicazione umana, si fa sempre più pressante. E&#8217; determinato dalle differenze culturali e dall&#8217;esperienza individuale, nonché complicato enormemente dal caos di informazioni spesso inutili, contraddittorie e propagandistiche dei media. Certo, nel caso di un perugino che si trovasse a parlare con un neozelandese i pericoli sarebbero pochi: entrambe le persone, ben consapevoli delle difficoltà, affronterebbero la comunicazione con scrupolo e disponibilità massime e, sia pur con enorme lentezza, giungerebbero in qualche modo a una reciproca comprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema vero potrebbe sorgere se lo stesso perugino si trovasse a conversare, ad esempio, con un calabrese. Entrambi potrebbero dare erroneamente per scontato di parlare la stessa lingua utilizzando le parole con pochissimo scrupolo, finché il perugino forse direbbe al calabrese: Allora lei è un bravo babbo!, e vedrebbe il suo interlocutore, paonazzo per la rabbia, partire in quarta con uno sproloquio d&#8217;improperi perché babbo, in Calabria, vuol dire tonto.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse un buon espediente per evitare equivoci, malintesi e occhi neri, sarebbe semplicemente quello di chiedere spiegazioni sul significato di quanto appena udito, prima di prendersela dando per scontate le intenzioni del nostro interlocutore. La scoperta di un diverso uso della frase o della parola in oggetto sarebbe molto probabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi il nostro problema, vasto e complesso: <strong>siamo abituati a etichettare qualunque cosa e qualsiasi persona senza preoccuparci di coglierne l&#8217;unicità</strong>. Poiché così fanno davvero in molti, già da parecchio tempo si sono create delle fazioni, nelle quali ognuno di noi può o meno identificarsi o essere identificato dal prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone non sono più dei mondi unici da scoprire, sono solo un insieme di aggettivi. Così, a volte, l&#8217;universo Francesco Pandolfi diventa quello che scrive, non va al bar, non gliene frega niente di sapere nome, cognome, vita, morte e miracoli dei componenti di ventiquattromila squadre composte da ventidue individui che corrono dietro a un pallone, e si fa i cazzi propri – non quelli degli altri – quindi è un musone, un matto, un violento, un vigliacco… uno strano o, comunque, un elemento da evitare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un individuo classificato come strano non incuriosisce, spaventa. Viene escluso dal povero mondo composto di certezze piccole piccole, quello caratteristico delle persone che hanno rinunciato a vivere e a capire e si scannano per i colori di una squadra o di un partito, o per la forma di una croce. Sì, il problema è sempre lo stesso: <strong>l&#8217;uomo continua a SEPARARE, quando invece dovrebbe capire che siamo fatti tutti della stessa pasta e che ognuno di noi accumula giorno dopo giorno esperienze e informazioni che potrebbero e dovrebbero essere utili per tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sembra di essere all&#8217;asilo: Quella ha la pisellina, io invece ho il pisellino; allora lei è diversa, non fa parte del mio gruppo. Esclusione, diffidenza; mai<strong> la disponibilità a comprendere le sfumature di un linguaggio verbale e gestuale inevitabilmente differente perché caratteristico di un gruppo diverso, eppure portatore di qualcosa di nuovo e comunque prezioso.</strong> Accade, e accade soprattutto, purtroppo, fra maschietti e femminucce. E la nevrosi impera.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse occorre ricordare che<strong> in natura ciò che crea l&#8217;evoluzione è la DIFFERENZA</strong>; ovunque regni l&#8217;indifferenziato la morte sarà presto di casa. E poi… il consumismo: ci ha portato a preferire la quantità alla qualità, e gli effetti si vedono anche nel nostro modo di comunicare. Parla pure, parla, tanto tutti sproloquiano per sentirsi vivi facendo rumore… nessuno ti ascolterà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, le cose possono cambiare. Bastano un pochino di scrupolo e d&#8217;intelligenza, e la voglia di giocare un po&#8217; con se stessi per il piacere di scoprire i miliardi di mondi colorati che gravitano e respirano intorno a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Francesco Pandolfi Balbi</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte: </strong></em></span><a title="Comunicare bene per vivere al meglio" href="http://www.poterepersonale.it" target="_blank">http://www.poterepersonale.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicazione Efficace" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicazione-efficace.php?pn=1493" target="_blank">Comunicazione Efficace</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicazione: il Segreto per Creare Relazioni di Successo - DVD" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__comunicazione_il_segreto_per_creare_relazioni_di_successo-dvd.php?pn=1493" target="_blank">Comunicazione: il Segreto per Creare Relazioni di Successo &#8211; DVD</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicazione e Relazione" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicazione-e-relazione.php?pn=1493" target="_blank">Comunicazione e Relazione</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/08/18/comunicare-bene-per-vivere-al-meglio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione efficace</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/08/06/la-comunicazione-efficace/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/08/06/la-comunicazione-efficace/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 04:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[- Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[parola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3664</guid>
		<description><![CDATA[La comunicazione è uno dei termini oggi più usati e, talvolta, abusati. In generale, essa indica quell’insieme di segni e di messaggi – verbali e non – che servono per...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/La-comunicazione-efficace.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3672" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="La comunicazione efficace" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/La-comunicazione-efficace.jpg" alt="" width="350" height="265" /></a>La <strong>comunicazione</strong> è uno dei termini oggi più usati e, talvolta, abusati. In generale, essa indica quell’insieme di segni e di messaggi – verbali e non – che servono per trasferire ad altri informazioni, ma anche emozioni e sentimenti. Comunicare, infatti, non significa semplicemente informare, ma anche e soprattutto &#8220;entrare in relazione&#8221; con soggetti esterni a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola è un dono che solo l’uomo possiede, ma anche gli animali possono comunicare e possiamo affermare che, per ogni essere vivente, non comunicare è praticamente impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda<strong> la comunicazione umana</strong>, un classico saggio del professor Albert Mehrabian ha dimostrato che solo il 7% del significato viene veicolato dalle parole pronunciate, mentre il 38% di esso viene comunicato attraverso la tonalità in cui vengono espresse, e il restante 55% non ha nulla a che vedere con le parole, bensì con la fisiologia. Il silenzio, uno sguardo, la postura, le smorfie del volto o il modo di respirare, l’abbigliamento o il profumo usato sono aspetti che &#8220;parlano&#8221; per noi e manifestano il nostro modo d’essere, l’universo dei nostri stati d’animo, ancor più delle nostre parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filosofo russo Gurdjieff sosteneva che &#8220;<strong>noi diventiamo le parole che ascoltiamo</strong>&#8220;. In effetti, le cose stanno proprio così: le parole che ascoltiamo o che pronunciamo lasciano una traccia in noi. Tutte le parole, e in particolare quelle sbagliate, ci condizionano, seminando scorie, generando atteggiamenti distorti e &#8220;storpiature&#8221; che ci complicano l’esistenza e ci intossicano la mente. Una volta pronunciate, infatti,<strong> le parole vanno ad agire almeno su due cervelli: quello di chi parla e quello di chi ascolta. </strong>In entrambi, esse diventano materia mediante un preciso percorso chimico-fisico (oltre che simbolico) che attraversa corpo e psiche a partire dall’orecchio (Morelli, 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">Dal timpano, i suoni che udiamo procedono nel cranio verso una struttura denominata coclea, fanno vibrare l’orecchio interno e poi si incanalano nel nervo acustico, dove stimolano il nervo vago, che si dirama verso gli organi della respirazione, della digestione e della circolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello centrale, invece, <strong>vengono interessate alcune aree del cervello</strong> e le zone vicine alle strutture uditive, come le aree limbiche e para-limbiche, dove le emozioni si trasformano in impulsi chimico-fisici e viceversa (Morelli, 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché quando una parola entra in noi (può essere una parola da noi pronunciata, o anche solo sentita, oppure una parola che ci viene detta) ha come conseguenza quella di modificare contemporaneamente le aree cerebrali e lo stato di alcuni visceri, con conseguenze sia a livello psichico che somatico. Ecco perché <strong>le parole che utilizziamo hanno il potere di farci star bene o di creare disagio</strong>, di influenzare le nostre relazioni, la fiducia in noi stessi, le possibilità di raggiungere i nostri obiettivi e di realizzare i nostri progetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sostiene Morelli (2005) che il nostro cervello è un terreno fecondo su cui le parole, le nostre come quelle altrui (se sono nostre questo discorso vale anche per le parole solo pensate) cadono come tanti semi. Ascoltando se stessi e gli altri, si diventa il fertile ricettacolo di questi semi, che poi fruttificano e germogliano nel corpo. Ogni forma di comunicazione incide dunque nella nostra psiche, lavora nel nostro inconscio per giorni, mesi, anni, arrivando a cambiare la nostra mentalità e lasciando una traccia fisica nel nostro corpo. Gurdjeff aveva intuito giustamente: noi diventiamo per davvero le parole che ascoltiamo ma, ancor di più, quelle che pensiamo o pronunciamo e che continuiamo a pronunciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare, allora? <strong>E’ importante diventare consapevoli della nostra comunicazione</strong>, degli effetti che essa ha su di noi, sui nostri interlocutori e sulle nostre relazioni per trasformarla in <strong>comunicazione efficace.</strong> <strong>Affinché le parole diano sollievo e creino benessere, in noi stessi e negli altri</strong>, aiutandoci a ridurre lo stress, gli errori e le incomprensioni, è indispensabile acquisire consapevolezza di che cosa diciamo, di come parliamo, degli stati emozionali nostri e di coloro con cui stiamo interagendo, sia di persona che al telefono o attraverso una comunicazione scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza è alla base dell’empatia: quanto più aperti siamo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo anche nel leggere i sentimenti altrui. Questa capacità che ci consente di sapere come si sente un altro essere umano entra in gioco in continuazione, sia in ambito privato (nelle relazioni sentimentali, con i figli o con gli amici) che in ambito professionale (si pensi alla giornata lavorativa di un venditore o di un dirigente).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un fattore determinante affinché le relazioni interpersonali siano efficaci è l’abilità con la quale un individuo riesce ad entrare in sincronia emotiva con gli altri</strong>, che consiste nel rispecchiare a livello corporeo, in modo inconscio e impercettibile ad occhio nudo, gli stati d’animo dell’interlocutore.</p>
<p style="text-align: justify;">Afferma Goleman che quando due persone interagiscono, lo stato d’animo viene trasferito dall’individuo che esprime i sentimenti in modo più efficace a quello più passivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli individui incapaci di ricevere e trasmettere emozioni sono destinati a relazioni interpersonali problematiche, dal momento che spesso gli altri si sentono a disagio con loro, pur non riuscendone a spiegare il motivo (Goleman, 1999).</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che invece sanno entrare in sintonia con gli stati d’animo altrui, o riescono facilmente a trascinare gli altri nella scia dei propri, allora, dal punto di vista emozionale, godranno di relazioni interpersonali più armoniose. La caratteristica che contraddistingue un leader carismatico o un bravo executive sta proprio nella capacità di trascinare a sé gli interlocutori in questo modo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sintonia emotiva funziona nel modo migliore quando nasce al di fuori della sfera cosciente e quando sorge spontaneamente. Tuttavia, <strong>si tratta di un’abilità che si può apprendere, e che può contribuire a migliorare enormemente la nostra capacità di comunicare con gli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="La comunicazione efficace" href="http://www.manageconsulting.it" target="_blank">http://www.manageconsulting.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare Bene" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare-bene.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare Bene</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare il Pensiero" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare_il_pensiero.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare il Pensiero</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Intelligenza Emotiva" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__intelligenza_emotiva.php?pn=1493" target="_blank">Intelligenza Emotiva</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/08/06/la-comunicazione-efficace/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>l&#8217;arte di comunicare</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/03/12/larte-di-comunicare/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/03/12/larte-di-comunicare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 05:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3068</guid>
		<description><![CDATA[L’arte di comunicare così nuova e così antica. Se vogliamo capire i complessi sviluppi che ha oggi la comunicazione, dobbiamo basarci su ciò che abbiamo imparato da tutta la storia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/03/Larte-di-comunicare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3094" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="L'arte di comunicare" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/03/Larte-di-comunicare-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>L’arte di comunicare così nuova e così antica. Se vogliamo capire i complessi sviluppi che ha oggi la <strong>comunicazione</strong>, dobbiamo basarci su ciò che abbiamo imparato da tutta la storia dell’evoluzione umana.<strong> Communicare necesse est </strong>È spesso ripetuta (non sempre a proposito) la frase navigare necesse est, vivere non necesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i repertori, fu citata la prima volta da Plutarco – detta (in greco) da Pompeo ai marinai che non volevano partire perché il mare era in tempesta. Divenne, mille anni dopo, il “motto” della Lega Anseatica (talvolta anche di altri, che non sempre lo usarono in modo sensato o civile).</p>
<p style="text-align: justify;">L’intenzione è chiara, ma il concetto è discutibile. È vero che in ogni impresa umana occorre saper affrontare un rischio, ma un buon capitano deve saper governare in modo da portare a destinazione la nave, l’equipaggio e il carico – non solo di merci, ma anche di idee, identità e pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si tratta di comunicazione, è abbastanza ovvio che vivere è necessario, ma per vivere occorre comunicare (e viceversa). I vocabolari ci dicono che in latino communicare vuol dire “<strong>mettere in comune, condividere, rendere partecipe</strong>”. Non è solo dire e ascoltare, è una necessità nell’esistenza delle persone e delle comunità umane.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che conta non è il latinorum, ma il fatto che <strong>la comunicazione è essenziale alla vita</strong>, in tutte le sue forme. Ed era così anche millenni prima di Socrate, di Platone e di tutti gli altri che si chiedevano (e ancora si chiedono) che cosa vuol dire “comunicare”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Il nuovo e l’antico: che cosa non cambia?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Aldous Huxley diceva: «Che gli uomini non imparano molto dalle lezioni della storia è una delle più importanti lezioni della storia». In questo caso, non si tratta solo della storia, ma anche della preistoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio serio dell’antropologia è uno sviluppo recente. Ha preso forma da circa un secolo e si sta evolvendo in modo molto interessante grazie a nuovi e più precisi metodi di ricerca, compresa l’analisi del DNA. Più si approfondisce, più si scoprono nelle culture “primitive” strutture sociali, e<strong> capacità di comunicazione</strong>, molto più ricche di ciò che sembra nella visione convenzionale e barzellettistica di un cavernicolo armato solo di clava che trascina per i capelli una povera donna assoggettata.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché ciò che in uno scavo archeologico distingue un uomo da un altro antropoide è soprattutto il ritrovamento di “manufatti”, è ovvio che prevalga la definizione homo faber . E saper fabbricare strumenti è davvero una caratteristica essenziale della nostra specie. Ma ne derivano considerazioni che non sono solo tecnologiche. C’è necessariamente un sistema di conoscenze che deve essere condiviso, insegnato, tramandato da una generazione all’altra. Cioè una cultura.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Come siamo “da sempre”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Questa non è una risorsa esclusiva dell’umanità. Sappiamo che esistono culture organizzate anche in altre specie. Ma ciò che ci interessa, in questo ragionamento, è il particolare sviluppo della comunicazione come risorsa indispensabile di ogni essere che si possa definire “umano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente la parola, cioè la lingua. Una risorsa particolarmente evoluta e strutturata, per vocabolario e sintassi, come per modi di esprimersi, ritmi e tonalità. Ma si tratta anche di espressione artistica. Rappresentazioni simboliche e rituali, che sono pittura e scultura, ma al tempo stesso una forma di comunicazione scritta, anche se non “testuale”. Oggetti non solo praticamente utili, ma pensati e realizzati con gusto estetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è pensabile alcuna comunità umana in cui non ci siano anche la musica (ogni suono modulato è musicale) e l’architettura (che c’è anche in una capanna, in una struttura di palafitte o nell’arredo di una caverna). Anche la danza, lo spettacolo, la poesia, la letteratura (narrativa e non) e l’abbigliamento (che non è mai stato solo funzionale: il più “nudo” degli umani si addobba con vesti, accessori o colori che sono contemporaneamente <strong>espressioni estetiche</strong> e codici di identità o di appartenenza).</p>
<p style="text-align: justify;">C’era la moda? Ovviamente si. E anche la cosmesi. Ma non cambiavano a ogni stagione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste cose non possiamo indicare una “data di nascita”, una fase che ne segni l’inizio. Sono, semplicemente, antiche quanto l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono esistere cultura, comunicazione, valori estetici e cerimoniali, linguaggi, suddivisione di ruoli, usanze e tradizioni, anche in specie diverse dalla nostra. Ma non può esistere umanità senza uno sviluppo, ricco e complesso, di tutte queste risorse. E in nessun’altra specie c’è quella particolare combinazione di tecnica ed estetica, di funzionale e simbolico, che si riassume nella tradizionale, quanto chiara, definizione “arti e mestieri”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Capire le radici</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo l’impressione di vivere in un’epoca di <strong>continuo cambiamento</strong>. In parte, è vero. Ma non tutto è nuovo – e non sempre ciò che è (o sembra) “innovazione” è un miglioramento. Ci sono cose che abbiamo dimenticato e che dobbiamo riscoprire, come ci sono errori e nefandezze di cui ci eravamo liberati (o così sembrava) e in cui stiamo ricadendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessimo cercare di capire la turbolenta complessità in cui ci troviamo basandoci solo sulle esperienze di oggi, sarebbe difficile, confuso, sconcertante e superficiale. Per fortuna non è così. Gli strumenti cambiano, l’umanità resta. La natura fondamentale di un essere umano non è cambiata in decine di millenni – e l’essenza della vita è la stessa fin dalle più remote origini dell’evoluzione.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La vita è comunicazione</span></h3>
<p style="text-align: justify;">L’argomento è complesso, ma (se ci azzardiamo a semplificarlo) possiamo dire che <strong>la vita è comunicazione</strong>. Un essere vivente non è un “oggetto materiale”, è un’idea. È un disegno strutturale che governa l’aggregazione delle molecole, che si evolve con la sua capacità di riprodursi, che continuamente modifica l’ambiente e ne è modificato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vita, se non comunica, non esiste</strong>. Più che badare alla vecchia (e un po’ insulsa) domanda sull’uovo o la gallina, potremmo chiederci se è nato prima un protozoo o il “concetto” (vogliamo chiamarlo algoritmo?) che è la sua identità biologica, la sua “ragione di essere”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>evoluzione</strong> ha portato molte specie di esseri viventi a forme complesse di relazione e comunicazione, necessarie alla loro sopravvivenza. Continua a crescere, con conseguenze spesso illuminanti, lo studio della sociologia che è presente in tanta parte della biologia (e viceversa). Ma ciò che ci interessa, qui, è il particolare ruolo della comunicazione nelle società e civiltà umane.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Communicare humanum</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione è particolarmente importante per la nostra specie. Non può esistere un essere umano senza una complessa ed evoluta capacità di comunicare. Che, di base, è un “istinto”, una caratteristica genetica. Ma in gran parte è apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bambino comincia a percepire ancora prima di nascere. Ma poi deve affrontare un lungo e impegnativo percorso per distinguere la sua identità e quella degli altri, capire come si comunica. È uno sviluppo che dura per tutta la vita – non si finisce mai di imparare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è così per ognuno di noi come persona, lo è anche per ogni comunità, organizzazione, ambiente culturale. Una “navigazione” basata su una chiara idea di dove si sta andando e perché, insieme all’esplorazione di percorsi verso l’ignoto, per scoprire ciò che ancora non si sa o non si è sufficientemente capito.</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre stato così fin dalle origini – e non c’è in vista alcun orizzonte che non debba essere superato per poter vedere ciò che si nasconde al di là del suo apparente limite. Navigare necesse est, nelle acque non sempre tranquille della <strong>conoscenza</strong>. Anche se, così facendo, non si rischia la vita, dobbiamo essere pronti a sacrificare qualche pregiudizio o preconcetto, a scoprire che quando la Fenice delle idee rinasce dalla sue ceneri non è mai del tutto uguale a com’era prima. Ma il “nuovo” non ha senso se non sappiamo capire quanto contiene di “antico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa è cambiato, nei secoli e nei millenni? Molto, ma non le basi fondamentali del nostro <strong>esistere</strong> e <strong>pensare</strong>. Senza mai dimenticare i valori di continuità, credo che sia importante capire come alcuni <strong>cambiamenti</strong> abbiano avuto un effetto particolarmente importante. Con una semplificazione un po’ riassuntiva, ne possiamo elencare sei.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La scrittura – cinquemila anni fa</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Non c’è mai stata un’epoca in cui la comunicazione fosse solo “lingua parlata”. Nei millenni dell’evoluzione umana c’era stata una convergenza fra rappresentazione visiva e <strong>linguaggio</strong>, che aveva portato a sistemi complessi di grafia, in cui è difficile distinguere fra ideogrammi concettuali e segni che rappresentano parole, suoni, numeri o strutture espressive. Non abbiamo finito di scoprire le origini della “lingua scritta“ ed è probabile che, più attentamente si studiano, più si tende a risalire a epoche più antiche. Ma sembra chiaro che la scrittura, come la intendiamo oggi, è nata circa cinquemila anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo chiamarla “la nascita della storia”. Possiamo chiederci se l’abbiano sviluppata prima i Sumeri, gli Egizi o i Fenici (cui si attribuisce la definizione di un alfabeto fonetico). Ma comunque segna un <strong>cambiamento</strong> fondamentale. Che coincide con lo sviluppo dell’agricoltura, il passaggio da nomadi a stanziali e la definizione di sistemi di governo, norme e leggi, su scala più ampia di quelle delle tribù. Le prime scritture furono di contratti, regole e decreti – venne più tardi l’uso per la letteratura, la poesia, la storia e il pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la scrittura è uno strumento che è nato dalle necessità di una fondamentale fase evolutiva della nostra specie – e che da allora ne segna profondamente lo sviluppo. Non sempre ci rende più sapiens, ma è un fatto che senza la parola scritta non potremmo essere ciò che siamo e che stiamo diventando.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La stampa – cinquecento anni fa</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La stampa non è nata con Johannes Gutenberg. Nella più grande biblioteca del mondo, la Library of Congress a Washington, che contiene 138 milioni di libri e altri documenti, c’è un testo stampato (brani di un sutra buddista) del 770 d.C. (il più antico scritto in quella biblioteca è una tavoletta cuneiforme del 2040 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è vero che c’è stato un profondo cambiamento nel quindicesimo secolo. Dovuto all’incontro (o convergenza) fra risorse tecniche ed esigenze culturali. Ma forse nessuno si sarebbe impegnato a scoprire come diverse tecniche si potessero mettere insieme nella stampa se non fosse stato spinto dalla crescente richiesta di un metodo per produrre più libri e in un maggior numero di copie.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo dell’umanesimo aveva bisogno di risorse per una maggiore diffusione della parola scritta. Le fiorenti università volevano riproduzioni esatte, in molte copie, di testi uguali (c’erano botteghe di copisti in cui uno dettava e gli altri scrivevano).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda metà del quindicesimo secolo si sviluppò una nuova cultura e una nuova realtà d’impresa: l’editoria. Non si trattava solo di stampare, ma di “fare libri”. Si inventarono nuovi caratteri, stili di impaginazione, la punteggiatura, la numerazione delle pagine, la redazione, le edizioni critiche dei testi classici, eccetera.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli italiani ebbero un ruolo importante in quello sviluppo. Non solo per le risorse tecniche, come la qualità delle cartiere di Fabriano, ma soprattutto per opera degli umanisti – in particolare Aldo Manuzio.</p>
<p style="text-align: justify;">La stampa si diffuse rapidamente in tutta Europa. Si calcola che nella seconda metà del Quattrocento si siano stampati più di 30 mila libri in 20 milioni di copie – più di quante ne potevano aver prodotto gli amanuensi in tutta la storia precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Cinquecento le copie divennero 200 milioni, le edizioni fra 150 e 200 mila. Lo sviluppo continuò a tal punto che nel 1680 Gottfried Leibniz si preoccupava di «un’orribile massa di libri che cresce incessantemente».</p>
<p style="text-align: justify;">Le tecniche di stampa si sono evolute nel tempo, ma mantengono sostanzialmente la loro impostazione originaria. Le rotative cominciarono a svilupparsi fra il 1861 e il 1867. Vari metodi di composizione meccanica furono sperimentati fra il 1820 e il 1896, ma l’evoluzione risolutiva venne con l’invenzione della linotype nel 1886 e della monotype nel 1890 (solo dopo la metà del ventesimo secolo sostituite dalla fotocomposizione e poi dall’elettronica).</p>
<p style="text-align: justify;">Con le tecnologie molte cose sono cambiate, ma non sempre in meglio. Il concetto di editoria sarebbe migliore oggi se si ragionasse come ai tempi di Aldo Manuzio.</p>
<p style="text-align: justify;">“In principio era il libro”. Ma la stampa periodica era già sviluppata nel Seicento – e nel Settecento esistevano i quotidiani (in Italia dalla metà dell’Ottocento). Ciò che mancava era una diffusa “alfabetizzazione”. La lettura era un privilegio di pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo nella seconda metà del ventesimo secolo si è arrivati a una situazione in cui quasi tutti in Italia sanno leggere e scrivere – anche se, ancora oggi, si stima che due terzi della popolazione italiana abbiano “competenze alfabetiche molto modeste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Del ruolo della stampa, e in generale della parola scritta, nella situazione di oggi parleremo nella seconda parte di questa analisi, che uscirà nel prossimo numero.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La “rivoluzione copernicana” – quando?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Non è vero che un concetto eliocentrico sia stato proposto per la prima volta da Copernico o da Galileo. L’avevano pensato anche alcuni filosofi greci e altre culture antiche. Ma la visione tolemaica, con la terra al centro dell’universo (se non addirittura piatta, come molti credevano) aveva avuto il sopravvento in tutto il Medioevo.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero, invece, che il tema divenne di attualità, e suscitò molto scandalo, fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. Non si tratta solo di astronomia. Si sconvolge un enorme errore di prospettiva. Crolla la millenaria presunzione umana di essere in una posizione privilegiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è certo l’unico, fra gli sviluppi del processo scientifico, a cambiare la prospettiva in cui si colloca la nostra specie (è stata, e in parte è ancora, altrettanto sconvolgente la scoperta dell’evoluzione). Ma è un fatto che, in molti modi, le percezioni più diffuse sono ancora sostanzialmente “tolemaiche” – non solo in senso astronomico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questo è un processo ancora “in divenire”. Solo nel ventesimo secolo abbiamo cominciato a capire che l’intero sistema solare è una minuscola particella di un sistema smisuratamente più esteso, con miliardi di galassie. Per quanto possa sembrare una nozione acquisita, poche generazioni non bastano per capirla.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di “sentirci piccoli”. L’impegno è molto più profondo: è il “<strong>sapere di non sapere</strong>”. Chi pensa di aver capito il senso dell’universo o è stupidamente presuntuoso – o dev’essere pronto ad avere grossi dubbi la prossima volta che l’esplorazione del cosmo, strettamente imparentata con la fisica dell’infinitamente piccolo, metterà di nuovo in discussione le teorie che finora siamo stati capaci di elaborare.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo trovare, anche a questo proposito, pensieri interessanti nelle filosofie di tremila anni fa o nelle più antiche tradizioni di tutte le culture. Ma, per quanto paurosamente diffusa sia ancora l’ignoranza, insieme al pregiudizio e al dogmatismo, non siamo più in una situazione in cui “il sapere” possa essere il privilegio di pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">La perdita di certezze apparenti, di <strong>percezioni</strong> abituali, di orizzonti ristretti può fare paura. Ma la curiosità della conoscenza può essere molto più forte.</p>
<p style="text-align: justify;">La “rivoluzione del conoscere” è cominciata da poco ed è ancora agli inizi. Il cambiamento di prospettiva è la più grande <strong>evoluzione culturale</strong> nella storia dell’umanità. Se le generazioni future saranno o no più sapiens di tutte quelle precedenti dipenderà soprattutto dal capire le conseguenze di quello stiamo tentando di imparare.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La libertà di stampa – da duecento anni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Può sembrare che questo non sia un cambiamento profondo nella comunicazione paragonabile agli altri che sto elencando. Forse non lo è in questo specifico modo. Saranno gli storici di secoli futuri a capire se l’evoluzione è segnata in modo particolare da ciò che è accaduto alla fine del diciottesimo secolo o se andrà vista in una prospettiva diversa. Ma in questo momento della nostra storia stiamo ancora imparando come convivere con un concetto che ci sembra ovvio, ma non ha ancora avuto il tempo di sviluppare radici abbastanza robuste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di <strong>libertà</strong> aveva scarso spazio per potersi affermare nelle culture umane delle origini. È vero che la struttura intrinseca (genetica e culturale) della nostra specie è una inscindibile mescolanza di individuale e sociale, ma non è mai stato facile conciliare i diritti personali con le esigenze collettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo api, né formiche. Ma non possiamo neppure essere del tutto homo homini lupus. Una complessa interazione di individuale e collettivo (con tutte le complicazioni che ne derivano) è essenziale alla sopravvivenza e all’evoluzione dell’umanità. Le cronache e i dibattiti di oggi dimostrano quanto siamo ancora confusi nel cercare un efficace equilibrio fra le due “necessità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando è nato il concetto di libertà di stampa, cioè il diritto di <strong>esprimere liberamente </strong>e pubblicamente, con qualsiasi mezzo o strumento, le proprie opinioni, di comunicare informazioni “a tutti” anziché a pochi privilegiati? Da “solo” 232 anni si è cominciato a definire formalmente questo diritto – e ancora oggi esiste solo in una parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricerca della libertà</strong> c’era anche in culture antiche, ma il fatto è che la conoscenza era concentrata nelle mani di pochi. Il mito di Prometeo e il vaso di Pandora sono solo due fra tanti esempi di quanto il “sapere” fosse considerato “empio” e pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché ci siano state anche migliaia di anni fa forme di democrazia, la struttura del potere è sempre stata concentrata in due modi: quello della forza (prevalentemente maschile) e quello della conoscenza (spesso femminile – non solo divinità e sacerdotesse, ma anche le sibille, le pizie, la Sfinge e tante altre).</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo, ovviamente, è il denaro – ma nel breve spazio di questo articolo possiamo solo accennare al fatto che è molto pericolosa la mescolanza del potere economico con il potere politico e con il controllo della comunicazione. Come era chiaramente noto anche in tempi antichi, ma è vistosamente palese nella situazione di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La libertà di stampa fu definita come diritto, per la prima volta nella storia, dal bill of rights della Virginia nel 1776 e poi dalla costituzione degli Stati Uniti nel 1789. In Inghilterra la censura fu abolita nel 1795. La legge si diffuse poi, gradualmente, in altri paesi. In Italia fu stabilita dallo Statuto Albertino del 1848 e poi dalla Costituzione del Regno nel 1861.</p>
<p style="text-align: justify;">(Nella storia del Risorgimento non è sempre rilevato il fatto che, oltre ad altre risorse come forze militari piccole, ma bene addestrate – vedi il caso della guerra di Crimea – e a un gioco efficace di alleanze, fra le abilità di Cavour ci fu quella di offrire a Torino e a Genova libertà di stampa a giornali e riviste sottoposte a censura in altre parti d’Italia).</p>
<p style="text-align: justify;">E oggi? In una larga parte del mondo non c’è libertà di stampa, di informazione e di opinione. Dove, come in Italia, è sancita dalla legge e radicata nella cultura, il quadro è tutt’altro che chiaro. Anche questo è un tema su cui ritorneremo nel prossimo articolo.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La “contemporaneità” – da “non molto”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Sono sempre esistite forme di comunicazione “a distanza e in tempo reale”. Tamburi, campane, trombe, eccetera, segnali di fumo (o di fuoco nella notte – compresi i fari per la navigazione, che esistevano più di duemila anni fa). Ma non vanno così lontano come le risorse che oggi ci sono abituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai tempi di Giulio Cesare c’era un sistema di telegrafo (una rete notturna di segnali di fuoco) che permetteva di collegare Roma con le legioni nelle Gallie. Più veloce di quanto sia, ancora oggi, una lettera spedita per posta, ma non paragonabile ai sistemi che si sono sviluppati nel diciannovesimo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le “date di nascita” sono più di una. Il telegrafo nel 1844, il telefono nel 1877. Il “telegrafo senza fili“ dal 1895, ma con un cambiamento fondamentale con l’esperimento di Marconi nel 1901, la prima trasmissione transoceanica, che apriva la via alle comunicazioni oltre l’orizzonte, da un’estremità all’altra del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">C’entrano, ovviamente, anche la fotografia (1837), il cinema (1895) e il grammofono (1887) con vari successivi sviluppi di audio e video registrazione. E anche la ferrovia (1804), l’automobile (1883) e l’aeroplano (1903) perché la “mobilità fisica” è un elemento fondamentale nelle nostre capacità di conoscere e comunicare.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a ciò che si usa dire, Marconi non aveva inventato la radio e non pensava di usare in quel modo le onde hertziane.</p>
<p style="text-align: justify;">Marconi era preoccupato della riservatezza – un problema oggi imperversante.<br />
Perché i telegrammi personali, trasmessi “senza fili”,<br />
potevano essere più facilmente intercettati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma era inevitabile che dal “telegrafo senza fili”, e da altre risorse che si erano sviluppate, derivasse una forma diversa di comunicazione (quasi) immediata, non solo “da uno a uno”, ma diffusa a tutti coloro che potevano avere un apparecchio ricevente. Si sviluppò così, nel ventesimo secolo, il broadcasting – cioè la radio e la televisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli esperimenti fra il 1906 e il 1916, la prima emittente radiofonica nacque nel 1920 negli Stati Uniti. Negli anni seguenti la radio si diffuse in Europa (in Italia nel 1924).</p>
<p style="text-align: justify;">La televisione esisteva dal 1936 (a livello sperimentale dal 1925) ma fu sviluppata in modo esteso dopo la seconda guerra mondiale (in Italia nel 1954). Di sviluppi più recenti parleremo nel prossimo articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È difficile per noi, oggi, immaginare un mondo in cui non esista la contemporaneità, cioè la possibilità di comunicazione a distanze sempre più grandi e in tempi sempre più brevi, fino ad arrivare alla situazione attuale, che ci permette (quando e dove i sistemi funzionano) di comunicare “quasi” subito, “quasi” con tutti e “quasi” dovunque. (Ma, ancora oggi, nei “quasi’ si nascondono vaste aree di privazione – e non poche distonie di funzionamento).</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, per quanto “normale” ci possa sembrare, è uno sviluppo molto recente rispetto alla storia dell’umanità. E non abbiamo ancora capito bene come orientarci in questa situazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La “globalità” – “lavori in corso”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il mare di chiacchiere sulla “globalità” o “globalizzazione” è assordante. Quanto inconcludente, pretestuoso e confuso. Il fatto è semplice: i sistemi di comunicazione non hanno reso piccolo il mondo, ma enormemente aumentato la nostra capacità di conoscerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno può pensare che sia possibile, o desiderabile, tornare indietro, richiuderci nella culla del villaggio o della microcultura, sperando di poter restare isolati quando ciò non è mai stato possibile, perché da inaspettate provenienze potevano sempre arrivare sorprese, spesso amare e crudeli quanto impreviste.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo altra scelta che imparare a vivere in un mondo più aperto, che ci può offrire esperienze affascinanti, ma contiene anche pericoli di cui è giusto avere paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa che, pur avendo cercato di studiarla, fatico a capire, è come facessero, migliaia di anni fa, a essere così profondamente collegate culture fisicamente molto remote. Anche prima di Alessandro Magno, di Marco Polo o di Vasco da Gama, quando si andava a piedi, a cavallo, a dorso di cammello o su fragili imbarcazioni senza bussola, c’era più comunicazione fra culture lontane di quanto, nella percezione di oggi, può sembrare possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">I motivi, probabilmente, sono due. Il <strong>desiderio di conoscere</strong> – e perciò di comunicare – che (almeno per alcuni, i più curiosi e consapevoli) è sempre stato più forte degli ostacoli. E le radici comuni, anche culturali, che nella diaspora originaria della specie sono state portate in ogni angolo del mondo. Probabilmente è un insieme delle due cose – e avremo ancora molto da imparare dalle scoperte dell’antropologia e della paletnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la “globalità” non è nuova. Ma oggi è più diretta, immediata, incombente. È comprensibile che ci faccia paura – ma in realtà è una risorsa molto più di quanto sia un problema. Non sapere che cosa accade in terre lontane vuol dire essere esposti a ogni sorta di pericoli e di problemi senza accorgercene fino all’inevitabile momento in cui ne subiamo le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo è uno sviluppo troppo “nuovo” per poter aver imparato come governarlo. Ma non c’è altra strada che un miglioramento della conoscenza. È disperatamente stupido non badare a cose che sembrano remote solo perché non sono nel nostro piccolo vicinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere meglio informati, e soprattutto capire di più, è impegnativo. Ma è indispensabile se vogliamo che le complesse e molteplici risorse di comunicazione, invece di darci un preoccupante spettacolo di confusione e sgomento, diventino strumenti per migliorare un habitat che non possiamo più immaginare circoscritto nel minuscolo orizzonte della nostra <strong>esperienza quotidiana</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">È un’evoluzione “accelerata”?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Un gioco noto, e forse un po’ banale, è definire un’epoca come se fosse una giornata. Le origini della specie umana risalgono a circa un milione di anni fa. Ma possiamo limitarci a un periodo molto più breve.</p>
<p style="text-align: justify;">Se collochiamo, pressappoco, l’inizio dell’era paleolitica a 40 mila anni fa, e da lì facciamo cominciare la giornata, troviamo la fusione dei metalli dopo le nove di sera – e poco prima la scrittura. La grande fioritura della cultura ellenistica è circa alle 22,30 – il Rinascimento un’ora dopo, cioè circa venti minuti prima della mezzanotte. La scienza “moderna”, cioè il predominio del metodo sperimentale, nell’ultimo quarto d’ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo di Gutenberg per la stampa compare alle 23,40. Le macchine a vapore alle 23,51. Le lampadine e i motori elettrici quattro o cinque minuti dopo. Il telegrafo nasce sei minuti prima della mezzanotte. Il telefono, il cinema, l’automobile e l’aeroplano intorno ai 4 minuti, la radio 3, l’energia atomica e la televisione 2. Il prototipo degli elaboratori elettronici si realizza due minuti prima del momento in cui siamo, l’internet uno (venti secondi da quando la rete è diventata diffusamente accessibile). La telefonia mobile esiste da due minuti, la sua ossessiva diffusione da dieci secondi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La sindrome della gatta frettolosa</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa, davvero, sta accelerando. Ma, proprio per questo, diventa sempre più pericoloso lasciarsi travolgere dalla fretta. Ciò che non abbiamo trovato il tempo di capire quando avevamo la possibilità di pensarci si trasforma in un pericoloso errore quando viene il momento in cui, davvero, occorre una decisione veloce.</p>
<p style="text-align: justify;">Ernest Hemingway definiva la fretta come «quella esaltante perversione di vita, la necessità di fare qualcosa in un tempo minore di quanto ne occorre». È vero che talvolta è necessario. E, se ci si riesce, può essere entusiasmante. Ma la mania della fretta senza motivo è pericolosamente stupida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proverbio della gatta frettolosa e l’antico apologo della lepre e della tartaruga sono validi quanto erano migliaia di anni fa. Oggi come allora, si perde molto più tempo a ritrovare la strada perduta che a organizzare il percorso prima di partire. Chi sa davvero capire e decidere in fretta, quando è il momento di farlo, non è il frettoloso. È chi è preparato a farlo bene, perché ha costruito negli anni, con pazienza e disciplina, un patrimonio di esperienza e competenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La fretta non è velocità, spesso è il contrario. E le scelte affrettate possono provocare conseguenze irrimediabili – o, nella migliore delle ipotesi, generare problemi ingarbugliati che sarebbe stato molto più semplice (e veloce) evitare “pensandoci prima”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Hic sunt leones</span></h3>
<p style="text-align: justify;">C’era <strong>saggezza</strong> in quegli antichi cartografi che indicavano con sincerità ciò che sapevano di non sapere. Nelle mappe di oggi nessuno scrive hic sunt leones o più semplicemente “lì non sappiamo che cosa ci sia”. È vero che abbiamo sistemi di rilevazione molto più precisi, satelliti che fotografano, sonde che esplorano le profondità della terra e le remote distanze dello spazio, eccetera. Ma sono troppo diffuse le rappresentazioni che ci danno la falsa sensazione di “sapere tutto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla mappa di una città, spesso male aggiornata per le regole del traffico e i percorsi meno disagevoli, fino alle descrizioni dell’universo che tentano di “dare per certe” conoscenze che l’astrofisica continua a mettere in discussione, dobbiamo smettere di “fingere di sapere” e ammettere con chiarezza quante e quali sono le cose che non sappiamo o che non abbiamo capito bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Nossignori, quella che propongo non è umiltà – e tantomeno rassegnazione. Per quanto possa essere rischiosa e scomoda, è irrinunciabile l’arroganza di Prometeo. Può essere solo disprezzata (e comunque corre gravi rischi) una misera umanità che rinunci a essere Ulisse (non lo sventurato Odisseo di Omero, che stava solo cercando di tornare a casa, ma l’Ulisse di Dante «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza»).</p>
<p style="text-align: justify;">Se le ricerche sulle “<strong>capacità cognitive</strong>” continuano a confermare che un’estesa ricerca delle conoscenza è una caratteristica del genere umano, diversa da ogni altra forma di vita conosciuta, non possiamo suicidare il nostro sviluppo, anzi il senso sostanziale della nostra esistenza, fingendo di sapere ciò che non sappiamo. È molto più importante, e interessante, badare all’immensa vastità (nel “grande” come nel “piccolo”) di ciò che ancora possiamo scoprire.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Per capire il nuovo, riscoprire l’antico</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Oggi abbiamo strumenti che, pochissimo tempo fa rispetto alla storia umana, erano difficilmente immaginabili. Ma, per quanto ci sembrino abituali, non abbiamo ancora capito bene come usarli. Crediamo di essere “padroni” di queste evoluzioni, ma in realtà la nostra capacità di gestirle è molto confusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Può aiutarci un fatto evidente, di cui si tiene troppo poco conto. Gli strumenti crescono e si evolvono, ma la sostanza non cambia. Come dicevo all’inizio, fin dalle più remote origini ci sono sempre state parole e lingue, pensiero e arte, poesia e narrazione, pittura e scultura, architettura e musica, spettacolo e teatro . Ci siamo sempre espressi per segni e simboli, gesti e parole, ragione ed emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono più somiglianze che differenze fra il frastornato homo cosiddetto sapiens nell’era dell’elettronica e quei remoti progenitori che l’antropologia ci sta aiutando a capire un po’ meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che sto cercando di dire è una cosa molto semplice, anche se spesso dimenticata. Comunicano le persone, non gli strumenti. Le tecnologie possono essere affascinanti. Se e quando funzionano bene – e sono usate con criterio – possono essere molto utili. Ma <strong>la risorsa fondamentale della comunicazione è una: la nostra umana capacità di ascoltare e di farci capire</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="L'arte di comunicare" href="www.Gandalf.it" target="_blank">www.Gandalf.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/03/12/larte-di-comunicare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione non verbale</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/12/04/la-comunicazione-non-verbale/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2009/12/04/la-comunicazione-non-verbale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[mimica]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2672</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;uomo, oltre alle parole utilizza varie forme di comunicazione non verbale. Il senso comune considera la comunicazione non verbale come qualcosa di più spontaneo, più naturale e in certo senso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/02/la-comunicazione-non-verbale.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3017" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="la comunicazione non verbale" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/02/la-comunicazione-non-verbale-300x223.gif" alt="" width="300" height="223" /></a>L&#8217;uomo, oltre alle <strong>parole</strong> utilizza varie forme di <strong>comunicazione non verbale</strong>. Il senso comune considera la comunicazione non verbale come qualcosa di più spontaneo, più naturale e in certo senso più &#8220;semplice&#8221; rispetto alle parole, considerandola come una specie di<strong> linguaggio innato e universalmente comprensibile</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere l&#8217;inaspettata ricchezza della comunicazione non verbale si può iniziare a studiarla nelle sue diverse componenti:</p>
<p style="text-align: justify;">- Il sistema paralinguistico<br />
- Il sistema cinesico<br />
- Prossemica<br />
- Aptica</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Il sistema paralinguistico o sistema vocale non verbale</strong>, è costituito da tutti i suoni che emettiamo a prescindere dal significato delle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta in primo luogo del tono e della <strong>frequenza della voce</strong>, entrambi legati a fattori fisiologici ma anche alla posizione sociale di chi parla. La frequenza della voce si accompagna alla sua intensità, anch&#8217;essa spesso modulata in funzione di variabili sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Una variabile della comunicazione paralinguistica è relativa al ritmo, alla velocità delle frasi e all&#8217;impiego delle pause. Accanto a queste pause vuote (silenzio) tutti noi utilizziamo le cosiddette pause piene, ovvero quei suoni non verbali come &#8220;mmh&#8230;beh&#8230;&#8221; che servono sia per &#8220;prendere tempo&#8221; quando si stanno ancora cercando le parole giuste, sia soprattutto per governare lo scambio dei turni e gestire l&#8217;andamento complessivo della comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il silenzio, paradossalmente, può &#8220;parlare&#8221; più delle parole: a seconda dei casi, può indicare un&#8217;ottima o pessima relazione, può indicare assenso o dissenso.Il <strong>silenzio</strong> a sua volta può essere un indice di estrema concentrazione o al contrario distrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">- Il sistema cinesico comprende i movimenti degli occhi, del volto e del corpo. Da un punto di vista fisiologico, il contatto oculare aumenta l&#8217;attivazione nervosa sia in situazioni appaganti che in situazioni di pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mimica facciale</strong> è una seconda componente importante del sistema cinesico. In alcuni casi le espressioni del nostro viso sono completamente al di fuori del nostro controllo, in altri sono invece completamente volontarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni studiosi hanno cercato di scomporre la<strong> ricchezza del volto umano</strong>, arrivando a identificare ben 44 &#8220;unità di azione&#8221;, tra queste sono compresi, per esempio, gesti come sollevare l&#8217;interno e l&#8217;esterno della fronte, le sopracciglia, le palpebre, le guance, corrugare il naso, innalzare gli angoli delle labbra, abbassare il labbro inferiore, innalzare gli angoli delle labbra, abbassare il labbro inferiore, abbassare la mandibola, strizzare gli occhi e così via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema cinesico</strong> comprende anche i gesti, che nella comunicazione umana riguardano in primo luogo le mani. La gestualità viene spesso utilizzata per sottolineare o enfatizzare quanto si dice con le parole, ma in molti casi costituisce anche l&#8217;unico codice comunicativo utilizzato. Quando sono utilizzati assieme al discorso verbale, i <strong>gesti</strong> devono essere considerati come parte integrante della comunicazione, i gesti sono spesso più importanti delle parole, in modo particolare nei casi in cui la comunicazione verbale risulta ambigua, incerta o contraddittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Assume quindi ancora maggiore importanza il problema della difformità interpretativa del sistema comunicativo gestuale: un gesto sbagliato o interpretato in modo imprevisto può scatenare conseguenze che vanno da un generico imbarazzo fino a complesse tensioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">La postura ( ovvero la posizione assunta dal nostro corpo quando siamo seduti, in piedi, sdraiati) è anch&#8217;essa parte del sistema cinesico e veicolo di <strong>comunicazione interpersonale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la prossemica entriamo nel mondo della gestione dello spazio e del territorio. L&#8217;analisi sistematica della prossemica ha portato a identificare quattro zone principali in cui suddividiamo lo spazio che ci circonda:</p>
<p style="text-align: justify;">- la zona intima va dalla superficie della nostra pelle a circa 50 centimetri di distanza. Si tratta di una zona particolare all&#8217;interno della quale accettiamo con piacere solo poche persone. Un&#8217;invasione non autorizzata della zona provoca disagio, imbarazzo o paura.<br />
-<strong> la zona personale va da 50 centimetri a circa un metro di distanza dalla nostra pelle. </strong>Qui sono ammessi i familiari meno stretti, gli amici o i colleghi con cui lavoriamo abitualmente. È&#8217; la zona in cui avvengono le conversazioni rilassate, il volume della voce può essere mantenuto basso, oltre alla voce si percepiscono chiaramente lo sguardo, i dettagli del volto, il respiro e alcuni movimenti del proprio interlocutore.<br />
<strong>- la zona sociale va da uno a tre metri o quattro metri:</strong> è la distanza a cui ci manteniamo rispetto agli interlocutori più o meno casuali. All&#8217;interno di questa zona è possibile osservare l&#8217;intera figura della persona che abbiamo di fronte, controllarne i movimenti.<br />
<strong>- la zona pubblica, oltre i quattro metri</strong>, è quella prevista per le occasioni pubbliche ufficiali, per conferenze, comizi o lezioni universitarie. In questo caso la comunicazione diventa di solito qualcosa di accuratamente preparato in anticipo attraverso lo studio di tutte le sue componenti: parole, voci, gesti, postura etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aptica</strong>:   infine la comunicazione non verbale avviene anche attraverso l&#8217;aptica, ovvero le forme diverse del contatto fisico come una stretta di mano, un doppio bacio sulla guancia, un abbraccio, una semplice pacca sulla spalla. In generale,<strong> l&#8217;aptica costituisce un terreno tanto importante quanto delicato</strong>: un tocco in più o uno in  meno può farci passare, nel migliore dei casi, per persone fredde oppure invadenti.</p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="La comunicazione non verbale" href="http://www.comunicazionidimassa.net/TTCM/Riassunti-del-libro-di-Paccagnella-cap.2-e-cap.3.html" target="_blank">http://www.comunicazionidimassa.net/TTCM/Riassunti-del-libro-di-Paccagnella-cap.2-e-cap.3.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2009/12/04/la-comunicazione-non-verbale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il linguaggio del corpo</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/11/23/il-linguaggio-del-corpo-3/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2009/11/23/il-linguaggio-del-corpo-3/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[disponibilità]]></category>
		<category><![CDATA[gestualità]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[parlare]]></category>
		<category><![CDATA[persona]]></category>
		<category><![CDATA[segnali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2669</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci relazioniamo, la mimica e il linguaggio del corpo, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3011" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Il linguaggio del corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/02/Il-linguaggio-del-corpo-300x212.jpg" alt="Il linguaggio del corpo" width="300" height="212" />E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci relazioniamo, la mimica e il <strong>linguaggio del corpo</strong>, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il restante 7% è gestito dalla parte logica ovvero dalla parola, il nostro corpo con la <strong>gestualità</strong> manda messaggi molto precisi che esprimono il nostro stato d&#8217;animo corrente. Vi presentiamo una breve guida che vi permette di capire, in base appunto alla <strong>gestualità dell&#8217;altra persona</strong>, il suo grado di interesse verso di Voi. Questa sezione serve soprattutto per essere abbinata al manuale di seduzione rapida e capire se e quando fare il passo successivo!</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Segnali che indicano disponibilità</span></h3>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Al primo incontro: guardare negli occhi per un periodo più lungo di quello dettato dalla cortesia. Anche un&#8217;occhiata falsamente casuale al corpo indica un certo interesse.<br />
2 &#8211; Aggiustarsi l&#8217;abito, ravvivarsi i capelli con la mano, sistemare la cravatta, controllare il trucco.<br />
3 &#8211; Raddrizzare il portamento, petto in fuori e pancia in dentro. E&#8217; un<strong> comportamento</strong> che ha radici antichissime, e che è tipico di tutti i bipedi.<br />
4 &#8211; Parlare lentamente e con tono pacato. La qualità della voce è tra le prime a essere alterata dall&#8217;interesse verso un&#8217;altra persona.<br />
5 &#8211; Durante la conversazione: sorridere spesso, annuire anche in modo impercettibile, piegare il capo verso una spalla.<br />
6 &#8211; Tenere le braccia ben discoste dal corpo e le mani aperte.<br />
7 &#8211; Giocherellare con un mazzo di chiavi o un altro oggetto, far scorrere un dito intorno a un bicchiere o a una tazza.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lui</span></h3>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Infilare i pollici nella cintura o nelle tasche dei pantaloni e puntare le altre dita verso i genitali.<br />
2 -  Appoggiare una caviglia sul ginocchio dell&#8217;altra gamba.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lei</span></h3>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; Cercare un contatto in modo apparentemente innocente: sistemare per esempio la cravatta di lui, afferrargli un polso per vedere l&#8217;ora, sistemargli il bavero della giacca.<br />
4 &#8211; Mostrare il palmo della mano e il polso; contemporaneamente accarezzarsi i capelli o altre parti del corpo con l&#8217;altra mano.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Segnali di rifiuto o di indifferenza</span></h3>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Ginocchia incrociate, gambe strette, piedi uniti.<br />
2 &#8211; Braccia incrociate sul petto.<br />
3 &#8211; Mani unite in grembo o una che stringe il polso all&#8217;altezza del seno.<br />
4 &#8211; Coprirsi il viso con le mani.<br />
5 &#8211; Tenere un bicchiere in mano fra sé e l&#8217;altra persona.<br />
6 &#8211; Toccarsi il naso o passarsi una mano sulla nuca guardandosi intorno.<br />
7 &#8211; Mordicchiarsi le labbra e muovere nervosamente un piede.<br />
8 &#8211; Evitare ogni contatto fisico, anche quelli accidentali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="Il linguaggio del corpo" href="http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it" target="_blank">http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2009/11/23/il-linguaggio-del-corpo-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La timidezza e il linguaggio del corpo</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/11/14/la-timidezza-e-il-linguaggio-del-corpo/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2009/11/14/la-timidezza-e-il-linguaggio-del-corpo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[arrossire]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>
		<category><![CDATA[gesti]]></category>
		<category><![CDATA[gioia]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[modelli]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[segnali]]></category>
		<category><![CDATA[timidezza]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2674</guid>
		<description><![CDATA[Gesticolare con le mani, arrossire, scegliere in un dato contesto di stare in gruppo o appartati, il modo di vestirsi, la scelta del posto in cui sedersi a tavola, la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2764" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="La timidezza e il linguaggio del corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/timidezza1-300x240.jpg" alt="La timidezza e il linguaggio del corpo" width="330" height="270" />Gesticolare con le mani</strong>, <strong>arrossire</strong>, scegliere in un dato contesto di stare in gruppo o appartati, il modo di vestirsi, la scelta del posto in cui sedersi a tavola, la mimica e i più svariati <strong>atteggiamenti</strong>, costituiscono tutti  un tipo di <strong>comunicazione non verbale</strong> ma molto importante perché svela ciò che una persona realmente pensa e che alle volte è esattamente il contrario di ciò che dice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il linguaggio del corpo</strong> quindi, in molti casi, trasmette più di quanto non trasmetta il <strong>linguaggio verbale</strong>. Pensiamo addirittura al ruolo importante che esso riveste nel caso di soggetti sordomuti, in cui il <strong>linguaggio delle mani sostituisce il</strong> <strong>linguaggio vocale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Diversi studi hanno dimostrato che durante un <strong>discorso</strong>, una buona percentuale delle informazioni che ci arrivano, pervengono non solo dalle parole, ma anche e soprattutto dal tono della voce e dal linguaggio del corpo (anche altri organi sono interessati al sondaggio, per esempio il naso). Ciò che arriva tramite il &#8220;<strong>canale verbale</strong>&#8221; sono essenzialmente i cosiddetti fatti salienti, mentre tramite il &#8220;canale non verbale&#8221; viene poi trasmesso ciò che in definitiva &#8220;lascia traccia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna però fare attenzione a non valutare una persona da un solo<strong> gesto</strong>: così come una parola non ha senso se non all&#8217;interno di un discorso quindi insieme ad altre parole, così un singolo gesto non basta per definire una determinata <strong>personalità</strong>;è invece necessario osservare tutto l&#8217;insieme dei gesti, dei <strong>segnali inconsci</strong> per avere una traccia più precisa del <strong>carattere</strong> di una persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I gesti si dividono in consci e inconsci;  innati e acquisiti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>espressioni facciali </strong>per esprimere <strong>gioia</strong>,<strong> rabbia</strong>,<strong> tristezza</strong>, <strong>sorpresa</strong>, <strong>paura</strong>, <strong>vergogna</strong>,<strong>repulsione</strong>, <strong>disprezzo</strong> sono innate (rientrano nella cosiddetta <strong>memoria</strong> filogenetica) comuni a tutta l&#8217;umanità in  quanto non variano da individuo a <strong>individuo</strong>, né tra razze diverse. Innato è anche il gesto del neonato di succhiare il latte dal seno materno. Altri gesti vengono acquisiti, cioè copiati. Quando li impariamo, imitiamo dei<strong> modelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Potere e età  riducono i gesti.</strong> Più in alto si trova una persona nella scala del potere, più misurati sono i suoi gesti. Più in basso egli si trova in questa scala, più<strong> espressivo</strong> è il suo linguaggio del corpo. Ancora un&#8217;altra cosa: più si cresce, più si diventa adulti, più si cerca di contenere le manifestazioni di affetto (col rischio però di diventare eccessivamente freddi e distaccati).</p>
<p style="text-align: justify;">- A tutti voi sarà capitato, almeno qualche volta nella vita, di dire qualche piccola bugia e sicuramente avete usato come mezzo la telefonata o l&#8217;sms (usati spesso anche per addii o scuse diverse). Tutto questo perché in un contatto interpersonale &#8220;faccia a faccia&#8221;, se è facile <strong>mentire </strong>con le parole, non è altrettanto facile costringere il nostro <strong>inconscio</strong>. Esso si libera continuamente e continuamente agisce: mentre si dice la bugia, il nostro inconscio trasmette tanta <strong>energia nervosa</strong>. Questa si trasforma in un gesto insicuro, in microsegnali che non possiamo controllare perfettamente (<em>l&#8217;inarcare di un sopracciglio, l&#8217;arrossire,  il tic di un angolo della bocca, il sudore della fronte, lo sbattere delle palpebre, i giochi nervosi delle dita e tanti altri gesti</em>) che distruggono tutto ciò che era stato costruito faticosamente  e che inducono l&#8217;<strong>osservatore</strong> a pensare che qualcosa di  ciò che stiamo dicendo, non corrisponde proprio alla <strong>realtà</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si scosta spesso per questioni professionali dalla via della verità, come per esempio i politici, gli attori, i rappresentanti, i venditori, chi abitualmente compie atti disonesti o anche chi semplicemente è abituato a mentire , educa il proprio linguaggio del corpo (attraverso un costante <strong>controllo emotivo</strong>) al punto tale da riuscire ad <strong>ingannare</strong> perfettamente un occhio poco esperto.</p>
<p style="text-align: justify;">- E&#8217; importante tener conto inoltre, che, nella vita di tutti i giorni, tramite il linguaggio corporeo, mandiamo costantemente e inconsciamente agli altri dei <strong>segnali che si traducono in percezioni di alto, medio o basso gradimento. </strong>Ad esempio, quando stiamo bene con noi stessi, tutto il nostro corpo è fisiologicamente predisposto a inviare agli altri <strong>segnali positivi</strong>, di apertura, per un &#8220;fluida&#8221;<strong> comunicazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- Può accadere però, in alcune circostanze, che tratti della nostra personalità , pongano in qualche modo un ostacolo tra noi e il<strong> mondo esterno</strong>. Ad esempio, le persone particolarmente <strong>timide</strong>, spesso sono giudicate in maniera diversa da ciò che sono realmente in quanto inevitabilmente la <strong>timidezza</strong> manda dei <strong>segnali di chiusura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- Bisogna comunque fare attenzione a non confondere il semplice <strong>imbarazzo</strong> con la timidezza &#8220;cronica&#8221;, quella che porta gradualmente ad estraniarsi da qualsiasi contesto fino ad assumere la forma di una vera e propria <strong>fobia sociale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- Seneca diceva &#8221; <strong>la timidezza è degli animi nobili </strong>&#8220;. Credo sia profondamente vero. Ciononostante il fatto di evitare di esporsi e di dire la propria opinione, la difficoltà nel riuscire a sostenere un contatto oculare, parlare a bassa voce e in fretta e  rimanere in qualche modo sempre a una certa distanza dagli altri, possono essere interpretati come indici di altezzosità e superbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>timido</strong> viene facilmente etichettato come una persona strana, asociale, antipatica e quindi da tenere in disparte. A sua volta, egli sentirà su di sé il peso del <strong>giudizio</strong> sbagliato degli altri e di conseguenza, tenderà sempre più a chiudersi nel proprio guscio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Ma cosa c&#8217;è realmente alla base della timidezza?</strong> Il più delle volte le cause sono: una scarsa <strong>autostima</strong>, un&#8217;<strong>insicurezza</strong> di fondo e una forte <strong>paura</strong> di essere giudicati (deboli, stupidi, incapaci, etc ). Tutto ciò probabilmente può essere stato determinato oltre che da una certa predisposizione genetica, anche e soprattutto da qualche <strong>esperienza</strong> infantile-adolescenziale o della vita adulta (ad esmpio, nel caso di bambini: educazione particolarmente rigida, rimproveri frequenti o comunque la scarsità o mancanza di rinforzi positivi in situazioni importanti).</p>
<p style="text-align: justify;">- Sicuramente il timido non vive bene la sua condizione, considerando anche il fatto che oggi più che mai, la società sta ovunque e chiede continuamente<strong> reazioni</strong> da parte dell&#8217;individuo, reazioni che egli spesso, non riesce a dare. Anche se con i suoi atteggiamenti può apparire sfuggente, il timido è una persona estremamente sensibile e profonda che non riuscendo ad esprimere ciò che sente, vive in uno stato di costante <strong>conflitto interiore</strong> e tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">- Se in qualche modo vi siete riconosciuti in questo profilo, potreste trovare giovamento sperimentando per un periodo, un corso di teatro. La recitazione si basa su tecniche che vi permetteranno di entrare in maggior contatto con la vostra <strong>gestualità</strong>, con le vostre espressioni corporee per una prossima<strong> comunicazione interpersonale </strong>più diretta e serena. Imparerete cioè ad esprimere tranquillamente un&#8217;emozione, un&#8217;idea, senza più il desiderio di nasconderle e di nascondervi &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lozzi Emanuela</strong> &#8211; Studentessa di Psicologia iscritta all&#8217;Università dell&#8217;Aquila all&#8217;indirizzo &#8220;Sperimentale, generale e della valutazione clinica&#8221;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Il linguaggio del corpo e la timidezza" href="http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/il_linguaggio_del_corpo_e_la_timidezza.aspx" target="_blank">http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/il_linguaggio_del_corpo_e_la_timidezza.aspx</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2009/11/14/la-timidezza-e-il-linguaggio-del-corpo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La gestualità: il linguaggio del corpo</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/10/21/la-gestualita-il-linguaggio-del-corpo/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2009/10/21/la-gestualita-il-linguaggio-del-corpo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>
		<category><![CDATA[gestualità]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2422</guid>
		<description><![CDATA[<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Ee3eCvUyjzY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Ee3eCvUyjzY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="300" height="250"></embed></object>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2423" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="linguaggio_del_corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/linguaggio_del_corpo-300x290.jpg" alt="linguaggio_del_corpo" width="300" height="290" />Una voce calda e sensuale, un vocabolario ricco e vario bastano ad <strong>affascinare il pubblico</strong>? La risposta è&#8230; no! Secondo un’indagine condotta dal ricercatore Albert Mehrabian, la <strong>comunicazione</strong> passa per il 55% attraverso il <strong>linguaggio del corpo</strong>. Quindi, perché non facilitarsi la vita, imparando a riconoscere e controllare la <strong>gestualità</strong>? Spiegazioni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Fare una buona prima impressione.</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il viso</strong></span>: E’ la parte più <strong>espressiva</strong> del <strong>corpo</strong>, subito dopo gli occhi. Per dimostrare che si è contenti di un incontro, si invia un <strong>messaggio</strong> positivo sorridendo. <strong>Attenzione</strong> a non offrire un sorriso esagerato che puo’ essere percepito come forzato: meglio tenere la bocca chiusa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong> Gli occhi</strong></span>: Si stabilisce un <strong>contatto visivo</strong> franco e diretto. Se troppo insistente e lungo, puo’ essere interpretato come una minaccia o un bisogno di imporre la propria superiorità. Sfuggente o diretto verso il suolo, viene percepito come un <strong>segno di sottomissione</strong>, di <strong>debolezza</strong> o di <strong>dissimulazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La stretta di mano</strong></span>: Un esercizio delicato che verrà eseguito guardando il proprio interlocutore negli <strong>occhi</strong>. Meglio se dinamica, salda e breve, per dimostrare <strong>franchezza</strong>,<strong> carattere</strong> ed <strong>efficacia</strong>.<br />
In compenso, meglio evitare le strette di mano molli che denotano per il 66% delle persone un’assenza di carattere. Per quanto riguarda le <strong>mani umide</strong>, tradiscono l’<strong>ansia</strong> e il <strong>nervosismo</strong>!<br />
Quando si desidera dimostrare <strong>compassione</strong> o <strong>riconoscenza</strong>, si prolunga il contatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La posizione ideale</strong></span>: Seduta ben dritta sulla poltrona, senza incrociare né le braccia né le gambe (sono segnali di chiusura e di rifiuto) e di fronte al proprio <strong>interlocutore</strong>. Se ti siedi di traverso, indichi che ti senti a <strong>disagio.</strong> Puoi mettere le mani sulle ginocchia ma senza mostrare i palmi, gesto che tradisce <strong>sottomissione</strong> o <strong>impotenza</strong>, e non devi stringere i pugni, perché <strong>trasmetti aggressività</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il territorio del proprio interlocutore va rispettato, meglio evitare di avvicinarsi troppo a lui o di mettere le mani o gli avambracci sulla sua scrivania. Una distanza di 60 cm è la distanza giusta da <strong>rispettare</strong>.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Il linguaggio della seduzione</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, i gesti possono dirla più lunga di tante belle <strong>dichiarazioni</strong>. Quindi, drizzare le antenne!<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>L’effetto specchio</strong></span>: più le <strong>persone</strong> ci sono vicine o vogliono esserlo, più faranno eco ai nostri movimenti. Se lo sorprendiamo ad accavallare le gambe, grattarsi un ginocchio o toccarsi i capelli quando lo facciamo noi, bingo! E’ un ottimo<strong> segno</strong>.<br />
In compenso, se arretra sulla sedia, questo dimostra purtroppo che non è interessato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Una parata amorosa: gli specialisti hanno notato che come gli animali, gli uomini e le donne fanno alcuni gesti che invitano a <strong>conoscersi meglio</strong>&#8230;<br />
Durante una <strong>conversazione</strong> con una <strong>persona</strong> di sesso maschile, una donna non si renderà per forza conto di avvicinare le braccia al busto e di sporgersi in avanti per mettere in risalto la scollatura, o di sistemarsi la maglietta per mostrare il seno. Dal canto suo, l’uomo manderà dei segnali d’apertura stando seduto con le gambe divaricate, i pollici in tasca e ile mani distese!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/Ee3eCvUyjzY" frameborder="0" allowFullScreen="true"> </iframe></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">I movimenti della testa: per <strong>incoraggiare</strong> una <strong>conversazione</strong> e dimostrare la propria <strong>attenzione</strong>, non si deve esitare ad annuire piano e regolarmente. Una leggera inclinazione sul lato basta ad indicare che capisci il <strong>discorso</strong> del tuo <strong>interlocutori</strong> e te ne <strong>interessi</strong>.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">La macchina della verità</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Smascherare un imbroglione, è possibile! <strong>Attenzione</strong>, queste indicazioni sono da prendere nel loro complesso. Un <strong>gesto</strong> solo non basta a <strong>smascherare</strong> un bugiardo. In compenso, se si accumulano&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’autocontatto</strong></span>: a meno che non ci si trovi di fronte a un bugiardo di professione e senza vergogna, l’autore del « crimine » ha raramente la <strong>coscienza</strong> a posto. Tenderà quindi, al momento di raccontare i fatti, a <strong>toccarsi il viso</strong> più del solito. Si metterà la mano davanti alla bocca, come se volesse <strong>impedire</strong> alle parole di sfuggirgli di bocca, si toccherà il naso (per impedirgli di allungarsi?) e potrebbe passarsi la mano tra i capelli e accarezzarsi nervosamente il mento&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Non sta fermo un momento</strong></span>: Saltella su una gamba e sull’altra, pesticcia con i piedi, continua a <strong>incrociare </strong>le gambe, ha il piede che batte per terra&#8230; Insomma, desidera una cosa sola: andarsene, e al più presto!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> <span style="text-decoration: underline;">Gioco di mano, gioco da villano</span>!</strong>: Il bugiardo le nasconde dietro la schiena, le mette in tasca o le occupa <strong>giocando </strong>con le chiavi, con una penna&#8230; Secondo Gordon R.Wainwright, specialista della <strong>comunicazione</strong>, il fatto di esporre i palmi delle mani è un <strong>gesto</strong> abbastanza<strong> frequente</strong> presso i bugiardi. Diversamente dal suo primo significato che è l’impotenza, questo <strong>gesto</strong> vuole attirare la <strong>simpatia</strong> dell’<strong>interlocutore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fonte:</strong></span></em> <a href="http://www.alfemminile.com/scheda/psiche/f12396-la-gestualita-il-linguaggio-del-corpo.html" target="_blank">http://www.alfemminile.com</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2009/10/21/la-gestualita-il-linguaggio-del-corpo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il linguaggio del corpo</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/04/20/il-linguaggio-del-corpo-2/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2009/04/20/il-linguaggio-del-corpo-2/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pomodorozen</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[contatto]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[disponibilità]]></category>
		<category><![CDATA[gestualità]]></category>
		<category><![CDATA[indifferenza]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[segnali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2891</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci relazioniamo, la mimica e il linguaggio del corpo, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2944" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Il linguaggio del corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/04/Linguaggio-seduzione2-300x198.jpg" alt="Il linguaggio del corpo" width="300" height="198" />E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci <strong>relazioniamo</strong>, la mimica e il <strong>linguaggio del corpo</strong>, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il restante 7% è gestito dalla parte logica ovvero dalla parola, il nostro corpo con la<strong> gestualità</strong> manda messaggi molto precisi che esprimono il nostro stato d&#8217;animo corrente. Vi presentiamo una breve guida che vi permette di capire, in base appunto alla gestualità dell&#8217;altra persona, il suo grado di interesse verso di Voi. Questa sezione serve soprattutto per essere abbinata al manuale di seduzione rapida e capire se e quando fare il passo successivo!</p>
<h4 style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">Segnali che indicano disponibilità</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>1.</strong> <strong>Al primo incontro:</strong> guardare negli occhi per un periodo più lungo di quello dettato dalla cortesia. Anche un&#8217;occhiata falsamente casuale al corpo indica un certo interesse.<br />
<strong>2. Aggiustarsi l&#8217;abito</strong>, ravvivarsi i capelli con la mano, sistemare la cravatta, controllare il trucco.<br />
<strong>3. Raddrizzare il portamento</strong>, petto in fuori e pancia in dentro. E&#8217; un comportamento che ha radici antichissime, e che è tipico di tutti i bipedi.<br />
<strong>4. Parlare lentamente e con tono pacato</strong>. La qualità della voce è tra le prime a essere alterata dall&#8217;interesse verso un&#8217;altra persona.<br />
<strong>5. Durante la conversazione:</strong> sorridere spesso, annuire anche in modo impercettibile, piegare il capo verso una spalla.<br />
<strong>6. Tenere le braccia</strong> ben discoste dal corpo e le mani aperte.<br />
<strong>7. Giocherellare</strong> con un mazzo di chiavi o un altro oggetto, far scorrere un dito intorno a un bicchiere o a una tazza.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lui</span></h4>
<p style="text-align: justify;">* Infilare i pollici nella cintura o nelle tasche dei pantaloni e puntare le altre dita verso i genitali.<br />
* Appoggiare una caviglia sul ginocchio dell&#8217;altra gamba.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lei</span></h4>
<p style="text-align: justify;">* Cercare un contatto in modo apparentemente innocente: sistemare per esempio la cravatta di lui, afferrargli un polso per vedere l&#8217;ora, sistemargli il bavero della giacca.<br />
* Mostrare il palmo della mano e il polso; contemporaneamente accarezzarsi i capelli o altre parti del corpo con l&#8217;altra mano.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Segnali di rifiuto o di indifferenza</span></h4>
<p><strong>1. Ginocchia incrociate</strong>, gambe strette, piedi uniti.<br />
<strong>2. Braccia</strong> incrociate sul petto.<br />
<strong>3. Mani unite</strong> in grembo o una che stringe il polso all&#8217;altezza del seno.<br />
<strong>4. Coprirsi</strong> il viso con le mani.<br />
<strong>5. Tenere </strong>un bicchiere in mano fra sé e l&#8217;altra persona.<br />
<strong>6. Toccarsi</strong> il naso o passarsi una mano sulla nuca guardandosi intorno.<br />
<strong>7. Mordicchiars</strong>i le labbra e muovere nervosamente un piede.<br />
<strong>8. Evitare </strong>ogni contatto fisico, anche quelli accidentali.</p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="Il linguaggio del corpo" href="http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it" target="_blank">http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2009/04/20/il-linguaggio-del-corpo-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dimmi come baci e ti dirò chi sei&#8230;.</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/03/24/dimmi-come-baci-e-ti-diro-chi-sei/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2009/03/24/dimmi-come-baci-e-ti-diro-chi-sei/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 23:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[seduzione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=1290</guid>
		<description><![CDATA[Secondo la ricerca la stragrande maggioranza delle persone si sporge verso destra. &#8220;Chi bacia il partner ogni mattina, secondo i nostri dati vive cinque anni più degli altri&#8221;. LONDRA &#8211;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1295" style="margin: 10px;" title="romantic-kiss-in-park-thumb7528235" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/romantic-kiss-in-park-thumb7528235-283x300.jpg" alt="romantic-kiss-in-park-thumb7528235" width="283" height="300" />Secondo la ricerca la stragrande maggioranza delle persone si sporge verso destra. &#8220;Chi bacia il partner ogni mattina, secondo i nostri dati vive cinque anni più degli altri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">LONDRA &#8211; &#8220;You must remember this, a kiss is just a kiss&#8221;. Devi ricordatelo, un bacio è solo un bacio, ammoniva la canzoncina di Casablanca, riassumendo in un verso l&#8217;amore impossibile tra Humphrey Bogart e Ingrid Bergman: ma non è proprio vero. Ogni bacio è diverso da un altro, e il modo in cui baciamo rivela in certa misura chi siamo, come siamo, forse perfino come finiremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Baciate sporgendovi verso destra? Siete emotivi dal cuore caldo. Verso sinistra? Siete timidi e freddi. Baciate il vostro o la vostra partner tutte le mattine al risveglio? Vivrete più a lungo. Baciate spesso? Sarete più sani e più ricchi. Sembra uno scherzo, ma dietro queste profezie ci sono un paio di studi scientifici, riporta il quotidiano Independent di Londra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cominciare, esistono diverse categorie di baci: quello &#8220;nell&#8217;aria&#8221;, che si avvicina alle guance ma non vi posa le labbra, limitandosi a produrre l&#8217;onomatopeico &#8220;smack&#8221; dei fumetti; c&#8217;è il bacio tra uomini, diventato più comune, incluso quello tra uomini politici (che nella Russia sovietica e nei paesi del blocco comunista era la norma: i baci tra Leonid Breznev e il leader tedesco orientale Honecker sono passati alla storia); c&#8217;è il bacio tra donne, talvolta erotico, come quello fra Madonna e Kate Moss per una causa di beneficenza; il bacio casto, il bacio sensuale, il bacio di riappacificazione, il bacio svogliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricercatori dello Stranmillis University College di Belfast ne hanno esaminati di ogni tipo, dai baci scambiati tra centinaia di volontari a quelli fra sconosciuti, concludendo che la maniera in cui ci si bacia è uno specchio della personalità e del carattere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, circa l&#8217;80 per cento della gente, uomini e donne, gira la testa verso destra quando si avvicina alla persona da baciare. Ebbene, secondo uno studio pubblicato dal giornale scientifico Lateral, ciò significa che sono più emotivi del restante 20 per cento, che bacia girando la testa verso sinistra. &#8220;Volgendo la testa a destra, l&#8217;individuo rivela la propria guancia sinistra, che è controllata dall&#8217;emisfero destro del cervello, quello in cui ha sede l&#8217;emotività&#8221;, spiega il dottor Julian Greenwood dell&#8217;università di Belfast.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro recente studio sui baci, condotto da psicologi tedeschi, afferma che baciare fa bene alla salute e dispone positivamente ad affrontare problemi e difficoltà: coloro che baciano il proprio coniuge o partner ogni mattina vivono mediamente cinque anni più a lungo di coloro che non lo fanno; e chi bacia spesso avrebbe addirittura il beneficio di meno incidenti automobilistici, meno giornate di malattie sul lavoro, un salario più alto di chi non lo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scettici possono dubitare di distinzioni simili; e i romantici obiettare che è assurdo teorizzare su un atto tanto irrazionale e istintivo. La riprova che forse queste ricerche contengono un po&#8217; di verità, tuttavia, è semplice: basta chiedere a due innamorati se, dopo un bacio, si sentono meglio. Aveva ragione Bogart: &#8220;A kiss is just a kiss&#8221;. Ma ciascuno è prezioso, speciale e unico in modo diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">http://www.repubblica.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2009/03/24/dimmi-come-baci-e-ti-diro-chi-sei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

