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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; Emozioni</title>
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	<description>Insieme per una cultura della gentilezza</description>
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		<title>La felicità può far paura?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 17:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene Con Se Stessi]]></category>
		<category><![CDATA[- Atteggiamento mentale]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[attacco di panico]]></category>
		<category><![CDATA[dance-therapy]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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		<category><![CDATA[vita serena]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/03/raggio-di-sole-200x200.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7146" title="raggio-di-sole-200x200" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/03/raggio-di-sole-200x200-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Se temiamo cambiamenti che potrebbero portare nuovi entusiasmi  e ci accontentiamo di una “vita serena”, il risultato può essere persino un attacco di panico</em></p>
<p>Alcuni lo ammettono, altri no, ma è diffusa l’idea che l’uomo moderno, a dispetto di tutte le sue comodità di cui gode, conduca una vita lontana dalla <strong>felicità</strong> autentica: stress da lavoro, da famiglia, da coppia, da solitudine, da impegni sociali, e poi le tasse, la crisi, le malattie, l’assicurazione sulla vita, il mutuo, le notizie drammatiche dal mondo…. Ma la felicità è possibile e raggiungibile, sempre.</p>
<p><strong>Strade diverse per raggiungerla, spesso tortuose</strong></p>
<p>C’è chi la insegue senza trovarla ma non si arrende, c’è chi la trova senza cercarla, molti arrancano con fatica per qualche istante di estasi: strade diverse accomunate da un rapporto dialettico con l’idea di felicità. Il vero problema però è che molte persone hanno in qualche modo “rimosso” dal loro orizzonte esistenziale questa possibilità. Entrati da anni in uno stile di vita tutto razionale e unzionale, si sono disabituati alla sensazione di felicità, al punto che quando sono in situazioni che potrebbe essere definite “felici”, riescono al massimo a dire che sono “serene”, quasi avessero paura di contattare il pieno benessere…</p>
<p>Può accadere su tutti i “piani”dell’esistenza: i sentimenti, la sessualità, la realizzazione personale, un traguardo lavorativo, uno stato di relax, addirittura la salute. Il cervello che da tempo non attiva gli assetti neurochimici che corrispondono alla felicità e al benessere non riesce a gestirli quando essi si presentano, li sente nemici o alieni e, come estrema difesa, può produrre un <strong>attacco di panico</strong> che, se non compreso nella sua dinamica, può ulteriormente combatterli. Ciò si innesca più facilmente su persone che per educazione e moralità fin da piccole si sono abituate a controllare le emozioni e a vivere al “riparo” dalla felicità, percepita come impossibile ma soprattutto… pericolosa.</p>
<p><strong>Le felicità che spaventano</strong></p>
<p>- L’estasi sessuale.</p>
<p>- La corrispondenza sentimentale.</p>
<p>- Una grande e improvvisa vincita di denaro.</p>
<p>- Avere tutto quello che si è sempre desiderato.</p>
<p>- Il raggiungimento di un traguardo agognato.</p>
<p>- Un eclatante successo pubblico.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>I consigli: riabituati alle emozioni</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Recita una fiaba</strong></p>
<p>Prendi un libro di fiabe o di favole che ti piace e registra la tua voce che lo racconta. Nel parlare cerca di dare il massimo dell’espressività alle emozioni che le parole del testo contengono. Poi ascolta quello che hai <a title="Powered by Text-Enhance" href="http://www.riza.it/psicologia/attacchi-di-panico/3107/si-puo-aver-paura-della-felicita.html">registrato</a>. Leggi e riascoltati finché la tua narrazione emotiva ti soddisfa.</p>
<p><strong>Agisci senza fini</strong></p>
<p>Le tue azioni sono troppo collegate al concetto di praticità e di utilità, non c’è più spazio per emozioni fini a se stesse. Inserisci nella tua giornata azioni e appuntamenti completamenti privi di finalità: sport (ma non per dimagrire o stare in forma), gioco (ma non per far divertire qualcuno), relax (ma non per lavorare poi di più), ritrovi (ma non per parlare di problemi)&#8230;</p>
<p><strong>Fai dance-therapy</strong></p>
<p>È una tecnica corporea utilissima per contattare e liberare le emozioni trattenute e familiarizzare con esse, condividendole in gruppo. Bisogna vincere un po’ di vergogna ma ne vale davvero  la pena.</p>
<p><strong>Frequenta degli entusiasti</strong></p>
<p>Privilegia le relazioni con persone intraprendenti ed entusiaste della vita, capaci di trasmettere allegria in modo diretto e contagioso. All’inizio ti darà fastidio ma se insisti verrai “trascinato”.</p>
<p><a href="http://www.riza.it" target="_blank">www.riza.it</a></p>
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		<title>Emozioni</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 05:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>

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		<description><![CDATA[Marina – Vuoi dire che una persona illuminata non ha più emozioni? Ramesh – Certo che sorgono delle emozioni! Supponiamo che un emozione appaia in questo organismo corpo-mente. Che cosa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://stobenecontutti.it/2012/01/04/emozioni-2/emozioni-tramonto/" rel="attachment wp-att-6938"><img class="alignleft size-medium wp-image-6938" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="emozioni tramonto" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/01/emozioni-tramonto-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Marina – Vuoi dire che una persona illuminata non ha più emozioni?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ramesh</strong> – Certo che sorgono delle emozioni! Supponiamo che un emozione appaia in questo organismo corpo-mente. Che cosa faccio? Ne sono testimone e la osservo affiorare in superficie. La osservo come se appartenesse a qualcun altro, non a ‘me’. Vedi, l’emozione che sorge è una reazione del cervello, e dipende dal condizionamento ricevuto e dalle successive memorie e reazioni a qualcosa che abbiamo visto, odorato o sentito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio: un visitatore viene qui e pone delle domande; il mio cervello reagisce a ciò che sente e sorge un sentimento di grande compassione. Il sentimento sorge, però so anche che non posso fare niente per aiutare quella persona a liberarsi dalle emozioni che agitano. L’emozione di compassione sorge a causa della sofferenza dell’altra persona che non è capace di accettare facilmente l’insegnamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La compassione affiora in superficie, ma con essa appare la comprensione che anche il non accettare i miei concetti fa parte del destino di quell’organismo corpo-mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso del saggio la compassione non diventa un peso. Se la paura si presenta, non si trasforma in ansietà, perché non c’è una mente razionale che pensa sia sua la responsabilità di far capire l’insegnamento. Un insegnante comune si preoccuperebbe e si sentirebbe responsabile se certi studenti non hanno capito: la mente razionale equivale al coinvolgimento.</p>
<p>dal libro <strong>“Libero arbitrio o destino? A chi importa?” – Ramesh S. Balsekar</strong></p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a title="Emozioni" href="http://www.pomodorozen.com/zen/emozioni-ramesh-s-balsekar/">http://www.pomodorozen.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Libero Arbitrio o Destino? A &quot;Chi&quot; Importa?" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__libero_arbitrio_o_destino_a_chi_importa.php?pn=1493" target="_blank">Libero Arbitrio o Destino? A &#8220;Chi&#8221; Importa?</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Emozioni In Movimento" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-in-movimento-mediterranee.php?pn=1493" target="_blank">Emozioni In Movimento</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Libera le tue Emozioni" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__libera-le-tue-emozioni-edizione-economica.php?pn=1493" target="_blank">Libera le tue Emozioni</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>La dimora delle emozioni</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/11/09/la-dimora-delle-emozioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 16:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[affettività]]></category>
		<category><![CDATA[alessitimia]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;emozione si muove in tre dimensioni. Il suo spazio espressivo è il corpo. Là sceglie dove manifestarsi e dare posizione alla sua necessità d&#8217;essere. Le emozioni provocano spostamenti di masse...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://stobenecontutti.it/2011/11/09/la-dimora-delle-emozioni/la-dimora-delle-emozioni/" rel="attachment wp-att-6478"><img class="alignleft size-medium wp-image-6478" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="La dimora delle emozioni" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2011/11/La-dimora-delle-emozioni-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>L&#8217;emozione si muove in tre dimensioni. Il suo spazio espressivo è il corpo. Là sceglie dove manifestarsi e dare posizione alla sua necessità d&#8217;essere. Le emozioni provocano spostamenti di masse d&#8217;energia, da un punto all&#8217;altro dell&#8217;universo corporeo. Sono il rossore in viso, il nodo allo stomaco, la luce degli occhi, che brillano come diamanti nella notte. La gamma degli abiti emotivi si modula in un&#8217;ampia varietà di forme, ma ha solo quattro note di base: gioia, tristezza, rabbia e paura. La combinazione chimica di queste componenti genera creature miste, che fluiscono o divampano con altre etichette distintive.</p>
<p><strong>La forza dell&#8217;energia conduce le emozioni da un estremo all&#8217;altro delle possibilità vitali.</strong> Ad un capo del filo la tensione è alla massima potenza; all&#8217;estremo opposto, non si avverte quasi nulla. La pancia può essere dolcemente calda e il respiro ampio e completo. Quando siamo pieni di felicità fino all&#8217;orlo, tutte le porte del corpo sono aperte per far entrare l&#8217;ossigeno necessario. C&#8217;è bisogno di aria per alimentare l&#8217;energia dell&#8217;emozione. Dopo che ci siamo ben riempiti i polmoni, con le spalle dritte e gli occhi che luccicano, ha inizio la restituzione della nostra creatura. Chi è accanto a noi, senza che la volontà faccia alcun passo, riceve l&#8217;energia che abbiamo prodotto e ne fa qualcosa per sè. L&#8217;emozione non la vediamo, non la pensiamo: la sentiamo.</p>
<p>Eppure c&#8217;è chi sostiene di aver poco a che fare con la corporeità delle emozioni. Pare che per qualcuno esistano solo nella testa, come fossero esperienze vissute e raccontate da altri. Quando sentite dire &#8220;c&#8217;è la paura&#8221;, invece di &#8220;sento paura&#8221;, allora avete di fronte la distanza dall&#8217;emozione. L&#8217;hanno presa come una sfera di cristallo, per metterla davanti agli occhi e poi vedere cosa c&#8217;è dentro. Non c&#8217;è nulla da vedere, perché l&#8217;emozione è l&#8217;ultima delle scatole cinesi. E&#8217; movimento, energia, fuoco, elettricità, vorticare di particelle e nulla più. Possiamo fare tutti gli scavi archeologici che vogliamo, alla ricerca della causa di quel che sentiamo. Il risultato spesso ci dirà meno del punto di partenza.</p>
<p>Chiudere la porta in faccia alle emozioni è maleducato e pericoloso. Tanto trovano sempre una strada per farsi sentire e quando se la prendono a male, fanno danni incalcolabili. L&#8217;alessitimia si propaga come un virus. E&#8217; una malattia che porta a disconoscere le emozioni, che si confondono una con l&#8217;altra ed infine perdono il loro nome proprio. Così la tristezza diventa ansia, la paura diventa stanchezza e chissà che altro. Con l&#8217;abitudine a questi enigmi, non si sa più che pesci pigliare e l&#8217;emozione davvero non ha più voce. L&#8217;energia trova comunque un viottolo per uscire allo scoperto. Fa passare la fame, fa venire il prurito, la gastrite, il mal di testa e tanti altri amici che ci tengono compagnia.</p>
<p>Chissà perché molti hanno l&#8217;idea fissa di controllare e di gestire le emozioni. Quanta fatica gettata al vento. Non è più semplice lasciare che ci aiutino a raggiungere i nostri desideri? Le emozioni sono segnali di qualcosa che accade nel corpo. Indicano la direzione da prendere e sanno qual è il nostro bene, molto meglio di noi.<br />
di <strong>Linda Scotti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> <a title="La dimora delle emozioni" href="http://www.comunicobene.com/contenuto/emozioni.html" target="_blank">http://www.comunicobene.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Emozioni a Sei Zampe" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-a-sei-zampe.php?pn=1493" target="_blank">Emozioni a Sei Zampe</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Emozioni che Uccidono, Emozioni che Guariscono" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-che-uccidono-emozioni-che-guariscono.php?pn=1493" target="_blank">Emozioni che Uccidono, Emozioni che Guariscono</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Libera le tue Emozioni" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__libera-le-tue-emozioni-edizione-economica.php?pn=1493" target="_blank">Libera le tue Emozioni</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Biodanza</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/10/26/biodanza/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 05:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[biodanza]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un percorso di crescita personale che attraverso il recupero spontaneo dei gesti più naturali ( sorridere, incontrarsi, emozionarsi, comunicare ) permette di sviluppare il meglio di sé e delle...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-6375" href="http://stobenecontutti.it/2011/10/26/biodanza/biodanza1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6375" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="biodanza1" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2011/10/biodanza1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>E&#8217; un percorso di crescita personale che attraverso il recupero spontaneo dei gesti più naturali</strong> ( sorridere, incontrarsi, emozionarsi, comunicare ) permette di sviluppare il meglio di sé e delle proprie qualità umane. Non è una danza intesa nel senso più comune del termine ma un sistema che usa la musica e il movimento per favorire la conoscenza di sé e la comunicazione umana. E&#8217; un sistema di benessere particolarmente efficace per elevare la consapevolezza, l&#8217;autostima e la capacità di comunicare con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa favorisce</strong><br />
Accettazione, dolcezza, contenimento, sostegno, valorizzazione, entusiasmo, incontro e scambio affettivo con l&#8217;altro sono le qualità umane che l&#8217;esperienza di Biodanza aiuta a rinnovare nella propria vita. Ogni esercizio di Biodanza è stato infatti pensato per modificare gli schemi abitualmente tossici con cui ci si relaziona con sè stessi e con gli altri e che a lungo andare indeboliscono l&#8217;organismo e lo rendono più esposto alle malattie psicosomatiche e al disagio esistenziale Per questa ragione tutti gli esercizi di Biodanza sono finalizzati a riscattare le migliori qualità del potenziale umano : esprimersi con facilità e spontaneità, sentire con intensità, muoversi con grazia naturale, essere più sensibili, più comunicativi, più sicuri, più intimamente predisposti al coraggio e alla fiducia di vivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si pratica</strong><br />
Una sessione dura circa due ore, non è assolutamente affaticante ed è rivolta indifferentemente a maschi e femmine Tutti gli esercizi sono accompagnati dalla musica. A volte gli esercizi sono individuali, altre volte in coppia, altre volte coinvolgono tutto il gruppo. Ogni esercizio è sempre accompagnato da precise spiegazioni esistenziali che ne chiariscono gli scopi e i significati profondi. L&#8217;abbigliamento consigliato è comodo e leggero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli effetti sul potenziale umano</strong><br />
Vitalità : aumento dell&#8217;energia vitale, forte motivazione verso la vita. Creatività : espressione di sé, capacità di rinnovamento esistenziale. Affettività : creazione di realazioni salutari con sé stessi e con gli altri, sensibilità umana e sociale. Sessualità : riduzione della repressione sessuale, risveglio del desiderio Trascendenza : scoperta e conoscenza di un proprio mondo interiore, estasi, beatitudine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esperienze</strong><br />
Per me Biodanza è l&#8217;incontro di tanti cuori speciali che insieme hanno deciso di crescere, di espandersi e di migliorarsi sostenendosi reciprocamente. E in questo percorso, che a volte è come quando si percorre una ripida mulattiera mentre altre è come correre in una libera autostrada, riscopriamo emozioni straordinarie, che non credevamo possibili. Riscopriamo la gioia di vivere, la tenerezza, l&#8217;amore, la fratellanza e tante altre ancora ma soprattutto riscopriamo la consapevolezza che la vita non smette mai di riservarci delle meravigliose sorprese.<br />
(Manuela assistente di volo)</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tre anni che pratico Biodanza e ricordo perfettamente quel novembre in cui entrai molto timdamente in una fredda palestra. Il luogo fisico era freddo, ma è lì che ho trovato il cuore pulsante della vita che ho ricercato per tanto tempo lanciandomi nei piu variegati hobby o pratiche. La mia carta di identità da allora non è cambiata, ma allo stesso momento sono profondamente mutato, tale che guardandomi indietro ho compassione per quel ragazzo ansioso che cercava un qualsiasi motivo valido per vivere la vita. Il bilancio ora è uno solo: meraviglioso. Ho trovato un umanità bellissima e momenti di vita che neanche nei sogni avrei potuto immaginare. Sono bastati pochi semplici elementi, la musica, la danza, il gruppo e l&#8217;incontro. Facile intuire che questi elementi presi uno alla volta non possano che fare bene, ma se messi insieme con le modalità studiate dal prof. Rolando Toro, il tutto diviene una miscela esplosiva di vita, intesa come il nutrimento più essenziale per noi stessi. Sono crollati come un muro di Berlino, pregiudizi e rigidità,&#8230;insomma il gelo dentro. Sia chiaro che i problemi non si sono dissolti, essi ci sono per il solo fatto di vivere…ma è cambiato il mio punto di vista e il mio approccio a loro. Sottolineo che per quanto mi riguarda Biodanza è stata una grandissima possibilità di riscatto, di poter manifestare quello che sono in maniera autentica. Ci vuole però il coraggio di sapersi confrontare con se stessi ed aprire alla vita. Le mani, gli sguardi, gli abbracci , le &#8220;vivencias&#8221; (momenti in cui si prova una forte sensazione di essere vivi), non potrò mai più scordarli perché ora sono dentro di me come esperienze indelebili. Costituiscono il mio preziosissimo patrimonio , che vale più di qualsiasi ricchezza. Perché attraverso il corpo e le emozioni si può scoprire una ricchezza spirituale inimmaginabile….<br />
(Damiano Libero professionista)</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a title="Biodanza" href="http://www.solonewage.it/pratiche-spirituali-biodanza.htm" target="_blank">http://www.solonewage.it</a></p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Biodanza" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__biodanza.php?pn=1493" target="_blank">Biodanza</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Comunicare le emozioni</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/07/15/comunicare-le-emozioni/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 05:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione non verbale]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La comunicazione non verbale delle emozioni è uno dei primi sistemi di organizzazione sociale. Esistono emozioni primarie che sono universalmente riconosciute da tutti i membri della specie umana. Comunicare vuol...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-5294" href="http://stobenecontutti.it/2011/07/15/comunicare-le-emozioni/emozioni-4/"><img class="alignleft size-medium wp-image-5294" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="emozioni" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2011/07/emozioni-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La comunicazione non verbale delle emozioni è uno dei primi sistemi di organizzazione sociale.</strong> Esistono emozioni primarie che sono universalmente riconosciute da tutti i membri della specie umana. Comunicare vuol dire anche poter mentire.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Comunicare le emozioni</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo svolto dal nostro volto nel comunicare le emozioni è importantissimo, perché rappresenta uno strumento primario per la <strong>comunicazione non verbale</strong>. Ciò significa che il volto non è solo un sistema di supporto che abbellisce quanto comunicato verbalmente, ma veicola messaggi che possono o non possono essere indipendenti, intenzionali e pregni di significato emotivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’importanza di comunicare le emozioni</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’importanza del comunicare le emozioni risale ai primi stadi dell’evoluzione. Charles Darwin si interessò della selezione di alcune espressioni facciali come veicoli di emozioni utili all’adattamento. <strong>Ogni emozione è</strong> infatti <strong>il risultato di un’interpretazione da parte di un individuo di ciò che osserva all’esterno.</strong> La possibilità di trasmettere in modo immediato ai conspecifici questa valutazione può servire alla sopravvivenza del gruppo. Osservare un’espressione di paura mette in allarme anche chi ancora non sa quale sia il pericolo, dando del tempo prezioso per prepararsi all’attacco o alla fuga.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Comunicare le emozioni e facce universali</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Queste osservazioni sono alla base di una corrente precisa di indagine che sostiene l’universalità delle emozioni primarie. Rabbia, sorpresa, disgusto, gioia e tristezza sarebbero emozioni caratterizzate da delle espressioni specifiche presenti fin dalla nascita che non cambiano da cultura a cultura. In quest’ambito si inseriscono gli studi di Paul Ekman ed Wallace Friesen, psicologi americani inventori del F.A.C.S. (Facial Acting Coding System), un sistema di codifica delle <strong>espressioni facciali</strong> usate per <strong>comunicare le emozioni. </strong>Attraverso numerose ricerche hanno individuato 44 unità muscolari nel volto e codificato ogni emozione in base ai muscoli contratti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Comunicare la menzogna</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il volto non comunica solo ciò che pensiamo, ma ciò che vogliamo esprimere all’altro</strong>. È quindi possibile che alcune espressioni abbiano lo scopo di mascherare qualcosa che si prova o inventare un’emozione che non si avverte. In generale è più facile fingere emozioni positive,  ma Ekman ha cercato di descrivere le caratteristiche delle emozioni della menzogna. Ad ogni modo, è necessario sottolineare che per capire se qualcuno ci stia mentendo non è sufficiente avere qualche regola, come appare da qualche telefilm. È sempre necessario conoscere lo stile comunicativo di individuo per individuare eventuali deviazioni dalla normalità. Inoltre, un bravo mentitore sa quali tecniche usare per risultare convincente e spesso ha un buon controllo della mimica facciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo Ekman ci sono 3 indicatori principali:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">- Tempo: generalmente le espressioni autentiche non restano per più di qualche secondo sul volto. Quando la mimica resta ferma per più di 10 secondi, possiamo presumere che si stia mentendo.<br />
- Asimmetria: l’emisfero destro (che controlla la parte sinistra del volto) è quello specializzato nell’elaborazione delle emozioni. Normalmente le espressioni sono meno marcate a destra, in caso contrario è possibile che l’emozione non sia genuina.<br />
- Sincronia tra verbale e non verbale: la <strong>comunicazione non verbale</strong> è sincrona rispetto al contenuto espresso verbalmente. Il ritardo tra espressioni e parole costituisce un indizio di falsità.</p>
<p>Di <strong>Francesca Cilento</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Fonte: </span></strong><a title="COMUNICARE LE EMOZIONI" href="http://www.crescita-personale.it/linguaggio-del-corpo/949/comunicare-le-emozioni/702/a" target="_blank">http://www.crescita-personale.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="L'Espressione delle Emozioni" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-espressione-delle-emozioni.php?pn=1493" target="_blank">L&#8217;Espressione delle Emozioni</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="I Volti della Menzogna" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__i_volti_della_menzogna.php?pn=1493" target="_blank">I Volti della Menzogna</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Te lo Leggo in Faccia" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__te-lo-leggo-in-faccia.php?pn=1493" target="_blank">Te lo Leggo in Faccia</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Via la fame nervosa con una dieta bilanciata</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 12:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fame nervosa]]></category>

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		<description><![CDATA[La fame nervosa è dovuta a cause psicologiche e biologiche, come i picchi bassi di glicemia; gli attacchi di fame si possono combattere con la dieta giusta. Fame ed emozioni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4934" href="http://stobenecontutti.it/2011/06/03/via-la-fame-nervosa-con-una-dieta-bilanciata/via-la-fame-nervosa-con-una-dieta-bilanciata/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4934" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="via la fame nervosa con una dieta bilanciata" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/06/via-la-fame-nervosa-con-una-dieta-bilanciata-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>La <strong>fame nervosa</strong> è dovuta a cause psicologiche e biologiche, come i picchi bassi di glicemia; gli attacchi di fame si possono combattere con la dieta giusta.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fame ed emozioni </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che la fame nervosa dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l&#8217;assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo. In ogni caso,<strong> la fame nervosa non dipende da una sola causa</strong>: fattori biologici, psicologici e culturali ne sono all&#8217;origine. Recenti studi, per esempio, hanno mostrato che i picchi bassi di glicemia registrati a livello dell&#8217;ipotalamo scatenano attacchi di fame. Seguici e scopri come placare la fame e le emozioni con la dieta giusta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Per chi è in sovrappeso</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Imparare a distinguere la fame nervosa da quella biologica può essere utile per evitare di ingerire troppe calorie. Ti consigliamo di tenere un diario, dove registrare accanto al cibo introdotto quotidianamente gli stati emotivi e le sensazioni fisiche associate in quel momento all&#8217;ingestione. <strong>Quando si impara a differenziare fame nervosa e fame biologica, si può imparare a soddisfare soltanto quest&#8217;ultima. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La dieta giusta è bilanciata e ricca di sostanze che alzano i livelli dell&#8217;ormone della felicità</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">- Uno dei punti forti della dieta anti-fame nervosa è quello di utilizzare alimenti in grado di innalzare i livelli di serotonina, l&#8217;&#8221;ormone della felicità&#8221;, nel sangue, e quindi frutta, verdura, ma anche noci e mandorle, e poi carboidrati, come pane, pasta e cereali, soprattutto nella versione integrale e senza condimenti eccessivi. Via libera al riso, ottimo quello rosso e il nero Venere, perché regalano una sensazione di sazietà prolungata.</p>
<p style="text-align: justify;">- Per quanto riguarda i secondi piatti, sono adatti il pesce soprattutto se di mare, le carni bianche, i formaggi freschi e lo yogurt; la carne rossa è ricca di tossine che, in persone sensibili, possono aumentare l&#8217;ansia, meglio quindi non consumarla più di una volta a settimana.</p>
<p style="text-align: justify;">- I legumi vanno consumati al posto di carne o pesce, in quanto forniscono proteine verdi che, abbinate a quelle dei cereali o derivati assunti nello stesso pasto, apportano tutti gli aminoacidi essenziali. Quindi sono ottimi antifame i piatti tradizionali come pasta e fagioli, riso e lenticchie, ma anche tofu e pane integrale, ceci e couscous&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Perché i legumi fanno bene</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Triptofano, lisina e fibre salvano la linea</p>
<p style="text-align: justify;">- Il triptofano è un aminoacido essenziale (il corpo non è in grado di sintetizzarlo e deve essere assunto con gli alimenti). Se carente, la fame aumenta.</p>
<p style="text-align: justify;">- La lisina, un altro aminoacido essenziale, è fondamentale per ridurre stanchezza, irritabilità e mancanza di concentrazione, che nelle persone con la tendenza alla fame nervosa &#8220;aumentano&#8221; l&#8217;appetito.</p>
<p style="text-align: justify;">- Le fibre regolarizzano la glicemia nel sangue e l&#8217;appetito.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Come e quando gustarli</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">In insalata, una volta al dì per un mese</p>
<p style="text-align: justify;">- Scegli i legumi secchi, più ricchi di proteine e quindi di aminoacidi, come triptofano e lisina, rispetto a quelli freschi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Metti 4 cucchiai di legumi secchi per persona in ammollo in acqua per una notte.</p>
<p style="text-align: justify;">- Poi lessali in abbondante acqua leggermente salata. Quindi scolali, lasciali intiepidire e condiscili con olio di oliva extravergine e succo di limone che potenzia l&#8217;azione della lisina grazie al suo contenuto di vitamina C.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fonte:</strong></span><a title="Via la fame nervosa con dieta bilanciata e insalata di legumi" href="http://www.riza.it/alimentazione/fame-e-psiche_via-la-fame-nervosa-con-dieta-bilanciata-e-insalata-di-legumi__QQidcZ65QQidaZ634" target="_blank"> http://www.riza.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="La Dieta Perfetta" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-dieta-perfetta.php?pn=1493" target="_blank">La Dieta Perfetta</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="L'Alimentazione su misura" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__lalimentazione_su_misura.php?pn=1493" target="_blank">L&#8217;Alimentazione su misura</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="La Dieta del Cuore" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-dieta-del-cuore.php?pn=1493" target="_blank">La Dieta del Cuore</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Comunicare con il cuore</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 05:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[affettività]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando avrò imparato a conoscermi e a comunicare con intelligenza emotiva, sarò veramente padrone dei miei pensieri, delle mie emozioni, delle mie scelte, del mio comportamento e della mia vita....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-4444" href="http://stobenecontutti.it/2011/02/21/comunicare-con-il-cuore/intelligenza-del-cuore/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4444" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="intelligenza del cuore" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/02/intelligenza-del-cuore-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Quando avrò imparato a conoscermi e a comunicare con intelligenza emotiva, sarò veramente padrone dei miei pensieri, delle mie emozioni, delle mie scelte, del mio comportamento e della mia vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarò in grado di riconoscere e accettare i miei limiti e i miei punti di forza insieme alla mia energia vitale, che mi renderà capace di pensare rapidamente e di agire con calma senza inutile ansia e tensioni, perché sentirò il mio corpo leggero e rilassato e la mia mente serena, lucida e scattante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa profonda consapevolezza mi darà la forza e il coraggio di credere in me e di andare avanti, di amare la vita e di sentirmi veramente libero, in pace con me stesso e in piena armonia con l&#8217;universo.</p>
<p style="text-align: justify;">So che questo è possibile, può accadere già oggi… semplicemente perché lo voglio!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L&#8217;importanza di comunicare con il cuore</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inutile negarlo in una società basata sulla conoscenza e l&#8217;informazione, caratterizzata da forte competitività a tutti i livelli, dove ognuno corre per arrivare primo, per raggiungere traguardi e obiettivi spesso troppo ambiziosi, i ritmi di vita e di lavoro diventano sempre più insostenibili esponendoci a forti tensioni emotive. In questa frenetica corsa verso il potere, il successo, la carriera, la perfetta forma fisica, il benessere materiale ottenuto a qualsiasi costo, spesso si contano più vittime che vincitori. Vittime dell&#8217;ansia, dello stress e della depressione, autentici fantasmi della mente che in parte l&#8217;individuo genera da sé, in parte attraverso l&#8217;interazione con l&#8217;ambiente, dove ci sono gli altri con i quali vive, lavora e comunica il più delle molte in maniera superficiale e inefficace. In altre parole, siamo portati ad usare più la testa che il cuore nel gestire la maggior parte dei rapporti interpersonali. Così facendo, però, non ci rendiamo conto che anziché migliorare la qualità della nostra vita, la peggioriamo inesorabilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere meglio l&#8217;argomento è necessario partire da un dato di fatto: <strong>la maggior parte delle persone comunica prevalentemente (se non esclusivamente) con la testa mettendo a tacere il cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni</strong>. Osservando infatti la mimica facciale, il linguaggio del corpo, lo stile di comunicazione e di comportamento sociale ci si rende immediatamente conto del facile trionfo della testa sul cuore, del predominio schiacciante della razionalità sulle emozioni, evidentemente soffocate perché ritenute scomode se non addirittura ingombranti. D&#8217;altra parte le emozioni, secondo i piu&#8217; sono un fatto così privato, un aspetto così intimo che non conviene assolutamente rivelarle nelle relazioni interpersonali: farle entrare in gioco significherebbe rischiare di perdere la partita. Ma di quale partita si tratta? Di una partita non meglio definita, che si gioca di volta in volta con maggiore o minore impegno e determinazione in funzione della natura e importanza degli obiettivi, ma che è sempre connotata da una costante preoccupazione di fondo: vincere sull&#8217;altro, battere l&#8217;avversario, dimostrare che si è migliori, più competenti, più bravi, che la propria tesi è più corretta o più giusta rispetto a quella dell&#8217;interlocutore e via discorrendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti concordano sull&#8217;importanza di un&#8217;efficace comunicazione come conditio sine qua non per creare relazioni sane e reciprocamente gratificanti. Nonostante ciò, comunicare bene diventa sempre più difficile e in alcuni casi addirittura impossibile. Basta guardare le innumerevoli situazioni di conflitto interpersonale che finiscono inevitabilmente nello sterile gioco a somma zero, che vede tutti perdenti, anche se qualcuno conserva l&#8217;illusione di aver vinto a spese dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanti è capitato di avere un importante argomento da discutere, magari potenzialmente ansiogeno, che si sperava di poter trattare in maniera leale e trasparente, e di finire invece nel tunnel di un acceso diverbio che, senza rendersene conto, infiamma gli animi e nonostante le buone intenzioni di voler analizzare l&#8217;argomento in maniera civile e democratica, di ritrovarsi a un certo punto uno contro l&#8217;altro, privi di controllo emotivo, più propensi a reagire e a difendere la propria posizione che a comunicare, più disposti a entrare in conflitto anziché essere sinceramente disponibili al dialogo? Certamente sarà capitato a molti di dover pagare le conseguenze più o meno gravi di un comportamento così palesemente inadeguato, che rivela tutti i limiti delle proprie capacità comunicative.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta al perché questo accada sembra essere che non siamo emotivamente intelligenti, manchiamo di quella forma sofisticata, ma indispensabile di intelligenza umana di livello superiore, che è appunto l&#8217;intelligenza emotiva e così il nostro modo di comunicare risulta inefficace e inappropriato, qualche volta anche socialmente scorretto e comunque disfunzionale rispetto agli obiettivi in gioco. E&#8217; proprio l&#8217;intelligenza emotiva a fare la differenza tra chi utilizza in modo competente gli strumenti della comunicazione ottenendo buoni risultati in termini di approvazione sociale e consenso e chi, invece, non avendo familiarità con tali strumenti, o ignorandoli del tutto, compromette irrimediabilmente gli esiti comunicativi, riportando la peggio in ogni situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sempre l&#8217;intelligenza emotiva a consentirci di poter affermare senza ansia, con calma e assertività il nostro punto di vista nel pieno rispetto di quello altrui, e senza perdere il controllo della situazione. Quando si è emotivamente intelligenti, si è in grado di <strong>comunicare con il cuore</strong> e non si sente il bisogno di umiliare, offendere, squalificare l&#8217;altro, non si pretende di primeggiare e vincere a tutti i costi alla ricerca di un potere che abbia effetto ansiolitico e che permetta di mantenere sotto controllo la propria ansia e insicurezza. Tutto avviene ed evolve in maniera naturale e gli equilibri relazionali sono salvi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, invece, ci si lascia guidare solo dalla testa e dalla razionalità, mettendo da parte il cuore e le sue ragioni, si finisce quasi sempre per ritrovarsi in una disputa senza fine in cui ognuno è ancorato rigidamente alle proprie posizioni e, senza saperlo, si gettano le basi per un finale prevedibile e abbastanza scontato, che nella migliore delle ipotesi sarà una situazione reciprocamente insoddisfacente del tipo muro contro muro. Se invece si avesse maggiore consapevolezza di sé e del proprio stile di comunicazione (ma la consapevolezza è un elemento fondamentale dell&#8217;intelligenza emotiva), si eviterebbero tanti errori nel rapportarsi agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché tutto questo accade? Troppo spesso comunichiamo senza applicare i principi dell&#8217;intelligenza sociale ed emotiva, ovvero passiamo troppo tempo a discutere, a criticare, a giudicare comunicando con la testa, senza dare il giusto spazio al proprio cuore. Non dobbiamo dimenticare che <strong></strong>, <strong>la testa è la sede privilegiata delle paure delle ansie, delle insicurezze riguardo a se stessi, alle proprie capacità professionali, al proprio valore.</strong> Quando si è in ansia, sale la tensione emotiva, si è più rigidi ed emotivamente vulnerabili, il comportamento appare disorganizzato e la comunicazione diventa meno fluida e lineare, più difficile da gestire perché concentrata sull&#8217;esigenza di controllo e potere personale di cui si ha un forte bisogno per non sentirsi minacciati.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante rendersi conto che quando si comunica solo con la testa razionalizzando sempre tutto, si arriva al confronto o alla discussione con un Sé fragile, conflittuale, carico di ansia e paure e generalmente questo non porta ad alcuna conclusione positiva, che potrà essere tale solo se entrambi i soggetti comunicanti sentiranno di aver vinto e non perso. In caso contrario, in quel particolare contesto comunicativo si troveranno a confrontarsi due persone in ansia, bloccate dalla paura, che si sentiranno reciprocamente minacciate e insicure e quindi più propense a stare sulla difensiva e a vedere l&#8217;altro come un nemico da affrontare e battere a tutti i costi, anziché un partner comunicativo con cui dialogare. In questi casi, quella che nasce come una semplice discussione o confronto, può finire &#8211; per effetto della dissonanza cognitiva &#8211; in una situazione di aspro conflitto che generalmente diventa guerra psicologica ad oltranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si comunica in uno stato di paura o di ansia, si tende ad affrontare la situazione con un approccio mentale del tipo vincere/perdere. Io devo vincere, tu devi perdere; io ho ragione, tu torto, io devo parlare, tu devi tacere, ecc.. Alla base di un tale atteggiamento ci sono sempre convinzioni di fondo riguardo alla propria posizione esistenziale, aspetto decisivo della propria personalità, che identifica il modo di porsi nei confronti degli altri e della vita. E un eccesso di razionalità misto ad ansia può spingere l&#8217;individuo a pensare Io sono Ok, Tu non sei Ok ad agire di conseguenza, rapportandosi agli altri in maniera sbagliata. In realtà, il problema è che se affrontiamo la questione in questa ottica, squalificando l&#8217;interlocutore e attribuendogli inconsciamente il ruolo di perdente, non ne verremo mai fuori e non potremo avviare, costruire e mantenere una relazione reciprocamente gratificante, che potrà durare nel tempo solo se sostenuta da solide basi come il rispetto reciproco, la tolleranza, l&#8217;orientamento al dialogo e l&#8217;accettazione dell&#8217;altro come partner comunicativo. Perciò, è bene considerare che quando comunichiamo con la testa provando ansia da prestazione e da risultato, senza renderci conto di essere guidati dalla paura, allora ci stiamo avviando verso la sconfitta e il gioco a somma zero, micidiale trappola emotiva dalla quale sarà poi difficile se non impossibile uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose qual è l&#8217;alternativa? L&#8217;alternativa consiste nel riuscire a comunicare dal cuore e con il cuore per arrivare al cuore dell&#8217;altro, dando il necessario spazio ai sentimenti e alle emozioni. Questo significa aprirsi sinceramente alla cultura del dialogo, dell&#8217;uguaglianza e della parità dei diritti. Entrare in una dimensione comunicativa e relazionale vera, autentica, profondamente gratificante, alla base della quale ci sono sentimenti importanti come la fiducia, la tolleranza, l&#8217;empatia, l&#8217;amore e il rispetto per l&#8217;altro. Tutto questo è intelligenza emotiva! Ed è quello che serve per creare sintonia comunicativa, cultura del dialogo, simmetria relazionale, convergenza sugli obiettivi e, in ultima analisi, un risultato finale reciprocamente soddisfacente, che consente ad entrambi di vincere e di sentirsi Ok. A pensarci bene non ci sono alternative!</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe obiettare che in teoria il discorso non fa una piega, tutto fila liscio come l&#8217;olio, ma nella pratica la faccenda è molto più complicata. E&#8217; vero, non è affatto semplice comunicare con il cuore. Bisogna prenderne atto, costa più fatica e poi la verità è che non siamo abituati a farlo e ci vuole allenamento! E nessuno ci ha educati a comunicare con il cuore e insegnato ad acquisire questa fondamentale competenza di vita, indispensabile per comunicare bene in qualsiasi contesto e ambiente. E la maggior parte di noi non ha purtroppo avuto buoni maestri né in famiglia né tanto meno a scuola, ed è per questo che oggi risulta difficile operare una inversione di tendenza che richiede coraggio, flessibilità, capacità di mettersi in gioco oltre a uno sforzo notevole di ristrutturazione cognitiva e di cambiamento del proprio stile di comunicazione e di comportamento sociale, indispensabile per riuscire a riconoscere, gestire ed esprimere adeguatamente i propri pensieri, stati d&#8217;animo ed emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte delle persone non è disposta a compiere questo sforzo, pur sapendo che si tratta di un salto di qualità che può migliorare la qualità della vita, perché pensa di non esserne in grado (ammesso che ne abbia consapevolezza), tanto è cristallizzato l&#8217;automatismo di certe routine difensive che creano un modo di comunicare che, per quanto risulti oggettivamente inadeguato e disfunzionale, è pur sempre parte integrante del proprio modo di essere. E cambiare si sa non è per niente facile!</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste considerazioni ci aiutano a comprendere e soprattutto possono spingerci ad applicare correttamente nella vita sociale professionale di tutti i giorni i suggerimenti che seguono, indispensabili per imparare a comunicare con il cuore. Essi costituiscono la premessa fondamentale di un percorso in autoapprendimento sul tema dell&#8217;intelligenza emotiva nel quale ognuno potrà trovare, se motivato a farlo, le risposte a un suo bisogno interiore di cambiamento e miglioramento o di semplice riconciliazione con se stesso. Acquisire consapevolezza di questo percorso significa già essere a buon punto sulla strada lunga e a volte in salita del cuore. Il resto viene da sé con la pratica sapendo che il viaggio intrapreso è un viaggio interminabile, ma allo stesso tempo è un&#8217;esperienza entusiasmante, un&#8217;autentica sfida con se stessi che vale la pena di affrontare perché forse rappresenta l&#8217;unica strada conosciuta dal cuore per arrivare a star bene con se stessi e con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sette passi per imparare a comunicare con il cuore</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Convincersi che comunicare con il cuore è possibile oltre che psicologicamente gratificante</strong>. Basta volerlo e cominciare subito a farlo con la consapevolezza che solo la pratica rende perfetti. Lo sforzo iniziale che può rendere difficile la partenza, sarà largamente compensato in seguito dalla gioia derivante dall&#8217;essere riusciti a diventare emotivamente più intelligenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Interessarsi agli altri.</strong> Più ci interessiamo degli altri e di quello che sta loro a cuore e più gli altri si interesseranno di noi. Ognuno in cuor suo vuole sentirsi importante, apprezzato e stimato. E se è vero che il proprio mondo conta sempre di più di quello degli altri, è anche vero che cercare di capire che cosa interessa agli altri, quali sono i loro obiettivi, le loro speranze, le loro paure, aiuta a comunicare meglio e a farsi degli amici, bloccando già sul nascere molti dei possibili motivi di divergenza o fattori di conflitto interpersonale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbandonare l&#8217;idea di essere infallibili.</strong> Errare humanun est, dicevano i latini e pensare di avere sempre ragione è pura follia! Nessuno è o potrà mai essere detentore di verità assolute; perciò chi riesce a dubitare di sé e delle proprie opinioni e mette in conto l&#8217;eventualità di potersi sbagliare, è più saggio di quanto non pensi. Nella sua filosofia di vita trova spazio un principio cardine della P.N.L. (Programmazione Neurolinguistica): la mappa non è il territorio. E la mappa comprende le proprie convinzioni, idee, opinioni che sono le proprie e non quelle dell&#8217;umanità intera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Imparare ad ascoltare.</strong> Saper ascoltare sembra facile o addirittura scontato, dopotutto è una funzione spontanea e naturale della comunicazione, appresa sin dall&#8217;infanzia, che sembrerebbe non richiedere alcuna abilità. Invece non è così, perché saper ascoltare è una competenza emotiva di fondamentale importanza, ed è grazie ad essa e all&#8217;empatia, che poi è la capacità di mettersi nei panni degli altri, sforzandosi di vedere le cose dal loro punto di vista e di coglierne il vissuto emotivo, che si può imparare a comunicare con il cuore. Senza una buona capacità di ascolto empatico, è praticamente impossibile riuscire a farlo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Considerare le emozioni una risorsa.</strong> Imparare a riconoscere, gestire ed esprimere i propri sentimenti e stati d&#8217;animo è una grande conquista personale, che promuove l&#8217;equilibrio interiore e predispone all&#8217;autorealizzazione. Per questo soffocare le proprie emozioni è l&#8217;atteggiamento più sbagliato che ci sia, mentre intraprendere, a qualsiasi età, un percorso di alfabetizzazione emozionale è una scelta vincente che può migliorare la qualità della propria vita affettiva, sociale e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dire quello che si pensa senza temere il giudizio degli altri.</strong> Se dire quello che si pensa aiuta a sentirsi bene ed in pace con se stessi, farlo con un pizzico di tatto e diplomazia è un obbligo sociale ancora più importante ai fini dell&#8217;approvazione e del consenso in quanto consente di apparire agli occhi degli altri più sicuri di sé e delle proprie convinzioni nella giusta misura. Per questo nel sostenere le proprie idee ed opinioni, bisognerebbe accuratamente evitare qualsiasi esagerazione o forma di arroganza, saccenza e assolutismo che potrebbero indurre l&#8217;interlocutore ad irrigidirsi, a stare sulla difensiva e a contraddire o rifiutare del tutto il nostro punto di vista. Siate perciò eleganti nel linguaggio e nel modo di esporre ciò che pensate, anteponendo possibilmente al vostro pensiero espressioni tipo io credo…, io ritengo che… . Lasciando aperta la porta del dubbio, risulterete più convincenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sviluppare un orientamento al dialogo. </strong>Chi vuole davvero imparare a comunicare con il cuore non ha altra scelta: deve far proprio il principio win-win (vincere-vincere) e assumerlo come costante psicologica in tutte le dimensioni della propria esistenza, da quella affettiva a quella sociale e professionale. In base a tale principio, in qualsiasi contesto o situazione comunicativa si può vincere insieme (vinco io &#8211; vinci tu) senza entrare inutilmente in conflitto con l&#8217;altro. Anzi il conflitto, che per sua natura è parte integrante della vita di relazione, in base al suddetto principio, viene vissuto come una buona occasione di confronto, utile alla propria crescita, anziché come un inevitabile scontro in cui uno deve per forza vincere e l&#8217;altro perdere.</p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a href="http://www.benessere.com" target="_blank">http://www.benessere.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
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<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-red.php?pn=1493" title="Emozioni" style="font-weight:bold">Emozioni</a></div>
</td>
</tr>
</table>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare.php?pn=1493" title="Comunicare" style="font-weight:bold">Comunicare</a></div>
</td>
</tr>
</table>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__comunicare_magicamente-dvd.php?pn=1493" title="Comunicare Magicamente - DVD" style="font-weight:bold">Comunicare Magicamente &#8211; DVD</a></div>
</td>
</tr>
</table>
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		<title>L&#8217;Imbarazzo</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/12/15/limbarazzo/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 05:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[imbarazzo]]></category>
		<category><![CDATA[timidezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte le teorie psicologiche delle emozioni ammettono o sottolineano che le reazioni emotive hanno una funzione adattativa per l’individuo e per la specie. In questo senso se alle emozioni considerate...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4285" href="http://stobenecontutti.it/2010/12/15/limbarazzo/imbarazzo/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4285" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="imbarazzo" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/12/imbarazzo-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Tutte le teorie psicologiche delle <strong>emozioni</strong> ammettono o sottolineano che le reazioni emotive hanno una funzione adattativa per l’individuo e per la specie. In questo senso se alle emozioni considerate fondamentali – quali felicità, tristezza, paura, rabbia, disgusto – si attribuiscono funzioni e scopi evolutivi semplici – quali mantenere i legami affettivi con le figure di attaccamento, segnalare l’esistenza di pericoli, difendersi dagli attacchi e dalle circostanze pericolose – alle emozioni più complesse si attribuiscono funzioni maggiormente evolute e connesse alla formazione della consapevolezza di se stessi e alla regolazione delle proprie relazioni con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, <strong>l’imbarazzo è una tipica emozione sociale fortemente connessa alla percezione che ciascuno di noi ha di se stesso e delle sue caratteristiche in relazione agli altri</strong>. Posto che l’imbarazzo potrebbe non essere solo un’emozione negativa, in questo articolo si è cercato di fornire una definizione di questo stato emotivo, di considerare le situazioni e i motivi che più comunemente suscitano imbarazzo, di rilevare se ci sono persone che sperimentano questo stato emotivo più facilmente di altre, di descrivere i correlati comportamentali e psico-fisiologici di questa emozione e, in ultimo, di suggerire alcuni accorgimenti per tenerla sotto controllo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Alcune definizioni</strong></span><br />
Non è facile fornire una definizione per il termine imbarazzo dal momento che è stato utilizzato da letterati e studiosi in svariati modi e con significati abbastanza distanti tra loro. D’Urso (1990) ad esempio, riporta che il significato primitivo del termine, è quello di ingombro materiale dovuto alla presenza di oggetti voluminosi d’ostacolo a qualche attività. In epoca più recente compaiono i significati di incombenza, compito sgradevole oppure preoccupazione e inquietudine. A partire dal secolo scorso si diffonde l’uso di questo termine nell’accezione di «difficoltà economica» oppure, in un ambito più legato al corporeo, nell’accezione di peso, o appunto, imbarazzo di stomaco.<br />
In termini di vissuti emotivi, per imbarazzo si intende uno stato più o meno intenso e di durata variabile (da pochi secondi a pochi minuti) che si manifesta esclusivamente in una situazione sociale, caratterizzato da modificazioni psicofisiologiche e manifestazioni comportamentali esprimenti disagio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Perché ci si imbarazza</strong></span><br />
Tutti gli studiosi, siano essi sociologi, antropologi o psicologi, concordano nel<strong> legare strettamente il vissuto dell’imbarazzo ad eventi che mettono in crisi l’immagine pubblica dell’individuo</strong> e nel connettere tale vissuto emotivo all’hic et nunc, quindi al presente e al luogo dell’azione: infatti perché si origini è necessario che sulla scena siano presenti chi si imbarazza e chi causa o assiste all’imbarazzo (Goffman, 1956; Modigliani, 1968; Edelmann, 1987).</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo punto di vista non c’è un imbarazzo privato, né un imbarazzo prospettivo o retrospettivo (D’Urso, 1990 ). Un altro punto d’accordo tra gli studiosi è l’aver rilevato come spesso le situazioni che generano imbarazzo sono quelle in cui mancano norme esplicite di comportamento , quelle dove non è ben chiaro quali siano le norme comportamentali più adeguate o socialmente accettate. Un esempio tipico e quello in cui ci si trova in due in un ascensore: non si sa mai bene quali atteggiamenti o comportamenti tenere e questo sovente genera imbarazzo. Un altro modo per dar ragione dell’imbarazzo è quello di considerarlo come sanzione per una regola sociale violata o in pericolo (Modigliani, 1971 ). Secondo Castelfranchi (1988) invece il nucleo dell’imbarazzo consisterebbe in una perdita, avvenuta o temuta e comunque momentanea, della propria autostima situazionale: è il caso ad esempio di una persona in genere agile, che in una particolare circostanza e di fronte ad altri si è mostrata goffa e impacciata.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo D’Urso e Trentin (1992) le condizioni che normalmente devono essere presenti perché insorga l’imbarazzo sono:-</p>
<p>- la consapevolezza che un proprio comportamento è regolato da norme sociali;<br />
- la presenza di un pubblico e in particolare il sentire su di sé l’attenzione degli altri;<br />
- desiderio di conformarsi alle norme e il timore di infrangerle;<br />
- l’insicurezza sulle proprie capacità e quindi la paura di perdere la faccia davanti agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Quando ci si imbarazza</strong></span><br />
Quali sono le situazioni nelle quali è più facile imbarazzarsi?<br />
Non esiste una risposta univoca a questa domanda perché molto dipende da quali sono i valori, le regole che ciascuno ha e soprattutto dall’immagine che di noi stessi abbiamo e che desideriamo preservare davanti agli altri. Tuttavia è possibile individuare alcune situazioni nelle quali più che in altre è possibile provare imbarazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere queste situazioni sono connesse ad un fallimento in pubblico, alla contraddizione fra le richieste di ruoli diversi, alla perdita del contegno o del controllo del proprio corpo, all’intimità fisica ed emotiva (Gross e Stone, 1964; Sattler, 1965 ).<br />
Inoltre esistono situazioni nelle quali siamo imbarazzati per l’imbarazzo di qualcuno che ci è vicino , oppure circostanze nelle quali noi lo sperimentiamo al posto di qualcun altro.<strong><br />
Altra situazione che spesso genera imbarazzo è l’essere oggetto di lodi o di attenzione o il venir insigniti di premi.</strong> In questo caso l’imbarazzo si genera non tanto per la situazione di per sé positiva quanto per il timore o la sensazione di dover subire ulteriori valutazioni e quindi di non dimostrarsi all’altezza della situazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Cosa ci succede quando siamo imbarazzati?</strong></span><br />
Le manifestazioni comportamentali tipiche dell’imbarazzo , quali il rossore, l’irrequietezza motoria, le alterazioni della voce, oltre a segnalare agli altri lo stato emotivo in cui ci si trova, agiscono come causa ulteriore d’imbarazzo . Si tratta di un rinforzo circolare che opera per l’imbarazzo più che per ogni altra emozione (D’Urso e Trentin, 1992 ).<br />
A livello comportamentale, l’imbarazzo si esprime soprattutto con il distogliere lo sguardo dall’interlocutore, abbassandolo o deviandolo su punti dello spazio per nulla interessanti; la postura può essere o estremamente rigida con pochissimi movimenti o al contrario presentare movimenti irrequieti di braccia, gambe, mani e continui cambi di posizione. Inoltre quando ci si sente imbarazzati si mettono in atto dei comportamenti tesi ad allentare la tensione emotiva, quali toccarsi ripetutamente i capelli o giocherellare con piccoli oggetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il linguaggio delle persone imbarazzate si modifica (Kast e Mahl, 1965 ). La voce diventa stridula, con tonalità irregolari, spesso si balbetta o si incespica, il volume della voce si alza e/o si abbassa rispetto alla propria norma, si fanno insoliti errori di grammatica, vi sono esitazioni, false partenze, lunghe pause tra una parola e l’altra. A livello psico-fisiologico il segnale caratteristico dell’imbarazzo è l’ arrossarsi in modo repentino del viso e del collo fattore dovuto ad una vasodilatazione periferica; il battito del cuore rallenta (anche se spesso si pensa che aumenti), la temperatura corporea si innalza o ha degli sbalzi, i vasi sanguigni si dilatano, aumenta la tensione muscolare, la respirazione si fa irregolare, si suda di più e la motilità gastrica così come la secchezza delle fauci aumentano (D’Urso e Trentin, 1992 ).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ci sono persone che si imbarazzano più di altre?</strong></span><br />
<strong>In genere si imbarazzano più facilmente le persone che tendono da un lato, a sopravvalutare l’importanza e la severità del giudizio degli altri, dall’altro a sottovalutare le proprie capacità</strong> (Edelman, 1987 ); spesso si tratta di persone che hanno una forte consapevolezza di sé e del proprio modo di apparire in pubblico, di persone che hanno livelli di aspirazioni più alti della media e che presentano una grande capacità empatica. Rispetto alla facilità con cui ci si imbarazza, non sembra ci siano differenze significative tra uomini e donne, anche se le donne sembra si imbarazzino più facilmente per il doversi esibirsi in pubblico e per l’intimità fisica, mentre gli uomini si imbarazzano di più per questioni legate al proprio prestigio economico e professionale (D’Urso, Trentin, 1992 ).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Che fare quando si è in imbarazzo?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">D’Urso e Trentin (1992) riportano alcuni accorgimenti da adottare in situazioni imbarazzanti:</p>
<p style="text-align: justify;">- se avete fatto una goffaggine piccola e che danneggia solo voi siate i primi a farla notare e a riderci sopra<br />
- se avete fatto una goffaggine grossa e che danneggia qualcuno, scusatevi rapidamente, mettete in chiaro che riparerete e cambiate discorso<br />
- se siete imbarazzati senza aver fatto nulla, per paura di essere brutti, poco eleganti, o di balbettare, o non sapere cosa dire, vi si aprono due strade: a) quella eroica : dire come vi sentite.E’ consigliabile però in una situazione a due oppure di fronte ad un pubblico vero e attento ad esempio quello di una conferenza. Da evitare in situazioni di gruppo informale di persone poco attent b) quella facile : cercare di mantenere l’autocontrollo, non fare assolutamente niente, guardare con interesse gli altri, ascoltare, cercare di capire senza preoccuparsi di dover dire qualcosa, cercare di rendere a se stessi il più familiare possibile la situazione dal momento che l’imbarazzo diminuisce quanto più una situazione è familiare e prevedibile</p>
<p style="text-align: justify;">Sentirsi in imbarazzo non è per nulla piacevole e per quanto possibile si cerca in ogni modo di evitare occasioni che possano alimentare questo stato emotivo. Tuttavia, l’imbarazzo rivela ciò che per noi conta, il valore che attribuiamo agli altri e alle cose . <strong>Imbarazzarsi di fronte a qualcuno significa riconoscergli che per noi è importante, in un certo senso è come rendere omaggio al nostro interlocutore.</strong> In effetti, come sostiene D’Urso (1990) , se l’imbarazzo parla un po’ male dell’imbarazzato, parla bene dell’imbarazzante o comunque segnala che gli viene attribuito valore e questo, da un certo punto di vista e in talune circostanze, non può che attribuire un fascino sottile alla relazione.</p>
<p>A cura della Dott.ssa <strong>E. Maino</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a href="http://www.benessere.com" target="_blank">http://www.benessere.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Emozioni" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-red.php?pn=1493" target="_blank">Emozioni</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Emozioni In Movimento" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-in-movimento-mediterranee.php?pn=1493" target="_blank">Emozioni In Movimento</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Emozioni per Crescere. Come Educare l'Emotività" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-per-crescere-come-educare-l-emotivita.php?pn=1493" target="_blank">Emozioni per Crescere. Come Educare l&#8217;Emotività</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
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		<title>Che cos&#8217;è la paura?</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/09/24/che-cose-la-paura/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 04:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[apprensione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fobia]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[timore]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo termine si identificano stati di diversa intensità emotiva che vanno da una polarità fisiologica come il timore, l&#8217;apprensione, la preoccupazione, l&#8217;inquietudine o l&#8217;esitazione sino ad una polarità patologica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/09/la-paura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3984" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="la paura" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/09/la-paura.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong></strong></span><strong>Con questo termine si identificano stati di diversa intensità emotiva</strong> che vanno da una polarità fisiologica come il timore, l&#8217;apprensione, la preoccupazione, l&#8217;inquietudine o l&#8217;esitazione sino ad una polarità patologica come l&#8217;ansia, il terrore, la fobia o il panico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine paura viene quindi utilizzato per esprimere sia una emozione attuale che una emozione prevista nel futuro, oppure una condizione pervasiva ed imprevista, o un semplice stato di preoccupazione e di incertezza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza soggettiva, <strong>il vissuto fenomenico della paura è rappresentata da un senso di forte spiacevolezza</strong> e da un intenso desiderio di evitamento nei confronti di un oggetto o situazione giudicata pericolosa. Altre costanti dell&#8217;esperienza della paura sono la tensione che può arrivare sino alla immobilità (l&#8217;essere paralizzati dalla paura) e la selettività dell&#8217;attenzione ad una ristretta porzione dell&#8217;esperienza. Questa focalizzazione della coscienza <strong>non riguarda solo il campo percettivo esterno ma anche quello interiore dei pensieri che risultano statici, quasi perseveranti</strong>. La tonalità affettiva predominante nell&#8217;insieme risulta essere negativa, pervasa dall&#8217;insicurezza e dal desiderio di fuga.<br />
<strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Da dove nasce la paura?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dai risultati di molte ricerche empiriche si giunge alla conclusione che potenzialmente qualsiasi oggetto, persona o evento può essere vissuto come pericoloso e quindi indurre una emozione di paura. La variabilità è assoluta, addirittura la minaccia può generarsi dall&#8217;assenza di un evento atteso e può variare da momento a momento anche per lo stesso individuo. <strong>Essenzialmente la paura può essere di natura innata oppure appresa</strong>. I fattori fondamentali risultano comunque essere la percezione e la valutazione dello stimolo come pericoloso o meno.<br />
<strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Paure innate </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>stimoli fisici molto intensi</strong> come il dolore oppure il rumore;<br />
- <strong>oggetti, eventi o persone sconosciuti</strong> dai quali l&#8217;individuo non sa cosa aspettarsi e neppure come eventualmente affrontare;<br />
- <strong>situazioni di pericolo per la sopravvivenza dell&#8217;individuo o per l&#8217;intera specie</strong>: l&#8217;altezza, il buio, il freddo, l&#8217;abbandono da parte   della figura di attaccamento;<br />
<strong>- circostanze in cui è richiesta l&#8217;interazione con individui o animali aggressivi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esempi di paure tipicamente innate sono: la paura degli estranei, del buio, la paura per certi animali (ragni e serpenti), il terrore alla vista di parti anatomiche umane amputate.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Paure apprese</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riguardano una infinita varietà di stimoli che derivano da esperienze dirette e che si sono dimostrate penose e pericolose</strong>. Il meccanismo universale responsabile dell&#8217;acquisizione di paure apprese viene definito condizionamento, che può trasformare un qualunque stimolo neutro in stimolo fobico, mediante la pura associazione per vicinanza spaziale e temporale ad uno stimolo originariamente fonte di paura.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Come il corpo manifesta la paura?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La faccia delle paura si manifesta in un modo molto caratteristico:</strong> occhi sbarrati, bocca semi aperta, sopracciglia avvicinate, fronte aggrottata. Questo stato di tensione dei muscoli del viso rappresenta l&#8217;espressione della paura che è ben riconoscibile anche in età precoce e nelle diverse culture.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>alterazioni psicofisiologiche</strong> sembrano differenziarsi fra quelle che si associano a stati di paura intensi, come il panico e la fobia, e quelle invece concomitanti alla preoccupazione e all&#8217;ansia. Precisamente, uno stato di paura acuta ed improvvisa caratteristica del panico e della fobia, si accompagna ad una attivazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico, si ha quindi un abbassamento della pressione del sangue e della temperatura corporea, diminuzione del battito cardiaco e della tensione muscolare, abbondante sudorazione e dilatazione della pupilla. Il risultato di tale attivazione è una sorta di paralisi, ossia l&#8217;incapacità di reagire in modo attivo con la fuga o l&#8217;attacco .</p>
<p style="text-align: justify;">La funzione di questa staticità indotta dallo stimolo fobico sembra quella di difendere l&#8217;individuo dai comportamenti aggressivi d&#8217;attacco scatenati dalla fuga e dal movimento. Paradossalmente, in casi estremi, tale reazione parasimpatica può condurre alla morte per collasso cardiocircolatorio. Stati di paura meno intensi invece attivano il sistema nervoso simpatico, per cui i pelli si rizzano, ai muscoli affluisce maggior sangue e la tensione muscolare ed il battito cardiaco aumentano; il corpo è così pronto all&#8217;azione finalizzata all&#8217;attacco oppure alla fuga.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Quali sono le funzioni della paura?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, <strong>la paura ha una funzione positiva</strong>, così come il dolore fisico, di segnalare uno stato di emergenza ed allarme , preparando la mente il corpo alla reazione che si manifesta come comportamento di attacco o di fuga. Inoltre, in tutte le specie studiate l&#8217;espressione della paura svolge la funzione di avvertire gli altri membri del gruppo circa la presenza di un pericolo e quindi di richiedere un aiuto e soccorso. Dal punto di vista biologico &#8211; evoluzionista sia il vissuto soggettivo, attraverso i processi di memoria e di apprendimento, sia le manifestazioni comportamentali, indifferentemente fuga, paralisi o attacco, che le modificazioni psicofisiologiche (attivazione parasimpatica o attivazione simpatica) tendono verso la conservazione e la sopravvivenza dell&#8217;individuo e della specie. Ovviamente, se la paura viene estremizzata e resa eccessivamente intensa, diventando quindi ansia, fobia o panico, perde la funzione fondamentale e si converte in sintomo psicopatologico.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Come guarire dalla paura?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La paura</strong>, come abbiamo detto, <strong>ha un alto valore funzionale, finalizzato alla sopravvivenza</strong>. Per esempio, ricordarsi che quel tipo di animale rappresenta un pericolo perché aggressivo e feroce oppure velenoso, costituisce un innegabile vantaggio. Oppure, preparare il proprio corpo ad un furioso attacco o ad una repentina fuga può in certi casi garantire la sopravvivenza. Infine, anche uno stato di paralisi da paura può salvarci dall&#8217;attacco di un feroce aggressore che non attende altro che una nostra minima reazione. Quindi le cure contro la paura si rivolgono solo a quei casi in cui essa rappresenta uno stato patologico, come ad esempio attacchi di panico o di ansia di fronte ad uno stimolo assolutamente non pericoloso.<br />
<strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Due sono fondamentalmente i tipi di cura contro la paura patologica.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>L&#8217;approccio compartamentista</strong> mira alla <strong>eliminazione del sintomo della manifestazione della paura</strong>, attraverso tecniche di familiarizzazione e assuefazione allo stimolo fobico, basate su meccanismi di condizionamento.<br />
- <strong>L&#8217;approccio cognitivista</strong>, è finalizzato invece alla <strong>eliminazione della causa della paura</strong>, si rivolge quindi alla percezione e alla valutazione degli stimoli o eventi etichettati come pericolosi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="La Paura" href="http://www.benessere.com" target="_blank">http://www.benessere.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Ebooks - L'invisibile Opportunità della Paura" href="http://www.macrolibrarsi.it/ebooks/ebooks-l-invisibile-opportunita-della-paura.php?pn=1493" target="_blank">Ebooks &#8211; L&#8217;invisibile Opportunità della Paura</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
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<div><a style="font-weight: bold;" title="Vivere il Futuro senza Paura - CD Audio" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__vivere-il-futuro-senza-paura-cd.php?pn=1493" target="_blank">Vivere il Futuro senza Paura &#8211; CD Audio</a></div>
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<div><a style="font-weight: bold;" title="Uscire dalla Paura" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__uscire-dalla-paura.php?pn=1493" target="_blank">Uscire dalla Paura</a></div>
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		<title>Tradimento: è possibile fidarsi ancora?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 04:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[- Tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[Se una scappatella investe la coppia, far finta di niente e imporsi di chiudere un occhio, soffocando la propria natura e il proprio istinto, rischia solo di danneggiare ancora di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/09/tradire.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3993" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="tradimento: è possibile fidarsi ancora?" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/09/tradire.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><strong>Se una scappatella investe la coppia</strong>, far finta di niente e imporsi di chiudere un occhio, soffocando la propria natura e il proprio istinto, rischia solo di danneggiare ancora di più relazione, trasformandola in una sofferenza logorante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La parola perdono è una delle più complesse da interpretare e soprattutto da vivere.</strong> Riguarda un passaggio psicologico molto delicato, che si gioca nelle profondità di ognuno di noi in modo particolare e soggettivo. Parlarne è perciò piuttosto complesso. Di certo, però, perdonare non significa sopportare, che è quello che avviene di solito quando un tradimento da parte del partner ferisce profondamente la persona e la relazione sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a un evento di questo tipo si possono avere reazioni molto differenti, ma se la persona tradita decide di non interrompere la relazione e di stare ancora insieme all&#8217;altro, deve riuscire a trovare il modo giusto per elaborare la situazione. Altrimenti <strong>il rischio, conseguente al tradimento, è quello di una sofferenza estenuante che nel tempo può alterare ancor più in profondità il rapporto, logorandolo e spingendo verso comportamenti che mai si sarebbero messi in atto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il tradimento non va sopportato facendo finta di niente</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se non si ha la mentalità per &#8220;lasciar correre&#8221; &#8211; ed è legittimo non averla, perché ognuno vive e concepisce l&#8217;amore secondo la propria indole &#8211; allora non si dovrebbe provare a sopportare con fatica il tradimento, comportandosi in modo innaturale e soffocando il proprio istinto.<strong> Stare insieme facendo finta di niente, come se nulla fosse successo, rischia solo di rimandare la rottura e di trasformare la relazione in una sorta di &#8220;calvario&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cosa migliore consiste nel guardare il tradimento nello stesso modo in cui si guarda un sintomo:</strong> ovvero come qualcosa che è dotato di un senso, magari non immediato ma rintracciabile se gli presta attenzione. Un sintomo infatti non va sopportato ma curato, se possibile, e la cura molto spesso si ottiene attraverso un processo di cambiamento.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Il falso perdono</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se una persona crede di aver perdonato la scappatella del partner</strong> e poi comincia a investigare su di lui, controllando tutte le sue azioni, i suoi spostamenti e ogni aspetto della sua vita con la speranza/timore di trovare qualche indizio, significa che il perdono è solo apparente, che il tradimento non è stato &#8220;accettato&#8221; e che non è stato possibile voltar pagina: chi è stato tradito continua a non voler leggere la realtà di coppia, le difficoltà che questa porta con sé e il segno lasciato dal tradimento. In più la fiducia verso il partner è ormai venuta meno, molto probabilmente insieme alla possibilità di un dialogo vero e produttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si pensa che possa avere altre &#8220;avventure&#8221; e ci si illude di poterle prevenire con un&#8217;azione di controllo, che in realtà può essere elusa in qualsiasi momento. Tutto questo, oltre ad essere doloroso, è sempre dannoso perché crea un clima di tensione, dubbi e sospetti che ostacolano la vita di coppia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ripartire da se stessi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà la persona, invece di rivolgere così tante energie e attenzioni al partner, potrebbe orientarsi su se stessa; al posto di esercitare un controllo sulla vita del compagno/a, potrebbe porsi l&#8217;obiettivo di ascoltare meglio i propri <strong>sentimenti ed emozioni</strong>, evitando il peggiore dei tradimenti che è quello verso se stessi. Solo così può diventare più sicura delle proprie qualità (tra cui la capacità di amare), più determinata nel risolvere, in un modo o nell&#8217;altro, una crisi che la riguarda da vicino. È l&#8217;unico modo per ritrovare la serenità, per decidere liberamente se è il caso di ri-bilanciare il rapporto trovando un nuovo equilibrio; in altre parole, è l&#8217;unica strada per perdonare veramente il tradimento, sia che si scelga di continuare o meno la relazione.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Tradimento:è possibile fidarsi ancora?" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
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<div><a style="font-weight: bold;" title="Come Amare ed Essere Amati" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__come_amare_ed_essere_amati.php?pn=1493" target="_blank">Come Amare ed Essere Amati</a></div>
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<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
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<div><a style="font-weight: bold;" title="Tradimento Rancore Perdono - DVD" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__tradimento-rancore-perdono-dvd.php?pn=1493" target="_blank">Tradimento Rancore Perdono &#8211; DVD</a></div>
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<div><a style="font-weight: bold;" title="Tuo Marito non Vuole che tu Legga Questo Libro" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__tuo-marito-non-vuole-che-tu-legga-questo-libro.php?pn=1493" target="_blank">Tuo Marito non Vuole che tu Legga Questo Libro</a></div>
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