<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; comunicazione</title>
	<atom:link href="http://stobenecontutti.it/tag/comunicazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://stobenecontutti.it</link>
	<description>Insieme per una cultura della gentilezza</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 17:00:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Ascolta solo te stesso</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/10/10/ascolta-solo-te-stesso/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2011/10/10/ascolta-solo-te-stesso/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 05:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=6295</guid>
		<description><![CDATA[La comunicazione con se stessi è la più importante; ascoltare la propria voce interiore ci dà a forza di non subire passivamente le opinioni dominanti La comunicazione può renderci soli?...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-6296" href="http://stobenecontutti.it/2011/10/10/ascolta-solo-te-stesso/ascoltare-setessi/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6296" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="ascoltare setessi" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2011/10/ascoltare-setessi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La comunicazione con se stessi è la più importante; ascoltare la propria voce interiore ci dà a forza di non subire passivamente le opinioni dominanti</p>
<p><strong>La comunicazione può renderci soli?</strong></p>
<p>Nel corso della vita capita di sentirsi inadeguati quando il nostro stile di vita o il nostro modo di vedere la realtà (e di comunicarlo) non sono approvati da coloro che ci circondano. Esistono tante situazioni sociali che agiscono da moltiplicatore di questo senso di disagio e forme di comunicazione che spingono verso l&#8217;adeguamento nei confronti delle convinzioni altrui: «Ma dai, la pensiamo tutti così&#8230; Sei l&#8217;unico a dire queste cose&#8230; Se la pensi così non ti lamentare se poi rimarrai solo».</p>
<p><strong>Aderire in modo acritico è sempre sbagliato</strong></p>
<p>In questi casi il mondo può sembrare ostile e disposto a isolarci, sentiamo su di noi una forte pressione per aderire a modelli e schemi di condotta e comunicazione condivisi. La tentazione di adeguarci è forte: perché no? Tutto sommato, eviteremmo insicurezza e ansia. E allora perché sentiamo montare dentro di noi un forte disagio? Il malessere che proviamo, in realtà, è sintomo di qualcosa che dentro di noi non accetta di aderire a quello che la ragione  vorrebbe imporci, cioè adeguarsi.  Così, ci sentiamo contraddittori&#8230;</p>
<p><strong>La nostra strada è la più importante</strong></p>
<p>Attenzione: questo disagio, questa contraddizione non è un segnale di fragilità interna, ma di forza<strong>.  Contrariamente a quello che si ritiene di solito, la contraddizione è una caratteristica della psiche umana e una fonte di trasformazione interiore</strong>. È una forza che abita dentro di noi e ci spinge in avanti, verso l&#8217;autorealizzazione. Se l&#8217;accettiamo, la nostra energia interiore si farà strada e prenderà forma con la giusta domanda: che cosa può farmi il mondo? E con la giusta risposta: nulla, perché non abbiamo paura. Alcuni potranno forse ridere di noi ma alla lunga la nostra indifferenza li farà dubitare del loro potere e quindi ci lasceranno andare per la nostra strada.</p>
<p><strong>Più spazio alla voce interiore</strong></p>
<p>Non mostriamo mai di temere l&#8217;opinione della gente, ma nemmeno la nostra. Non inchiniamoci di fronte a convenzioni che ci appiattiscono ma usiamo correttamente la capacità di comunicazione di cui disponiamo per affermare la nostra autonomia. Soprattutto, approfittiamo dell&#8217;occasione per guardarci dentro. <strong>Nella profondità del nostro essere, infatti, abbiamo tutto ciò che occorre per essere pienamente armonici e in sintonia con noi stessi e i nostri pensieri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> <a title="Ascolta solo te stesso" href="http://www.riza.it/psicologia/comunicazione_ascolta-solo-te-stesso__QQidcZ69QQidaZ755" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Puoi Fidarti di Te" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__puoi-fidarti-di-te.php?pn=1493" target="_blank">Puoi Fidarti di Te</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="L'unica cosa che conta" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-unica-cosa-che-conta.php?pn=1493" target="_blank">L&#8217;unica cosa che conta</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Come Trovare l'Armonia in se Stessi" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__come_trovare_l_armonia_in_se_stessi.php?pn=1493" target="_blank">Come Trovare l&#8217;Armonia in se Stessi</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2011/10/10/ascolta-solo-te-stesso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comunicare con il cuore</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/02/21/comunicare-con-il-cuore/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2011/02/21/comunicare-con-il-cuore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 05:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[affettività]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=4442</guid>
		<description><![CDATA[Quando avrò imparato a conoscermi e a comunicare con intelligenza emotiva, sarò veramente padrone dei miei pensieri, delle mie emozioni, delle mie scelte, del mio comportamento e della mia vita....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-4444" href="http://stobenecontutti.it/2011/02/21/comunicare-con-il-cuore/intelligenza-del-cuore/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4444" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="intelligenza del cuore" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/02/intelligenza-del-cuore-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Quando avrò imparato a conoscermi e a comunicare con intelligenza emotiva, sarò veramente padrone dei miei pensieri, delle mie emozioni, delle mie scelte, del mio comportamento e della mia vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarò in grado di riconoscere e accettare i miei limiti e i miei punti di forza insieme alla mia energia vitale, che mi renderà capace di pensare rapidamente e di agire con calma senza inutile ansia e tensioni, perché sentirò il mio corpo leggero e rilassato e la mia mente serena, lucida e scattante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa profonda consapevolezza mi darà la forza e il coraggio di credere in me e di andare avanti, di amare la vita e di sentirmi veramente libero, in pace con me stesso e in piena armonia con l&#8217;universo.</p>
<p style="text-align: justify;">So che questo è possibile, può accadere già oggi… semplicemente perché lo voglio!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L&#8217;importanza di comunicare con il cuore</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inutile negarlo in una società basata sulla conoscenza e l&#8217;informazione, caratterizzata da forte competitività a tutti i livelli, dove ognuno corre per arrivare primo, per raggiungere traguardi e obiettivi spesso troppo ambiziosi, i ritmi di vita e di lavoro diventano sempre più insostenibili esponendoci a forti tensioni emotive. In questa frenetica corsa verso il potere, il successo, la carriera, la perfetta forma fisica, il benessere materiale ottenuto a qualsiasi costo, spesso si contano più vittime che vincitori. Vittime dell&#8217;ansia, dello stress e della depressione, autentici fantasmi della mente che in parte l&#8217;individuo genera da sé, in parte attraverso l&#8217;interazione con l&#8217;ambiente, dove ci sono gli altri con i quali vive, lavora e comunica il più delle molte in maniera superficiale e inefficace. In altre parole, siamo portati ad usare più la testa che il cuore nel gestire la maggior parte dei rapporti interpersonali. Così facendo, però, non ci rendiamo conto che anziché migliorare la qualità della nostra vita, la peggioriamo inesorabilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere meglio l&#8217;argomento è necessario partire da un dato di fatto: <strong>la maggior parte delle persone comunica prevalentemente (se non esclusivamente) con la testa mettendo a tacere il cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni</strong>. Osservando infatti la mimica facciale, il linguaggio del corpo, lo stile di comunicazione e di comportamento sociale ci si rende immediatamente conto del facile trionfo della testa sul cuore, del predominio schiacciante della razionalità sulle emozioni, evidentemente soffocate perché ritenute scomode se non addirittura ingombranti. D&#8217;altra parte le emozioni, secondo i piu&#8217; sono un fatto così privato, un aspetto così intimo che non conviene assolutamente rivelarle nelle relazioni interpersonali: farle entrare in gioco significherebbe rischiare di perdere la partita. Ma di quale partita si tratta? Di una partita non meglio definita, che si gioca di volta in volta con maggiore o minore impegno e determinazione in funzione della natura e importanza degli obiettivi, ma che è sempre connotata da una costante preoccupazione di fondo: vincere sull&#8217;altro, battere l&#8217;avversario, dimostrare che si è migliori, più competenti, più bravi, che la propria tesi è più corretta o più giusta rispetto a quella dell&#8217;interlocutore e via discorrendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti concordano sull&#8217;importanza di un&#8217;efficace comunicazione come conditio sine qua non per creare relazioni sane e reciprocamente gratificanti. Nonostante ciò, comunicare bene diventa sempre più difficile e in alcuni casi addirittura impossibile. Basta guardare le innumerevoli situazioni di conflitto interpersonale che finiscono inevitabilmente nello sterile gioco a somma zero, che vede tutti perdenti, anche se qualcuno conserva l&#8217;illusione di aver vinto a spese dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanti è capitato di avere un importante argomento da discutere, magari potenzialmente ansiogeno, che si sperava di poter trattare in maniera leale e trasparente, e di finire invece nel tunnel di un acceso diverbio che, senza rendersene conto, infiamma gli animi e nonostante le buone intenzioni di voler analizzare l&#8217;argomento in maniera civile e democratica, di ritrovarsi a un certo punto uno contro l&#8217;altro, privi di controllo emotivo, più propensi a reagire e a difendere la propria posizione che a comunicare, più disposti a entrare in conflitto anziché essere sinceramente disponibili al dialogo? Certamente sarà capitato a molti di dover pagare le conseguenze più o meno gravi di un comportamento così palesemente inadeguato, che rivela tutti i limiti delle proprie capacità comunicative.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta al perché questo accada sembra essere che non siamo emotivamente intelligenti, manchiamo di quella forma sofisticata, ma indispensabile di intelligenza umana di livello superiore, che è appunto l&#8217;intelligenza emotiva e così il nostro modo di comunicare risulta inefficace e inappropriato, qualche volta anche socialmente scorretto e comunque disfunzionale rispetto agli obiettivi in gioco. E&#8217; proprio l&#8217;intelligenza emotiva a fare la differenza tra chi utilizza in modo competente gli strumenti della comunicazione ottenendo buoni risultati in termini di approvazione sociale e consenso e chi, invece, non avendo familiarità con tali strumenti, o ignorandoli del tutto, compromette irrimediabilmente gli esiti comunicativi, riportando la peggio in ogni situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sempre l&#8217;intelligenza emotiva a consentirci di poter affermare senza ansia, con calma e assertività il nostro punto di vista nel pieno rispetto di quello altrui, e senza perdere il controllo della situazione. Quando si è emotivamente intelligenti, si è in grado di <strong>comunicare con il cuore</strong> e non si sente il bisogno di umiliare, offendere, squalificare l&#8217;altro, non si pretende di primeggiare e vincere a tutti i costi alla ricerca di un potere che abbia effetto ansiolitico e che permetta di mantenere sotto controllo la propria ansia e insicurezza. Tutto avviene ed evolve in maniera naturale e gli equilibri relazionali sono salvi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, invece, ci si lascia guidare solo dalla testa e dalla razionalità, mettendo da parte il cuore e le sue ragioni, si finisce quasi sempre per ritrovarsi in una disputa senza fine in cui ognuno è ancorato rigidamente alle proprie posizioni e, senza saperlo, si gettano le basi per un finale prevedibile e abbastanza scontato, che nella migliore delle ipotesi sarà una situazione reciprocamente insoddisfacente del tipo muro contro muro. Se invece si avesse maggiore consapevolezza di sé e del proprio stile di comunicazione (ma la consapevolezza è un elemento fondamentale dell&#8217;intelligenza emotiva), si eviterebbero tanti errori nel rapportarsi agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché tutto questo accade? Troppo spesso comunichiamo senza applicare i principi dell&#8217;intelligenza sociale ed emotiva, ovvero passiamo troppo tempo a discutere, a criticare, a giudicare comunicando con la testa, senza dare il giusto spazio al proprio cuore. Non dobbiamo dimenticare che <strong></strong>, <strong>la testa è la sede privilegiata delle paure delle ansie, delle insicurezze riguardo a se stessi, alle proprie capacità professionali, al proprio valore.</strong> Quando si è in ansia, sale la tensione emotiva, si è più rigidi ed emotivamente vulnerabili, il comportamento appare disorganizzato e la comunicazione diventa meno fluida e lineare, più difficile da gestire perché concentrata sull&#8217;esigenza di controllo e potere personale di cui si ha un forte bisogno per non sentirsi minacciati.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante rendersi conto che quando si comunica solo con la testa razionalizzando sempre tutto, si arriva al confronto o alla discussione con un Sé fragile, conflittuale, carico di ansia e paure e generalmente questo non porta ad alcuna conclusione positiva, che potrà essere tale solo se entrambi i soggetti comunicanti sentiranno di aver vinto e non perso. In caso contrario, in quel particolare contesto comunicativo si troveranno a confrontarsi due persone in ansia, bloccate dalla paura, che si sentiranno reciprocamente minacciate e insicure e quindi più propense a stare sulla difensiva e a vedere l&#8217;altro come un nemico da affrontare e battere a tutti i costi, anziché un partner comunicativo con cui dialogare. In questi casi, quella che nasce come una semplice discussione o confronto, può finire &#8211; per effetto della dissonanza cognitiva &#8211; in una situazione di aspro conflitto che generalmente diventa guerra psicologica ad oltranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si comunica in uno stato di paura o di ansia, si tende ad affrontare la situazione con un approccio mentale del tipo vincere/perdere. Io devo vincere, tu devi perdere; io ho ragione, tu torto, io devo parlare, tu devi tacere, ecc.. Alla base di un tale atteggiamento ci sono sempre convinzioni di fondo riguardo alla propria posizione esistenziale, aspetto decisivo della propria personalità, che identifica il modo di porsi nei confronti degli altri e della vita. E un eccesso di razionalità misto ad ansia può spingere l&#8217;individuo a pensare Io sono Ok, Tu non sei Ok ad agire di conseguenza, rapportandosi agli altri in maniera sbagliata. In realtà, il problema è che se affrontiamo la questione in questa ottica, squalificando l&#8217;interlocutore e attribuendogli inconsciamente il ruolo di perdente, non ne verremo mai fuori e non potremo avviare, costruire e mantenere una relazione reciprocamente gratificante, che potrà durare nel tempo solo se sostenuta da solide basi come il rispetto reciproco, la tolleranza, l&#8217;orientamento al dialogo e l&#8217;accettazione dell&#8217;altro come partner comunicativo. Perciò, è bene considerare che quando comunichiamo con la testa provando ansia da prestazione e da risultato, senza renderci conto di essere guidati dalla paura, allora ci stiamo avviando verso la sconfitta e il gioco a somma zero, micidiale trappola emotiva dalla quale sarà poi difficile se non impossibile uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando così le cose qual è l&#8217;alternativa? L&#8217;alternativa consiste nel riuscire a comunicare dal cuore e con il cuore per arrivare al cuore dell&#8217;altro, dando il necessario spazio ai sentimenti e alle emozioni. Questo significa aprirsi sinceramente alla cultura del dialogo, dell&#8217;uguaglianza e della parità dei diritti. Entrare in una dimensione comunicativa e relazionale vera, autentica, profondamente gratificante, alla base della quale ci sono sentimenti importanti come la fiducia, la tolleranza, l&#8217;empatia, l&#8217;amore e il rispetto per l&#8217;altro. Tutto questo è intelligenza emotiva! Ed è quello che serve per creare sintonia comunicativa, cultura del dialogo, simmetria relazionale, convergenza sugli obiettivi e, in ultima analisi, un risultato finale reciprocamente soddisfacente, che consente ad entrambi di vincere e di sentirsi Ok. A pensarci bene non ci sono alternative!</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe obiettare che in teoria il discorso non fa una piega, tutto fila liscio come l&#8217;olio, ma nella pratica la faccenda è molto più complicata. E&#8217; vero, non è affatto semplice comunicare con il cuore. Bisogna prenderne atto, costa più fatica e poi la verità è che non siamo abituati a farlo e ci vuole allenamento! E nessuno ci ha educati a comunicare con il cuore e insegnato ad acquisire questa fondamentale competenza di vita, indispensabile per comunicare bene in qualsiasi contesto e ambiente. E la maggior parte di noi non ha purtroppo avuto buoni maestri né in famiglia né tanto meno a scuola, ed è per questo che oggi risulta difficile operare una inversione di tendenza che richiede coraggio, flessibilità, capacità di mettersi in gioco oltre a uno sforzo notevole di ristrutturazione cognitiva e di cambiamento del proprio stile di comunicazione e di comportamento sociale, indispensabile per riuscire a riconoscere, gestire ed esprimere adeguatamente i propri pensieri, stati d&#8217;animo ed emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte delle persone non è disposta a compiere questo sforzo, pur sapendo che si tratta di un salto di qualità che può migliorare la qualità della vita, perché pensa di non esserne in grado (ammesso che ne abbia consapevolezza), tanto è cristallizzato l&#8217;automatismo di certe routine difensive che creano un modo di comunicare che, per quanto risulti oggettivamente inadeguato e disfunzionale, è pur sempre parte integrante del proprio modo di essere. E cambiare si sa non è per niente facile!</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte queste considerazioni ci aiutano a comprendere e soprattutto possono spingerci ad applicare correttamente nella vita sociale professionale di tutti i giorni i suggerimenti che seguono, indispensabili per imparare a comunicare con il cuore. Essi costituiscono la premessa fondamentale di un percorso in autoapprendimento sul tema dell&#8217;intelligenza emotiva nel quale ognuno potrà trovare, se motivato a farlo, le risposte a un suo bisogno interiore di cambiamento e miglioramento o di semplice riconciliazione con se stesso. Acquisire consapevolezza di questo percorso significa già essere a buon punto sulla strada lunga e a volte in salita del cuore. Il resto viene da sé con la pratica sapendo che il viaggio intrapreso è un viaggio interminabile, ma allo stesso tempo è un&#8217;esperienza entusiasmante, un&#8217;autentica sfida con se stessi che vale la pena di affrontare perché forse rappresenta l&#8217;unica strada conosciuta dal cuore per arrivare a star bene con se stessi e con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sette passi per imparare a comunicare con il cuore</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Convincersi che comunicare con il cuore è possibile oltre che psicologicamente gratificante</strong>. Basta volerlo e cominciare subito a farlo con la consapevolezza che solo la pratica rende perfetti. Lo sforzo iniziale che può rendere difficile la partenza, sarà largamente compensato in seguito dalla gioia derivante dall&#8217;essere riusciti a diventare emotivamente più intelligenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Interessarsi agli altri.</strong> Più ci interessiamo degli altri e di quello che sta loro a cuore e più gli altri si interesseranno di noi. Ognuno in cuor suo vuole sentirsi importante, apprezzato e stimato. E se è vero che il proprio mondo conta sempre di più di quello degli altri, è anche vero che cercare di capire che cosa interessa agli altri, quali sono i loro obiettivi, le loro speranze, le loro paure, aiuta a comunicare meglio e a farsi degli amici, bloccando già sul nascere molti dei possibili motivi di divergenza o fattori di conflitto interpersonale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbandonare l&#8217;idea di essere infallibili.</strong> Errare humanun est, dicevano i latini e pensare di avere sempre ragione è pura follia! Nessuno è o potrà mai essere detentore di verità assolute; perciò chi riesce a dubitare di sé e delle proprie opinioni e mette in conto l&#8217;eventualità di potersi sbagliare, è più saggio di quanto non pensi. Nella sua filosofia di vita trova spazio un principio cardine della P.N.L. (Programmazione Neurolinguistica): la mappa non è il territorio. E la mappa comprende le proprie convinzioni, idee, opinioni che sono le proprie e non quelle dell&#8217;umanità intera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Imparare ad ascoltare.</strong> Saper ascoltare sembra facile o addirittura scontato, dopotutto è una funzione spontanea e naturale della comunicazione, appresa sin dall&#8217;infanzia, che sembrerebbe non richiedere alcuna abilità. Invece non è così, perché saper ascoltare è una competenza emotiva di fondamentale importanza, ed è grazie ad essa e all&#8217;empatia, che poi è la capacità di mettersi nei panni degli altri, sforzandosi di vedere le cose dal loro punto di vista e di coglierne il vissuto emotivo, che si può imparare a comunicare con il cuore. Senza una buona capacità di ascolto empatico, è praticamente impossibile riuscire a farlo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Considerare le emozioni una risorsa.</strong> Imparare a riconoscere, gestire ed esprimere i propri sentimenti e stati d&#8217;animo è una grande conquista personale, che promuove l&#8217;equilibrio interiore e predispone all&#8217;autorealizzazione. Per questo soffocare le proprie emozioni è l&#8217;atteggiamento più sbagliato che ci sia, mentre intraprendere, a qualsiasi età, un percorso di alfabetizzazione emozionale è una scelta vincente che può migliorare la qualità della propria vita affettiva, sociale e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dire quello che si pensa senza temere il giudizio degli altri.</strong> Se dire quello che si pensa aiuta a sentirsi bene ed in pace con se stessi, farlo con un pizzico di tatto e diplomazia è un obbligo sociale ancora più importante ai fini dell&#8217;approvazione e del consenso in quanto consente di apparire agli occhi degli altri più sicuri di sé e delle proprie convinzioni nella giusta misura. Per questo nel sostenere le proprie idee ed opinioni, bisognerebbe accuratamente evitare qualsiasi esagerazione o forma di arroganza, saccenza e assolutismo che potrebbero indurre l&#8217;interlocutore ad irrigidirsi, a stare sulla difensiva e a contraddire o rifiutare del tutto il nostro punto di vista. Siate perciò eleganti nel linguaggio e nel modo di esporre ciò che pensate, anteponendo possibilmente al vostro pensiero espressioni tipo io credo…, io ritengo che… . Lasciando aperta la porta del dubbio, risulterete più convincenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sviluppare un orientamento al dialogo. </strong>Chi vuole davvero imparare a comunicare con il cuore non ha altra scelta: deve far proprio il principio win-win (vincere-vincere) e assumerlo come costante psicologica in tutte le dimensioni della propria esistenza, da quella affettiva a quella sociale e professionale. In base a tale principio, in qualsiasi contesto o situazione comunicativa si può vincere insieme (vinco io &#8211; vinci tu) senza entrare inutilmente in conflitto con l&#8217;altro. Anzi il conflitto, che per sua natura è parte integrante della vita di relazione, in base al suddetto principio, viene vissuto come una buona occasione di confronto, utile alla propria crescita, anziché come un inevitabile scontro in cui uno deve per forza vincere e l&#8217;altro perdere.</p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a href="http://www.benessere.com" target="_blank">http://www.benessere.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__emozioni-red.php?pn=1493" title="Emozioni" style="font-weight:bold">Emozioni</a></div>
</td>
</tr>
</table>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare.php?pn=1493" title="Comunicare" style="font-weight:bold">Comunicare</a></div>
</td>
</tr>
</table>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__comunicare_magicamente-dvd.php?pn=1493" title="Comunicare Magicamente - DVD" style="font-weight:bold">Comunicare Magicamente &#8211; DVD</a></div>
</td>
</tr>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2011/02/21/comunicare-con-il-cuore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione nella coppia</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/02/14/la-comunicazione-nella-coppia/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2011/02/14/la-comunicazione-nella-coppia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 05:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[- Relazioni Sociali e Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=4431</guid>
		<description><![CDATA[La coppia durerà? Dipende da come parli. Studio dell&#8217;università del Texas: uno stile di linguaggio simile predice una buona relazione fra due persone. Chi si somiglia si piglia, dice il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a rel="attachment wp-att-4432" href="http://stobenecontutti.it/2011/02/14/la-comunicazione-nella-coppia/dialogo-nella-coppia/"><img class="alignleft size-full wp-image-4432" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="dialogo nella coppia" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/02/dialogo-nella-coppia.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>La coppia durerà? Dipende da come parli. Studio dell&#8217;università del Texas: uno stile di linguaggio simile predice una buona relazione fra due persone.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Chi si somiglia si piglia, dice il proverbio. Ebbene, pare che una coppia che funzioni debba assomigliarsi soprattutto nel modo in cui i due partner parlano e scelgono le parole: se il <strong>linguaggio</strong> è simile, è molto probabile che la relazione abbia un futuro, secondo gli studi di un gruppo di ricercatori dell&#8217;università del Texas pubblicati su Psychological Science.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La compatibilità di coppia</strong>, stando ai risultati, non dipende solo dall&#8217;avere valori comuni o personalità simili: pure il modo di parlare conta. Nello specifico lo stile di linguaggio, ovvero come utilizziamo le cosiddette &#8220;parole-funzione&#8221;: non sono i nomi o i verbi, ma tutte le parole che impieghiamo per correlarli come le congiunzioni, gli articoli, i pronomi (un, il, qualcosa, suo e così via).</p>
<p style="text-align: justify;">«Le parole funzionali sono &#8220;sociali&#8221;, perché sono quelle che più imprimono lo stile ai nostri scritti o alle nostre conversazioni; quindi, usarle richiede abilità sociali &#8211; spiega James Pennebaker, il coordinatore della ricerca -. Per esempio, se parlo con un interlocutore dell&#8217;articolo che sta per essere pubblicato e dopo qualche minuto faccio riferimento a &#8220;l&#8217;articolo&#8221;, utilizzando l&#8217;articolo determinativo, io e lui capiremo di che cosa si tratta, un terzo che non fosse stato parte della nostra conversazione non comprenderebbe ciò di cui si parla». Nel suo studio Pennebaker si è concentrato sul modo di usare le parole funzionali di una serie di volontari, tutti studenti del college.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo test consisteva in uno &#8220;speed-date&#8221; fra coppie di studenti: si tratta di un modo per conoscere velocemente un bel po&#8217; di aspiranti partner e diversi locali ne organizzano, senza propositi scientifici come in questo caso. In pratica, un ragazzo e una ragazza sconosciuti si parlano per qualche minuto (nel test degli psicologi quattro minuti) e, se fra loro scatta una &#8220;scintilla&#8221;, possono decidere di rivedersi. L&#8217;occhiuto Pennebaker intanto registrava ogni incontro, ogni dialogo (che tra l&#8217;altro, nota lo psicologo, ricalcava sempre le stesse domande: da dove vieni, ti piace il college e via elencando).</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuna di quelle conversazioni a un orecchio inesperto sarebbe parsa assolutamente identica alle altre; Pennebaker però le ha fatte analizzare al computer, tramite un programma da lui messo a punto per trovare le &#8220;sincronie&#8221; del linguaggio, ovvero le similarità nell&#8217;uso delle parole funzionali. Ebbene, i ragazzi che avevano un &#8220;punteggio di analogia del linguaggio&#8221; superiore alla media decidevano di incontrarsi di nuovo 4 volte più spesso rispetto a chi non parlava con stili linguistici simili. Risultato simile a quello di un secondo test, fatto analizzando i dialoghi nelle chat su internet: le coppie con linguaggi simili si frequentavano ancora dopo tre mesi dall&#8217;analisi nell&#8217;80 per cento dei casi, quelle meno &#8220;compatibili&#8221; verbalmente solo in un caso su due.</p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Ciò che diciamo gli uni agli altri è importante, ma lo è anche il modo in cui lo diciamo</strong> &#8211; osserva Pennebaker -. Non possiamo decidere razionalmente il nostro stile di linguaggio: viene fuori così, è &#8220;nostro&#8221;. Ed è un ottimo &#8220;rilevatore&#8221; del nostro grado di compatibilità con il prossimo». Chiunque può fare il test di compatibilità linguistica messo a punto dallo psicologo americano: sul sito www.utpsyc.org/synch si può sottoporre un dialogo fra due persone e il programma computerizzato di Pennebaker dirà il punteggio di analogia del linguaggio (più alto è, maggiore è l&#8217;affinità nella coppia).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è necessario che si tratti di una coppia amorosa, il test può essere fatto per capire il nostro grado di compatibilità con chiunque: basta copiare messaggi email che ci si è scambiati, messaggi di chat o anche testi diversi, purché contengano almeno 50 parole e siano simili come tipologia (non ha molto senso confrontare un sms con una lettera d&#8217;amore, per dire). Poi si inserisce qualche informazione in più: il tipo di testo inserito, la natura della relazione fra le due persone (sconosciuti, partner, amici, colleghi), la loro età.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto pensa a tutto il computer, che in pochi secondi dà il suo verdetto; l&#8217;unico guaio, per il momento, è che il test &#8220;funziona&#8221; bene se i testi sono scritti in inglese. E quando arriva il risultato, in ogni caso, c&#8217;è scritto a chiare lettere: «Si tratta di un test sperimentale: non prendere troppo sul serio i risultati di questo test». Come dire, non piangete lacrime amare se lo stile linguistico del partner non è simile al vostro: non è detto che solo per questo la coppia scoppi.<br />
<strong><br />
Elena Meli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonte:</strong> <a title="La coppia durerà? dipende da come parli" href="http://www.corriere.it" target="_blank">http://www.corriere.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia</span></strong></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="CONNOTAZIONI POSITIVE DEI SINTOMI E DIALOGHI DI COPPIA" href="http://www.macrolibrarsi.it/servizi/__connotazioni-positive-dei-sintomi-e-dialoghi-di-coppia.php?pn=1493" target="_blank">CONNOTAZIONI POSITIVE DEI SINTOMI E DIALOGHI DI COPPIA</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Come la Mente Genetica Condiziona il Rapporto di Coppia" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__come-la-mente-genetica-condiziona-il-rapporto-di-coppia.php?pn=1493" target="_blank">Come la Mente Genetica Condiziona il Rapporto di Coppia</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Per una Felice Vita di Coppia" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__per-una-felice-vita-di-coppia.php?pn=1493" target="_blank">Per una Felice Vita di Coppia</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2011/02/14/la-comunicazione-nella-coppia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione: alcune idee da P. Watzlawick</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=4368</guid>
		<description><![CDATA[I nostri comportamenti comunicano dei messaggi a chi ci sta intorno, anche se noi non ce ne accorgiamo o non lo desideriamo. Qualsiasi comportamento è comunicazione. C&#8217;è una proprietà interessante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4379" href="http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/comunicare-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4379" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Comunicare" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/01/Comunicare-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>I nostri comportamenti comunicano dei messaggi a chi ci sta intorno, anche se noi non ce ne accorgiamo o non lo desideriamo. Qualsiasi comportamento è comunicazione. C&#8217;è una proprietà interessante di ciò che noi definiamo comportamento: non esiste un suo opposto ,vale a dire che non è possibile non comportarsi. Partendo da questa considerazione <strong>P.Watzlawick </strong>osserva come sia impossibile non comunicare. Se proviamo a pensare a situazioni che ci sembrano caratterizzate da assenza di comunicazione, ci accorgeremo che in realtà è impossibile trovarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quando la comunicazione non è intenzionale, non è consapevole, o non è efficace (cioè i messaggi vengono distorti ) vi è in ogni caso comunicazione. L&#8217;impossibilità di non comunicare costituisce l&#8217;assioma fondamentale della teoria della comunicazione umana formulata da P. Watzlawick.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra idea fondamentale nasce dall&#8217;osservazione che esistono diversi livelli comunicativi .Vale a dire che, quando vi è comunicazione tra due o più persone, non vi è mai solo uno scambio di contenuti e non vengono solo trasmesse delle informazioni, ma viene determinato anche il tipo di relazione che sussiste tra le persone. Si dice cioè che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aspetto relazionale della comunicazione è di fondamentale importanza </strong>poiché suggerisce come deve essere inteso il contenuto trasmesso. Molti dei conflitti nella comunicazione nascono proprio perché i due interlocutori non sono d&#8217;accordo su come impostare il tipo di relazione comunicativa.. Spesso si crede di scontrarsi per questioni di contenuto, in realtà lo si sta facendo a livello di relazione. Non vi è in generale la consapevolezza delle informazioni che diamo a livello di relazione, ma queste hanno una importanza fondamentale, tanto che quanto più una interazione è problematica, tanto più può essere necessario ridefinire la natura della relazione. Sarà utile per risolvere i conflitti o le difficoltà &#8220;metacomunicare&#8221; cioè ragionare sulla comunicazione. Abbiamo già visto che la comunicazione è un processo circolare e che due persone in comunicazione costituiscono un sistema complesso che interagisce in un contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia le parti di questo sistema difficilmente, mentre interagiscono, riescono a comprenderlo tutto. Ogni parte cercherà di dare una direzione e un ordine a quanto è accaduto, organizzando le sequenze degli scambi comunicativi, stabilendo dove inizia e dove finisce la comunicazione e in questo modo attribuendo anche ad alcuni eventi il ruolo di causa e ad altri quello di effetto. Questo modo di organizzare le sequenze comunicative viene definito da Watlawick &#8220;punteggiatura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze tra i comunicati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso processo di comunicazione può essere punteggiato in molti modi diversi e la punteggiatura scelta da una delle persone in interazione è solo una tra tante possibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando vi è un conflitto</strong>, vi è sicuramente un diverso modo di punteggiare una sequenza comunicativa e vi è in genere la pretesa da parte di entrambi di imporre la propria punteggiatura su quella dell&#8217;altro. La soluzione del conflitto è possibile solo se si considera che analizzare le sequenze in termini di causa effetto non porta alcun vantaggio per nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; più produttivo tentare di spezzare la sequenza in modo da instaurare un processo circolare di tipo diverso e più soddisfacente per entrambi. Per riassumere ecco tre assiomi di Watzlawick che abbiamo considerato:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Non si può non comunicare.<br />
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo.<br />
3. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come facilitare lo stabilirsi di cominicazioni positive</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle considerazioni fatte finora, vi sono altri principi che vanno tenuti in considerazione se si vogliono stabilire con gli altri dei rapporti positivi e costruttivi. Vediamoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prestare attenzione al Senso di Autostima dell&#8217;altro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ognuno di noi ha una percezione di quanto vale per se stesso e per gli altri.</strong> Questa percezione non è fissa ma può variare a seconda delle diverse situazioni in cui ci si trova. Il senso di autostima nasce dal confronto tra noi stessi &#8211; i compiti che siamo chiamati a svolgere &#8211; le opinioni degli altri. Siamo particolarmente sensibili al giudizio che gli altri hanno su di noi perché questo contribuisce in una certa misura (diversa a seconda delle persone) a determinare il nostro valore per noi stessi. E&#8217; importante fare molta attenzione al senso di autostima dei nostri interlocutori perché se questo viene leso involontariamente da qualche nostra affermazione o comportamento, il rapporto ne può risultare compromesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco a cosa dobbiamo fare attenzione:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">* Tenere conto del sistema di valori del nostro interlocutore. Se sconfermiamo o svalutiamo il suo sistema di valori potremmo metterlo in una situazione di disagio psicologico.<br />
* Non attaccare duramente l&#8217;immagine che una persona ha di sé, anche se riteniamo che sia irrealistica (fare attenzione anche alle sconferme a livello di metacomunicazione).<br />
* Saper cogliere, apprezzare e valorizzare gli aspetti positivi delle persone. Ognuno di noi ha bisogno di sapere che gli altri lo stimano.<br />
* Riconoscere le prestazioni positive degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Valorizzando gli aspetti positivi e riconoscendo le prestazioni positive degli altri</strong>, non solo si dà un notevole contributo al loro senso di autostima, ma si rinforzano tali atteggiamenti o comportamenti e si rende più probabile il loro verificarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante che i riconoscimenti siano sinceri almeno per due motivi:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Il nostro interlocutore può cogliere dei segnali contrastanti dalla nostra comunicazione non verbale;<br />
2. Rischiamo di rinforzare dei comportamenti che in realtà non apprezziamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non trascurare i bisogni dell&#8217;altro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Saper riconoscere i bisogni dell&#8217;altro è importante affinché il processo comunicativo sia buono.</p>
<p style="text-align: justify;">Maslow sostiene che i bisogni possono essere rappresentati secondo una scala gerarchica che egli visualizza con una piramide.</p>
<p style="text-align: justify;">In sequenza, i bisogni individuati da Maslow sono:</p>
<p style="text-align: justify;">* Autorealizzazione<br />
* Bisogni dell&#8217;Io<br />
* Bisogni Sociali<br />
* Bisogni di Sicurezza<br />
* Bisogni di Base</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I bisogni guidano e motivano il comportamento delle persone</strong> ma affinché un bisogno si &#8220;attivi&#8221; e diventi motivante è necessario che tutti gli altri bisogni fondamentali siano soddisfatti almeno in buona parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si dovrebbe comunicare con una persona rispetto a problemi relativi a bisogni che sulla scala di Maslow si trovano ad un livello superiore a quello in cui si trovano i bisogni insoddisfatti dell&#8217;interlocutore. Vale a dire non si può pretendere attenzione da una persona esausta o affamata. Non si può pensare che una persona che teme per la sua sicurezza (es. posto di lavoro) sia disposta a comunicare a lungo con voi dei vostri bisogni di riconoscimento sociale o di auto realizzazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dobbiamo sempre considerare i bisogni degli altri</strong>, questi ci danno una chiara indicazione di quali siano i limiti dell&#8217;attenzione che essi sono in grado di dedicarci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco dei bisogni individuati da Maslow, evidenzia che per ciascuno di noi è necessario appartenere ad un gruppo sociale e riconoscersi in una entità più ampia di quella individuale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante che questo gruppo sociale venga apprezzato dagli altri. <strong>I nostri dubbi e le nostre perplessità su ciò che per gli altri rappresenta un valore, costituiscono un ostacolo alla comunicazione.</strong> Essi rappresentano inoltre una minaccia al senso di autostima.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a href="http://www.ascom.padova.it" target="_blank">http://www.ascom.padova.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Istruzioni per Rendersi Infelici" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__istruzioni-per-rendersi-infelici.php?pn=1493" target="_blank">Istruzioni per Rendersi Infelici</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Pragmatica della Comunicazione Umana" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pragmatica-della-comunicazione-umana.php?pn=1493" target="_blank">Pragmatica della Comunicazione Umana</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Guardarsi Dentro Rende Ciechi" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__guardarsi-dentro-rende-ciechi.php?pn=1493" target="_blank">Guardarsi Dentro Rende Ciechi</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione interpersonale</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/01fp/comunicazione_interpersonale.htm</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/01fp/comunicazione_interpersonale.htm#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 05:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=4364</guid>
		<description><![CDATA[Il termine comunicazione deriva dalla parola communis: comunicare significa fondamentalmente &#8220;mettere in comune&#8221; con altri, informazioni, idee, emozioni etc. Questo scambio tra persone avviene soprattutto attraverso il linguaggio parlato o...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4365" href="http://stobenecontutti.it/2011/01/19/la-comunicazione-interpersonale/imagine/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4365" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Imagine" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/01/comunicazione-interpersonale1-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Il termine <strong>comunicazione</strong> deriva dalla parola communis: comunicare significa fondamentalmente &#8220;mettere in comune&#8221; con altri, informazioni, idee, emozioni etc. Questo scambio tra persone avviene soprattutto attraverso il linguaggio parlato o scritto.<br />
È importante tenere conto del fatto che i termini comunicazione e linguaggio &#8211; spesso confusi &#8211; non hanno esattamente lo stesso significato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il linguaggio è la capacità di associare suoni e significati attraverso delle regole grammaticali, esso assolve due funzioni:</strong><br />
* la funzione comunicativa di cui tratteremo specificatamente;<br />
* la funzione simbolica che consiste nella costruzione di un insieme di simboli (parole) che rappresentano le categorie degli oggetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>linguaggio verbale</strong> è uno degli strumenti che permettono la comunicazione (il più importante) ma non è l&#8217;unico. Ad esso si aggiungono gli aspetti non verbali della comunicazione: il tono, il ritmo, il volume della voce, i gesti, la mimica, gli sguardi, la postura, l&#8217;abbigliamento. Possiamo affermare che qualsiasi nostro comportamento è comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Comprendere come si svolge il processo comunicativo e quali sono le regole implicite o esplicite ci consentirà di essere più efficaci nel nostro lavoro a contatto con la gente e di evitare o almeno di superare con disinvoltura eventuali incomprensioni o conflitti.<br />
Ciascuno di noi può facilmente costatare che la comunicazione non ha quasi mai una struttura lineare semplice. Non c&#8217;è generalmente un inizio ed una fine, bensì ogni messaggio (che possiamo definire l&#8217;unità singola della comunicazione) è insieme effetto e causa di altri messaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione è quindi un processo di interazione circolare e, tra le parti del processo comunicativo, si attua sempre un processo di retroazione con il quale il &#8220;ricevente&#8221; è in grado di far pervenire all&#8217;emittente una sua reazione a quanto gli viene comunicato. Egli è così in grado di influire con le sue parole e con il suo comportamento sul successivo procedere del processo comunicativo. Quest&#8217;interazione tra le parti del processo comunicativo, si attua anche nei casi in cui è meno apparente la possibilità per i riceventi di influire sul comportamento dell&#8217;emittente. Le teorie sistemiche che per prime e con più forza hanno sottolineato come la comunicazione sia un processo di interazione circolare hanno anche posto in evidenza come l&#8217;analisi dei processi comunicativi non può prescindere dal contesto nel quale si svolgono. Il contesto, infatti, struttura e dà corpo agli stimoli che provengono dall&#8217;esterno e contribuisce ad organizzare la nostra percezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno resta inspiegabile fino a quando il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto all&#8217;interno del quale esso si verifica. Tutte le volte che un comportamento di qualcuno ci appare incomprensibile chiediamoci quale ostacolo ci impedisca di dare un significato di coerente normalità al comportamento altrui. Questo è un problema tutto sommato molto semplice ma deriva da una delle questioni fondamentali che la psicologia si è posta fin dalla sua nascita come disciplina scientifica: come funziona l&#8217;attività percettiva dell&#8217;uomo? Quali sono le sue regole fondamentali?</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dagli anni &#8217;20 molti autori della scuola della Gestalt (forma) studiarono i fenomeni percettivi. Il loro principale esponente Max Wertheimer individuò i principi della percezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La percezione degli stimoli fisici non è una pura e semplice raccolta di informazioni dall&#8217;esterno.</strong><br />
La nostra attività percettiva è in realtà un processo attivo di organizzazione degli stimoli e la nostra percezione è sempre un&#8217;interpretazione. Se ciò accade per gli stimoli fisici tanto più accadrà per gli eventi sociali. E&#8217; importante capire le regole che inconsapevolmente seguiamo in questa nostra attività interpretativa.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ambiguità interna alla comunicazione è spesso fonte di incomprensioni e di malintesi determinanti per il futuro dei rapporti che noi intrecciamo con gli altri. Esistono degli ostacoli ad una comunicazione corretta, tale cioè che il messaggio arrivi al ricevente con lo stesso significato che l&#8217;emittente gli ha voluto dare. Le difficoltà nascono dal fatto che in generale viene dato per scontato che gli altri comprendano esattamente ciò che si vuole comunicare, così come si pensa di intendere correttamente ciò che gli altri esprimono.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli psicologi che studiano il pensiero hanno verificato che noi non raccogliamo semplicemente l&#8217;informazione ma la elaboriamo. Per rappresentarci le nostre conoscenze e per inserire nuovi elementi di informazione utilizziamo degli schemi. Questi non hanno semplicemente una funzione organizzativa. Quando un&#8217;informazione è parziale o ci pare &#8220;strana&#8221; tendiamo a completarla e a far sì che diventi coerente con tutte le altre informazioni che già abbiamo a disposizione, se questo non è possibile, tendiamo ad ignorarla, a sottovalutarla o a ritenere la fonte poco attendibile. Questo modo di manipolare le informazioni ha un ruolo adattivo ossia ci rende la vita più facile, ci permette, infatti, di utilizzare delle informazioni più semplificate, di lavorare anche con informazioni incerte o frammentarie, di essere &#8220;intuitivi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte però <strong>la nostra elaborazione diventa vera e propria distorsione</strong>. A volte ci allontaniamo troppo dalle informazioni ricevute e facciamo delle operazioni di &#8220;inferenza indebita&#8221;. Questo accade nella vita di tutti i giorni e di solito non ce ne rendiamo conto. Tutti i nostri pregiudizi su noi stessi e sugli altri, tutti gli stereotipi nascono da operazioni di questo tipo. Essere consapevoli di questo può far riflettere sulla necessità di essere il più possibile chiari quando ci si rivolge adi altri e di imparare un&#8217;arte molto importante: ascoltare.<strong> E&#8217; indispensabile per essere dei buoni comunicatori essere efficaci sia nell&#8217;espressione che nell&#8217;ascolto.</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fonte:</strong></span> <a href="http://www.ascom.padova.it" target="_blank">http://www.ascom.padova.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare Bene" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare-bene.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare Bene</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare Magicamente - DVD" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__comunicare_magicamente-dvd.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare Magicamente &#8211; DVD</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare in Famiglia, Comunicare con gli Altri" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare-in-famiglia-comunicare-con-gli-altri.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare in Famiglia, Comunicare con gli Altri</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/01fp/comunicazione_interpersonale.htm/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Internet e adolescenti</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/12/20/internet-e-adolescenti/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/12/20/internet-e-adolescenti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 05:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Famiglia - Figli - Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://stobenecontutti.it/?p=4295</guid>
		<description><![CDATA[Conoscere la rete per utilizzarla bene e renderla più sicuro per i nostri figli adolescenti. Gli adolescenti di oggi trascorrono molto del loro tempo a navigare su Internet, passano con...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a rel="attachment wp-att-4296" href="http://stobenecontutti.it/2010/12/20/internet-e-adolescenti/teenager-internet/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4296" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="teenager-internet" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/12/teenager-internet-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Conoscere la rete per utilizzarla bene e renderla più sicuro per i nostri figli adolescenti.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli adolescenti di oggi trascorrono molto del loro tempo a navigare su Internet, passano con disinvoltura dalle chat, ai forum, ai social network (tipo Facebook). I genitori li osservano, spesso  con qualche perplessità e apprensione. Sorgono spontanei vecchi e nuovi timori legati all&#8217;uso delle tecnologie: «Si isola, perde tempo, non pensa». Come sempre, la colpa più che del mezzo è dell&#8217;uso che se ne fa. Internet, se usato nel modo corretto, non è una fonte di problemi ma di opportunità. Oggi è navigando che gli adolescenti possono valorizzare le loro capacità e le loro relazioni diventando protagonisti della propria vita. Internet ha cambiato il modo di comunicare rendendo i navigatori protagonisti dei loro pensieri e non più solo fruitori passivi di informazioni estranee. Più che combattere il fenomeno (cosa peraltro impossibile) meglio conoscerlo per utilizzarlo al meglio.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
I timori principali dei genitori degli adolescenti</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">- Gli adolescenti si isolano dal mondo, perdendo legami di amicizia.<br />
- Gli adolescenti non pensano.<br />
- Internet sottrae tempo allo studio.<br />
- Internet ruba ore al sonno.<br />
- Internet rischia di sviluppare un linguaggio povero.<br />
- Gli adolescenti faranno incontri pericolosi o addirittura si esporranno a eventuali molestatori.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>I vantaggi di Internet secondo gli esperti</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">- Internet rafforza le amicizie e abbatte la solitudine.<br />
- Gli adolescenti parlano più liberamente e si confrontano con temi importanti.<br />
- Gli adolescenti si allenano al multi-tasking (ovvero a fare più cose contemporaneamente).<br />
- L&#8217;uso di Internet può aumentare il quoziente intellettivo e le abilità degli adolescenti.<br />
- Gli adolescenti imparano a selezionare le informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>È sciocco condannare Internet, meglio comprendere</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa possono fare i genitori per proteggere  i figli adolescenti da eventuali contenuti dannosi presenti in rete? Questa è la domanda che assilla e preoccupa maggiormente i genitori. Ecco i consigli per dissipare queste ansie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Accompagniamoli su Internet</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di metter all&#8217;indice il loro mondo, cerchiamo di avvicinarci, di conoscerlo di più. Informiamoci sugli strumenti che i nostri figli usano, provandoli noi stessi. Anche questo aiuta a ridimensionare i nostri timori dell&#8217;Internet.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Diamo regole di navigazione su Internet</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Limitiamo il tempo che i figli adolescenti passano su Internet: tolto l&#8217;eventuale tempo in cui usano la rete per motivi di studio, non concediamo, soprattutto sotto i 15 anni, più di un&#8217;ora al giorno e mai la sera, per non creare debiti di sonno. E se notiamo che tendono a isolarsi troppo, avvinghiati al pc nella loro camera da letto, spostiamo il computer in una stanza comune, per esempio la sala.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Usiamo i filtri &#8220;famiglia&#8221;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Visto che non possiamo controllare i nostri figli 24 ore su 24, per impedire l&#8217;accesso a siti vietati o con contenuto non appropriato, possiamo attivare speciali programmi antivirus dotati di filtri con funzioni di censura e controllo. Si trovano in commercio  con il nome di filtri &#8220;famiglia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fonte:</strong></span> <a title="internet rischio o opportunità?" href="http://www.riza.it">http://www.riza.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Genitori e Adolescenti" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__genitori-adolescenti.php?pn=1493" target="_blank">Genitori e Adolescenti</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Internet: La Madre di Tutte le Tv" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__internet-la-madre-di-tutte-le-tv.php?pn=1493" target="_blank">Internet: La Madre di Tutte le Tv</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="L'Abuso dei Bambini su Internet" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l_abuso_dei_bambini_su_internet.php?pn=1493" target="_blank">L&#8217;Abuso dei Bambini su Internet</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/12/20/internet-e-adolescenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comunicazione come Relazione</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/10/19/comunicazione-come-relazione-2/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/10/19/comunicazione-come-relazione-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 04:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni interpersonali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=4051</guid>
		<description><![CDATA[Chi legge Pragmatica della Comunicazione Umana si lascia stupire e conquistare, riga dopo riga, capitolo dopo capitolo. Paul Watzlawick scrive con una chiarezza espositiva e concettuale che lo distanzia di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/10/Comunicazione-come-relazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4095" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Comunicazione come relazione" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/10/Comunicazione-come-relazione-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" /></a>Chi legge Pragmatica della<strong> Comunicazione Umana</strong> si lascia stupire e conquistare, riga dopo riga, capitolo dopo capitolo. Paul Watzlawick scrive con una chiarezza espositiva e concettuale che lo distanzia di lunghi passi dalla maggioranza dei testi dedicati all&#8217;analisi del comportamento umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Pragmatica della Comunicazione Umana sono enunciati i cosiddetti <strong>assiomi della comunicazione</strong> che, dalla pubblicazione del testo (1967), hanno modificato in modo radicale ed irreversibile il percorso della psicologia contemporanea. Capire la psiche dell&#8217;uomo significa, in quelle pagine, analizzare e saper comprendere le <strong>relazioni interpersonali</strong> che generano i comportamenti. L&#8217;analogia della scatola nera è alla radice di questa svolta &#8220;pragmatica&#8221;. Il cervello è chiuso nelle ossa del cranio, come la scatola nera nelle lamiere di un aereo. Non è possibile &#8220;vedere&#8221; quello che è contenuto nel cervello, perchè <strong>i pensieri sono impulsi elettrici che hanno un&#8217;origine chimica.</strong> Le idee sono scariche di energia che nascono e si dissolvono nel buio dei misteri cerebrali e non è possibile catturarli in una rete, per poi analizzarli con tutta calma.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo presupposto guida Watzlawick in direzione di un approccio alla comunicazione umana che egli stesso definisce &#8220;pragmatico&#8221;, ovvero pratico, comportamentale e relazionale. Quello che noi sappiamo di una persona è il suo comportamento: possiamo vederlo, perché è disponibile immediatamente sotto i nostri occhi. L&#8217;insieme degli stimoli, dei bisogni, delle esperienze che contribuiscono alla costruzione di ciò che si vede, non è subito disponibile. Anzi, secondo Watzlawick, il discorso eziologico &#8211; sulle &#8220;cause&#8221; &#8211; riveste un ruolo che è perfino secondario (almeno in ordine di tempo), se messo a confronto con quello che possiamo vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea con il comportamentismo, la pragmatica della comunicazione indica, come via maestra alla comprensione della psiche, l&#8217;osservazione dell&#8217;uomo mentre comunica. L&#8217;uomo non è e non sarà mai una monade, un pianeta isolato dagli altri, anche quando è solo e silenzioso in mezzo al nulla. <strong>E&#8217; impossibile non comunicare, perchè ogni comportamento è comunicazione, invia un messaggio agli altri, che lo si voglia oppure no.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella comunicazione si apre la relazione, ovvero la relazione con l&#8217;altro è già implicita nella stessa esistenza umana.</strong> Ogni persona è &#8220;una&#8221;, &#8220;nessuna&#8221; e &#8220;centomila&#8221;, come insegna Pirandello. L&#8217;identità personale, quello che noi pensiamo di noi stessi e quello che pensiamo che gli altri pensino di noi, si mette assieme, pezzo dopo pezzo, in tutti gli scambi di parole e azioni che abbiamo con gli altri esseri umani. George Herbert Mead, filosofo e psicologo d&#8217;inizio secolo, in Mind, Self, and Society (1934) mise in parole chiare il processo di formazione del Sé e lo fece con argomenti che riconducono all&#8217;esperienza del gioco. Anche Watzlawick fa ricorso a questa analogia, per dipingere la relazione comunicativa proprio come un gioco, dove la posta è la definizione di Sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Si legge nella Pragmatica della Comunicazione Umana (pag. 43) che &#8220;<strong>ogni comunicazione implica un impegno e perciò definisce la relazione</strong>. E&#8217; un altro modo per dire che una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento.&#8221; Ogni comunicazione ha un aspetto informativo, di contenuto, e un aspetto di &#8220;comando&#8221;, di relazione. Ed è questo secondo aspetto che imprime una forma al contenuto, che ne definisce il significato come metacomunicazione. Watzlawick aggiunge che &#8220;sembra che quanto più una relazione è spontanea e &#8216;sana&#8217;, tanto più l&#8217;aspetto relazionale della comunicazione recede sullo sfondo. Viceversa, le relazioni &#8216;malate&#8217; sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l&#8217;aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; probabile che chi legge abbia fatto un&#8217;esperienza di questo genere, ovvero di scambi di opinioni, di discussioni o di litigi che avevano come oggetto argomenti di nessuna importanza. In casi simili, quello che è in gioco non è la scelta di un mobile rosso o di una lampada blu, ma la definizione di &#8220;chi gioca quale ruolo&#8221; all&#8217;interno della relazione interpersonale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche e le osservazioni di Watzlawick hanno condotto alla distinzione di due possibili modi di mettersi in relazione con l&#8217;altro. Il primo, che l&#8217;autore chiama relazione simmetrica, è caratterizzato da un piano di partenza paritario, dove le persone coinvolte si misurano con l&#8217;assunto di essere uguali. La simmetria, se corre troppo oltre i suoi presupposti, può degenerare in patologia, ovvero in una dinamica di competizione per dimostrare che &#8220;io sono migliore di te&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo tipo di relazione è segnata dalla <strong>complementarietà</strong>. In questo modello, chi partecipa alla relazione si comporta in modo tale da situarsi in una posizione di superiorità oppure di inferiorità nei confronti dell&#8217;altro. Per comprendere appieno cosa significa la complementarietà, è importante aver chiaro che è possibile imporre all&#8217;altro la propria &#8220;superiorità&#8221; solo se questi è disposto ad accettarla, e viceversa. Il legame complementare, quando diventa patologico, allarga la forbice della differenza fino agli estremi e, chi domina, lo fa in forma sempre più assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La relazione è un sistema dove i comportamenti sono circolari</strong>: non è possibile stabilire quale è la causa e quale l’effetto, cosa viene prima e cosa viene dopo. Ogni comportamento è, insieme, azione e risposta ad un&#8217;altro comportamento. La circolarità mette fuori campo il dualismo causa-effetto che, come uno stampo, ha dato forma per secoli a tutti i discorsi della scienza. <strong>Il sistema delle persone-che-comunicano-con-altre-persone è sempre un universo a sé stante, governato da regole e processi propri</strong>. Quando le regole che tengono in vita il sistema fanno &#8220;corto circuito&#8221;, la comunicazione si ammala e può essere guarita solo da chi, con un intervento esterno, può modificare le regole del gioco.</p>
<p>di <strong>Linda Scotti</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Comunicazione come relazione" href="http://www.comunicobene.com" target="_blank">http://www.comunicobene.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Pragmatica della Comunicazione Umana" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pragmatica-della-comunicazione-umana.php?pn=1493" target="_blank">Pragmatica della Comunicazione Umana</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Il Linguaggio del Cambiamento" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-linguaggio-del-cambiamento.php?pn=1493" target="_blank">Il Linguaggio del Cambiamento</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicazione e Relazione" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicazione-e-relazione.php?pn=1493" target="_blank">Comunicazione e Relazione</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/10/19/comunicazione-come-relazione-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Empatia e simpatia</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/10/11/empatia-e-simpatia/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/10/11/empatia-e-simpatia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 04:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[emozione]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[simpatia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=4064</guid>
		<description><![CDATA[Empatia è l’interesse autentico verso l’altro e la capacità del soggetto di mettersi nei panni dell’altro, di comprendere il suo stato d’animo. Sintonia con l’altro, autenticità, giova al rapporto se...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/10/Empatia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4066" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Empatia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/10/Empatia-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>Empatia è l’interesse autentico verso l’altro e la capacità del soggetto di mettersi nei panni dell’altro, di comprendere il suo stato d’animo</strong>. Sintonia con l’altro, autenticità, giova al rapporto se c’è una reciprocità nell’essere l’uno per l’altro empatici.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è una tenerezza reciproca che comprende anche una pulsione di autoconservazione per ognuno dei soggetti coinvolti che si sviluppa in conservazione e protezione del rapporto da parte di entrambi. <strong>L’accettazione dell’altro è il primo passo verso l’empatia.</strong> Il desiderio (bisogno) di trovare nell’altro gli schemi che conosciamo per rassicurarci è un processo, un bisogno che non è necessario se si raggiunge un’intesa empatica. Il riconoscimento dell’altro come diverso da noi è necessario per essere empatici e conservare il rapporto, ma è un riconoscere che la diversità dell’altro è un’opportunità e non un limite per il rapporto. L’intesa con l’altro, così difficile da costruire e da conservare, è un obiettivo prezioso ma una volta raggiunto veramente rinforza il legame e anche i componenti stessi della coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">I litigi, i dissensi, sono una parte del rapporto, evitarli non giova perché nascondersi sottende l’accondiscendenza che non porta a un confronto reciproco. Non può essere uno status ideale un rapporto senza litigi, sottende una paura di confrontarsi e una fragilità, un’armonia fittizia, proprio perché senza confronti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La simpatia è amabilità e affettuosità</strong> ma è solo l’inizio, ciò che può balzare ali occhi in un primo momento, la piacevolezza di condividere momenti con l’altro. Può essere considerato un rapporto che si potrebbe  trasformare e diventare più profondo, empatico, ma è necessario affinché ci sia un buona intesa che entrambi i soggetti siano disponibili a mettersi in gioco in modo autentico.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo se si riesce ad essere empatici con se stessi, ad accogliere anche le proprie debolezze, allora si riesce anche a comprendere l’altro e creare una relazione profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">La compassione non serve alla costruzione di un rapporto a meno che ci sia in uno dei due il bisogno di vedere l’altro come una persona da soccorrere, da commiserare, da aiutare. Ma l’aiuto diventa poi un dispendio di energie a senso unico, un bisogno di dare che col tempo non gratifica ma crea uno schema di relazione fisso  in cui il soggetto che riceve si sente carente e inadeguato. Potrebbe essere questo un caso in cui si stabilisce il contatto sbagliato, perché non c’è reciprocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece c’è empatia, il contatto si stabilisce con la mediazione. L’empatia non funziona solo se non c’è una reciprocità, però in questi casi non si può parlare di empatia, ma come dicevo prima, di compassione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il corpo è un importante mezzo di comunicazione che rivela la nostra autenticità, un atteggiamento , un’espressione, uno sguardo rivelano e confermano un nostro stato d’animo.</strong> Ciò che noi facciamo sostiene ciò che noi diciamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sfera della sessualità tutto questo interferisce in modo sostanziale, le disfunzioni sessuali manifestano sempre una difficoltà di relazione, un problema dell’intesa reciproca, anche se formalmente la relazione è mantenuta avviene un corto circuito nel contatto più profondo, non si riesce a mantenere un legame a tutti i livelli. Quando l’empatia reciproca è fragile anche il desiderio dell’altro come oggetto d’amore diventa privo di intensità. Le manifestazioni di reciproco affetto autentico sono la base per un rapporto sessuale intenso. Un’intensità del corpo e dell’anima.</p>
<p><strong>Annalisa Pistuddi</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Empatia e simpatia" href="http://www.psicolinea.it" target="_blank">http://www.psicolinea.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-era-dell-empatia.php?pn=1493" title="La Civiltà dell'Empatia" style="font-weight:bold">La Civiltà dell&#8217;Empatia</a></div>
</td>
</tr>
</table>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__che_cose_empatia.php?pn=1493" title="Che Cos'è l'Empatia" style="font-weight:bold">Che Cos&#8217;è l&#8217;Empatia</a></div>
</td>
</tr>
</table>
<table cellpadding="3" style="margin-bottom:2px">
<tr>
<td>
<div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-tao-dell-empatia.php?pn=1493" title="Il Tao dell'Empatia" style="font-weight:bold">Il Tao dell&#8217;Empatia</a></div>
</td>
</tr>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/10/11/empatia-e-simpatia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intelligenza emotiva e successo nel lavoro</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/08/25/intelligenza-emotiva-e-successo-nel-lavoro/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/08/25/intelligenza-emotiva-e-successo-nel-lavoro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 04:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3908</guid>
		<description><![CDATA[Per avere successo nella vita in genere e nell&#8217;ambito lavorativo in particolare, non è sufficiente disporre di un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/intelligenza-emotiva1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3909" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="intelligenza emotiva" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/intelligenza-emotiva1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Per avere successo nella vita in genere e nell&#8217;ambito lavorativo in particolare, non è sufficiente disporre di un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale; occorre anche poter disporre di quella che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva.</p>
<p>Quest&#8217;ultima si fonda su due tipi di competenza, una personale &#8211; connessa al modo in cui controlliamo noi stessi &#8211; e una relazionale, legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri. Di seguito verranno illustrate le singole componenti di ciascuna delle due competenze e le loro ripercussioni sul contesto lavorativo.</p>
<p>Se ci dovessero chiedere di elencare i fattori che portano un individuo ad avere successo nella vita in genere, e sul lavoro in particolare, probabilmente ai primi posti della lista metteremmo un&#8217;intelligenza vivace, una carriera scolastica brillante, precise competenze professionali e, probabilmente, alcuni fattori legati alla sorte, come ad esempio il far parte di una classe sociale abbiente, l&#8217;avere un aspetto fisico avvenente e l&#8217;essersi imbattuto in circostanze fortuite del tutto favorevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto vero, ma non basta. Pensiamo ad esempio ad una persona con una straordinaria intelligenza, brillante dal punto di vista accademico, competente sul piano lavorativo, ma arrogante, irascibile, incapace di trattare con le altre persone e di gestire le proprie emozioni: nonostante le sue competenze professionali e la sua intelligenza, non siamo affatto sicuri che avrà successo nella sua carriera professionale. Da questo punto di vista possiamo dire che, se per accedere ad una determinata professione spesso appaiono prerequisiti importanti l&#8217;essere qualificati come persone intelligenti, avere un titolo di studio conseguito a pieni voti, mettere in campo una competenza professionale di prim&#8217;ordine, per mantenere e facilitare una carriera lavorativa sono necessarie anche altre caratteristiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono? Daniel Goleman, in una fortunata pubblicazione, le raggruppa sotto il termine di intelligenza emotiva e le qualifica come un modo particolarmente efficace di trattare se stessi e gli altri.</p>
<p>Tra queste caratteristiche rientrano ad esempio:</p>
<p>la capacità di motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni;<br />
la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione;<br />
la capacità di modulare i propri stati d&#8217;animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare;<br />
la capacità di essere empatici e di sperare.</p>
<p>Più in generale, alla base dell&#8217;intelligenza emotiva ci sono due grosse competenze:</p>
<p>una competenza personale , legata al modo in cui controlliamo noi stessi<br />
una competenza sociale , legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri.</p>
<p>Entrambe le competenze sono caratterizzate da abilità specifiche. In particolare, alla base della competenza personale troviamo la consapevolezza, la padronanza di sé e la motivazione; alla base della competenza sociale troviamo invece l&#8217;empatia e le abilità nelle relazioni interpersonali.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le abilità alla base della competenza personale</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La consapevolezza di sé</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Implica innanzitutto la capacità di riconoscere le proprie emozioni dando loro un nome  In genere quando qualcosa non va &#8211; il lavoro non riesce, i colleghi non ci capiscono, non ci considerano o peggio ci sfruttano &#8211; l&#8217;emozione prevalente è la rabbia. A ben guardare la rabbia è una emozione secondaria, cioè l&#8217;espressione di qualcosa che sta più a fondo e che può essere di volta in volta delusione, sconforto o anche paura. Dare il nome giusto a ogni emozione significa già esercitare una prima forma di contenimento , di controllo.<br />
In secondo luogo <strong>la consapevolezza di sé comporta un&#8217;autovalutazione accurata delle proprie risorse interiori</strong> , delle proprie abilità e dei propri limiti e quindi porta sia alla percezione del proprio valore e delle proprie capacità, sia ad una sana fiducia in se stessi. Su queste basi sarà poi possibile proporsi con fermezza quando si tratta di mettere in evidenza i propri punti di vista, i propri diritti o di dar voce a opinioni impopolari ma giuste.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
La padronanza di sé</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Seppur vada intesa principalmente come autocontrollo, quindi come capacità di dominare le emozioni , non implica assolutamente la soppressione, il soffocamento o la negazione delle stesse. Da questo punto di vista se tutte le emozioni sono permesse, non tutte possono essere espresse. Infatti se non siamo responsabili dei nostri sentimenti, di ciò che proviamo interiormente di fronte a comportamenti o avvenimenti, siamo però responsabili per il modo in cui decidiamo di esprimerli. In questo senso, essere dotati di<strong> intelligenza emotiva significa essere in grado di gestire i propri sentimenti, essere quindi capaci di controllarli ed esprimerli in modo appropriato ed efficace . </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso la ragione per cui molte persone non esprimono appieno il loro potenziale risiede in una loro incompetenza emotiva, cioè in una incapacità di gestire le proprie emozioni. In effetti, non è raro il caso in cui, pur essendo intelligenti si agisce da stupidi sull&#8217;onda di un&#8217;emotività incontrollata, a volte impedendo, in tal modo, una collaborazione serena e finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni. Viceversa chi è padrone di sé è maggiormente in grado di comportarsi con onestà, agendo eticamente, nel rispetto delle regole, adoperandosi per costruire un clima di affidabilità e autenticità, ammettendo i propri errori e assumendosi le proprie responsabilità per quanto attiene alla propria prestazione, al rispetto degli impegni e all&#8217;attenzione al compito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di padronanza di sé potrebbe evocare l&#8217;intransigenza, la rigorosità assoluta: non è così; implica piuttosto uno spirito di innovazione e adattabilità, cioè l&#8217;essere aperti a nuove idee e approcci nuovi, alla ricerca e valutazione di soluzioni originali, all&#8217;assunzione di prospettive inedite senza lasciarsi paralizzare dal timore del rischio. Non è la semplice ricerca del nuovo fine a se stesso &#8211; nuovo non è sinonimo di migliore &#8211; o il lasciarsi guidare dalle mode, ma l&#8217;essere flessibili alle richieste di cambiamento poste dalle nuove circostanze adottando risposte e strategie adeguate; essere padroni di sé significa anche saper riconoscere i bisogni e innescare o gestire il cambiamento.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>La motivazione</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; data dall&#8217;insieme delle tendenze emotive che guidano, sostengono o facilitano il raggiungimento di obiettivi.</strong> La motivazione comporta sia la spinta alla realizzazione personale &#8211; connessa al cercare la propria soddisfazione proponendosi obiettivi stimolanti, orientandosi al risultato, e coltivando l&#8217;impulso a migliorare le proprie prestazioni &#8211; sia l&#8217;impegno nel dare senso e sostegno anche ad un eventuale lavoro d&#8217;équipe. La motivazione è sorretta da uno spirito di iniziativa che consiste in una tensione all&#8217;obiettivo, al di là di quanto viene prescritto e degli impedimenti burocratici, e nella prontezza a cogliere le opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">In ultimo la motivazione è caratterizzata da una buona dose di ottimismo inteso sia come capacità di essere costanti nel perseguire gli obiettivi al di là degli ostacoli incontrati e degli errori commessi, sia come capacità di puntare sulla speranza di successo e non sulla paura del fallimento. Una solida competenza personale con la conseguente capacità di individuare correttamente i propri sentimenti e bisogni, consente anche di mettersi in sintonia con i sentimenti degli altri. Questa è la radice prima dell&#8217;empatia, cioè della capacità di comprendere gli altri nei loro sentimenti, punti di vista, interessi, preoccupazioni, mediante un ascolto attivo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le abilità alla base della competenza sociale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;empatia E&#8217;, come già detto, insieme alle abilità nelle relazioni interpersonali, alla base di una delle due grosse competenze su cui si fonda l&#8217;intelligenza emotiva nell&#8217;ambito della competenza sociale.<br />
<strong>Essere empatici significa far risuonare dentro di sé i sentimenti degli altri come se fossero i propri e senza dimenticare i propri, in una sorta di vicinanza senza confusione.</strong> E&#8217; l&#8217;accettazione incondizionata degli stati d&#8217;animo così come vengono offerti nella relazione. Non si può discutere o negoziare il modo in cui gli altri provano un&#8217;emozione. Possiamo discutere o disapprovare i comportamenti, ma non le emozioni sottostanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;essere empatici, accanto alla condivisione dei sentimenti, c&#8217;è anche la valorizzazione degli altri, che si manifesta nel credere nelle persone, nel mettere in risalto e potenziare le loro abilità, nel sostenere la loro autonomia, nel rispettare le loro diversità individuali, etniche e ideologiche, nell&#8217;utilizzare le differenze come opportunità al di là di ogni pregiudizio.</p>
<p>La comunicazione In conclusione, si può affermare che<strong> non esiste solo un&#8217;intelligenza di tipo cognitivo, ma ne esiste un&#8217;altra, di pari importanza, di tipo emotivo &#8211; relazionale, che ci consente di capire meglio noi stessi e di interagire in modo più efficace con gli altri</strong>. In questo senso è pertanto facile comprendere come per avere successo nella vita in genere e nell&#8217;attività professionale in particolare, non sia sufficiente avere un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale, ma occorra disporre anche di una intelligenza emotiva che ci consenta di essere competenti anche da un punto di vista relazionale.</p>
<p>A cura della <strong>Dott.ssa E. Maino</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Intelligenza emotiva e successo nel lavoro" href="http://www.benessere.com" target="_blank">http://www.benessere.com</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Intelligenza Emotiva al Cuore della Performance" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__intelligenza-emotiva-al-cuore-della-performance.php?pn=1493" target="_blank">Intelligenza Emotiva al Cuore della Performance</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Intelligenza Emotiva" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__intelligenza_emotiva.php?pn=1493" target="_blank">Intelligenza Emotiva</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Intelligenza Emotiva al Lavoro" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__intelligenza_emotiva_al_lavoro_new.php?pn=1493" target="_blank">Intelligenza Emotiva al Lavoro</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/08/25/intelligenza-emotiva-e-successo-nel-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione efficace</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/08/06/la-comunicazione-efficace/</link>
		<comments>http://stobenecontutti.it/2010/08/06/la-comunicazione-efficace/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 04:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[- Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[parola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3664</guid>
		<description><![CDATA[La comunicazione è uno dei termini oggi più usati e, talvolta, abusati. In generale, essa indica quell’insieme di segni e di messaggi – verbali e non – che servono per...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/La-comunicazione-efficace.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3672" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="La comunicazione efficace" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/08/La-comunicazione-efficace.jpg" alt="" width="350" height="265" /></a>La <strong>comunicazione</strong> è uno dei termini oggi più usati e, talvolta, abusati. In generale, essa indica quell’insieme di segni e di messaggi – verbali e non – che servono per trasferire ad altri informazioni, ma anche emozioni e sentimenti. Comunicare, infatti, non significa semplicemente informare, ma anche e soprattutto &#8220;entrare in relazione&#8221; con soggetti esterni a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola è un dono che solo l’uomo possiede, ma anche gli animali possono comunicare e possiamo affermare che, per ogni essere vivente, non comunicare è praticamente impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda<strong> la comunicazione umana</strong>, un classico saggio del professor Albert Mehrabian ha dimostrato che solo il 7% del significato viene veicolato dalle parole pronunciate, mentre il 38% di esso viene comunicato attraverso la tonalità in cui vengono espresse, e il restante 55% non ha nulla a che vedere con le parole, bensì con la fisiologia. Il silenzio, uno sguardo, la postura, le smorfie del volto o il modo di respirare, l’abbigliamento o il profumo usato sono aspetti che &#8220;parlano&#8221; per noi e manifestano il nostro modo d’essere, l’universo dei nostri stati d’animo, ancor più delle nostre parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filosofo russo Gurdjieff sosteneva che &#8220;<strong>noi diventiamo le parole che ascoltiamo</strong>&#8220;. In effetti, le cose stanno proprio così: le parole che ascoltiamo o che pronunciamo lasciano una traccia in noi. Tutte le parole, e in particolare quelle sbagliate, ci condizionano, seminando scorie, generando atteggiamenti distorti e &#8220;storpiature&#8221; che ci complicano l’esistenza e ci intossicano la mente. Una volta pronunciate, infatti,<strong> le parole vanno ad agire almeno su due cervelli: quello di chi parla e quello di chi ascolta. </strong>In entrambi, esse diventano materia mediante un preciso percorso chimico-fisico (oltre che simbolico) che attraversa corpo e psiche a partire dall’orecchio (Morelli, 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">Dal timpano, i suoni che udiamo procedono nel cranio verso una struttura denominata coclea, fanno vibrare l’orecchio interno e poi si incanalano nel nervo acustico, dove stimolano il nervo vago, che si dirama verso gli organi della respirazione, della digestione e della circolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello centrale, invece, <strong>vengono interessate alcune aree del cervello</strong> e le zone vicine alle strutture uditive, come le aree limbiche e para-limbiche, dove le emozioni si trasformano in impulsi chimico-fisici e viceversa (Morelli, 2005).</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché quando una parola entra in noi (può essere una parola da noi pronunciata, o anche solo sentita, oppure una parola che ci viene detta) ha come conseguenza quella di modificare contemporaneamente le aree cerebrali e lo stato di alcuni visceri, con conseguenze sia a livello psichico che somatico. Ecco perché <strong>le parole che utilizziamo hanno il potere di farci star bene o di creare disagio</strong>, di influenzare le nostre relazioni, la fiducia in noi stessi, le possibilità di raggiungere i nostri obiettivi e di realizzare i nostri progetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sostiene Morelli (2005) che il nostro cervello è un terreno fecondo su cui le parole, le nostre come quelle altrui (se sono nostre questo discorso vale anche per le parole solo pensate) cadono come tanti semi. Ascoltando se stessi e gli altri, si diventa il fertile ricettacolo di questi semi, che poi fruttificano e germogliano nel corpo. Ogni forma di comunicazione incide dunque nella nostra psiche, lavora nel nostro inconscio per giorni, mesi, anni, arrivando a cambiare la nostra mentalità e lasciando una traccia fisica nel nostro corpo. Gurdjeff aveva intuito giustamente: noi diventiamo per davvero le parole che ascoltiamo ma, ancor di più, quelle che pensiamo o pronunciamo e che continuiamo a pronunciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare, allora? <strong>E’ importante diventare consapevoli della nostra comunicazione</strong>, degli effetti che essa ha su di noi, sui nostri interlocutori e sulle nostre relazioni per trasformarla in <strong>comunicazione efficace.</strong> <strong>Affinché le parole diano sollievo e creino benessere, in noi stessi e negli altri</strong>, aiutandoci a ridurre lo stress, gli errori e le incomprensioni, è indispensabile acquisire consapevolezza di che cosa diciamo, di come parliamo, degli stati emozionali nostri e di coloro con cui stiamo interagendo, sia di persona che al telefono o attraverso una comunicazione scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza è alla base dell’empatia: quanto più aperti siamo verso le nostre emozioni, tanto più abili saremo anche nel leggere i sentimenti altrui. Questa capacità che ci consente di sapere come si sente un altro essere umano entra in gioco in continuazione, sia in ambito privato (nelle relazioni sentimentali, con i figli o con gli amici) che in ambito professionale (si pensi alla giornata lavorativa di un venditore o di un dirigente).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un fattore determinante affinché le relazioni interpersonali siano efficaci è l’abilità con la quale un individuo riesce ad entrare in sincronia emotiva con gli altri</strong>, che consiste nel rispecchiare a livello corporeo, in modo inconscio e impercettibile ad occhio nudo, gli stati d’animo dell’interlocutore.</p>
<p style="text-align: justify;">Afferma Goleman che quando due persone interagiscono, lo stato d’animo viene trasferito dall’individuo che esprime i sentimenti in modo più efficace a quello più passivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli individui incapaci di ricevere e trasmettere emozioni sono destinati a relazioni interpersonali problematiche, dal momento che spesso gli altri si sentono a disagio con loro, pur non riuscendone a spiegare il motivo (Goleman, 1999).</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che invece sanno entrare in sintonia con gli stati d’animo altrui, o riescono facilmente a trascinare gli altri nella scia dei propri, allora, dal punto di vista emozionale, godranno di relazioni interpersonali più armoniose. La caratteristica che contraddistingue un leader carismatico o un bravo executive sta proprio nella capacità di trascinare a sé gli interlocutori in questo modo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sintonia emotiva funziona nel modo migliore quando nasce al di fuori della sfera cosciente e quando sorge spontaneamente. Tuttavia, <strong>si tratta di un’abilità che si può apprendere, e che può contribuire a migliorare enormemente la nostra capacità di comunicare con gli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="La comunicazione efficace" href="http://www.manageconsulting.it" target="_blank">http://www.manageconsulting.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare Bene" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare-bene.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare Bene</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Comunicare il Pensiero" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__comunicare_il_pensiero.php?pn=1493" target="_blank">Comunicare il Pensiero</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Intelligenza Emotiva" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__intelligenza_emotiva.php?pn=1493" target="_blank">Intelligenza Emotiva</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://stobenecontutti.it/2010/08/06/la-comunicazione-efficace/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

