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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; autostima</title>
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	<description>Insieme per una cultura della gentilezza</description>
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		<title>Conosci già la tua Missione Personale?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 08:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Vita è una Missione Personale. Ognuno ha un obiettivo che esiste solo per Lui e che solo Lui può raggiungere. E un appello interiore per rispondere al quale occorrono...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/03/senso_vita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7134" title="senso_vita" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/03/senso_vita-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong><span style="text-decoration: underline;">La Vita è una Missione Personale. </span></strong></p>
<p>Ognuno ha un obiettivo che esiste solo per Lui e che solo Lui può raggiungere.</p>
<p>E un appello interiore per rispondere al quale occorrono <strong>coraggio</strong> e <strong>autostima</strong>, ma la fedeltà a questo appello è il solo modo per vivere una vita piena e soddisfacente.</p>
<p>La vita è vivere la Propria Missione Personale. Il nostro primo impegno è di portare avanti la nostra missione, non quello che il padre, la madre, il partner o gli amici si aspettano da noi.</p>
<p>Nessuno può dirci  come dovremmo vivere la nostra vita tranne noi stessi.</p>
<p>La nostra missione comincerà ad essere chiara quando daremo ascolto alla nostra <strong>saggezza interiore</strong>.</p>
<p>La missione personale è il dono più prezioso che abbiamo mai ricevuto in vita nostra.</p>
<p>L’unico requisito è quello di imparare ad ascoltare la voce dell’<strong>anima</strong>.</p>
<p>Non abbiamo scusanti se manchiamo il bersaglio perché è il nostro bersaglio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Che cos’è la nostra missione personale? </span></strong></p>
<p>Rappresenta la nostra stessa <strong>essenza</strong>. Il nostro fine più vero, il tema di fondo, il ritmo vitale, il nucleo profondo della nostra intera <strong>esistenza</strong>. Esprime pienamente ciò che noi siamo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Una volta compresa la nostra vocazione tutto assume un senso. </span></p>
<p>Il famoso discorso di M.L. King che esordiva “io ho un sogno” (questa è la visione), esprimeva la sua missione, è cioè adoperarsi per la convivenza pacifica tra le diverse razze che abitano negli Stati Uniti. Tutte le sue <strong>azioni</strong> erano finalizzate alla realizzazione di questo <strong>ideale</strong>.</p>
<p>Allo stesso modo il nostro sogno, qualunque esso sia, rischiara come un faro nella notte il nostro cammino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se non conosciamo ancora la Nostra Missione</span></strong></p>
<p>Alcune persone fortunate come Albert Schweitzer o Madre Teresa erano consapevoli fin dall’infanzia della loro missione.</p>
<p>Se ci sentiamo confusi perché non abbiamo ancora imboccato la nostra <strong>via</strong>, facciamoci coraggio: molti la trovano solo quando sono già avanti con gli anni.</p>
<p>Non è mai tardi per dedicarsi alla propria missione. Quello che conta è identificare e poi realizzare il compito che ci è stato assegnato.</p>
<p>Ogni missione richiede <strong>impegno</strong> e coraggio e chi la porta avanti ha sempre un animo intrepido e tenace. Ha risposto infatti all’appello interiore, corso dei rischi e aperto la porta alle buone occasioni. La sua vita sembra dichiarare: “So chi sono e dove intendo andare, e tra me e il mio destino non ci sono ostacoli, mi rifiuto di tirarmi indietro e di rinunciare al mio proposito”.</p>
<p>Chi segue la propria <strong>vocazione</strong>, è a volte costretto a combattere le istituzioni, la società, il partner o i familiari, ma persevera senza chiedere il permesso degli altri e accetta le conseguenze delle proprie azioni.</p>
<p>Per identificare la nostra missione occorrono <strong>onestà</strong> e <strong>determinazione</strong>. Potremmo anche ingannarci pensando di voler seguire un’altra<strong> strada</strong>, ma questa mistificazione non dura mai a lungo.</p>
<p>Siamo liberi di accettare o no la nostra missione nella vita. Tutto dipende da noi. Non è poi così difficile <strong>essere se stessi</strong>.</p>
<p>Chi altro potrebbe farlo meglio di noi? Sta a noi decidere se accettare il ruolo che ci è proprio ed agire in armonia con la nostra vera natura.</p>
<p>La missione è unica e individuale: se siamo stati condizionati a sentirci parte della massa, a favorire l’uniformità appianando le differenze potrebbe risultare difficile identificare la parte di noi che è solo e specificatamente nostra.</p>
<p>Che cosa c’è di specifico in noi? Affermazioni del tipo “Sono madre di tre figli – mi piace la gente – ho un cane di razza” non contano, perché si riferiscono a fattori esterni e non a qualità interiori. E’ necessario che ci concentriamo invece sulle caratteristiche che ci sembrano parte integrante della nostra personalità.</p>
<p>Potremo ricavare la nostra visione e la nostra missione rispondendo senza pensarci troppo alla domanda: “Se tu avessi una bacchetta magica e potessi creare il mondo ideale che vuoi, che mondo vorresti?”</p>
<p>Per esempio “Vorrei un mondo dove tutti stessero bene” questa è la visione. La domanda conseguente per ricavare la missione è “Qual è il tuo contributo al mondo perché la gente stia bene?” (es. fare il medico) oppure “Vorrei un mondo dove tutti siano allegri, felici e sorridenti” (visione). “Qual è il tuo contributo al mondo affinché la gente sia allegra, felice e sorridente?”(esempio fare l’animatore).</p>
<p>Molti trascurano la propria missione e restano stagnanti di fronte alla porta di ingresso del loro stesso palazzo.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Che cosa ci impedisce di abbracciare ciò che più di tutto ci appartiene? </span></strong></p>
<p>Forse ci mancano i mezzi necessari per intraprendere il nostro cammino. Forse abbiamo solo paura e ci serve un po’ di incoraggiamento. Magari temiamo di soffrire troppo rendendoci conto di aver sprecato degli anni di vita o temiamo di essere disapprovati dagli altri o di perdere ciò che abbiano guadagnato se cambiamo strada.</p>
<p>Qualunque sia la ragione che ci ha portato fuori strada, è ora di cambiare rotta. Negare il nostro<strong> destino</strong> significa negare noi stessi.</p>
<p>Ricordiamoci che:</p>
<p><strong>Non è difficile scoprire che la nostra missione è sempre esistita.</strong></p>
<p><strong>Le missioni mancate possono e devono essere recuperate.</strong></p>
<p><strong>Qualunque ostacolo alla realizzazione della missione può essere superato.</strong></p>
<p><strong>Dare ascolto alla propria vocazione è la sola via alla felicità.</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Liberamente tratto dal libro ESSERE AUTORE DELLA PROPRIA VITA di  NOEL MICHELLE J.<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Basta procrastinare!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 08:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mai capitato di procrastinare? Sappiamo esattamente cosa vogliamo e dobbiamo fare, eppure sprechiamo ore perdendoci in attività inutili o vagando per internet senza meta. Ehi… non siamo robots: una piccola...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/03/BASTA-RIMANDARE-CONSIGLI.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7105" title="BASTA-RIMANDARE-CONSIGLI" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/03/BASTA-RIMANDARE-CONSIGLI-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Mai capitato di <strong>procrastinare</strong>? Sappiamo esattamente cosa vogliamo e dobbiamo fare, eppure sprechiamo ore perdendoci in attività inutili o vagando per internet senza meta.</p>
<p>Ehi… non siamo <em>robots</em>: una piccola pausa ogni tanto è <em>dovuta</em>, ma continuando a <strong>procrastinare </strong>non facciamo altro che spingere noi stessi in un circolo vizioso, dove frustrazione e scarsi risultati fanno gioco di squadra contro la nostra autostima.</p>
<p>Che fare in questi casi? Come combattere la <strong>procrastinazione</strong>?.</p>
<p>Ecco 7 consigli pratici per iniziare la tua <strong>lotta contro la procrastinazione</strong>:</p>
<ol start="1">
<li><strong>Smettila di pensare. Inizia ad agire</strong>.<strong> </strong>Pianificare le tue attività può essere un’ottima idea, ma se continui a programmare le tue attività, senza mai iniziare, stai solo prendendo in giro te stesso. Ti è mai capitato? Non riesci a smettere di pensare, pianifichi ogni dettaglio, in attesa che tutte le <em>condizioni siano perfette. </em>Pianificare ti da un senso di controllo e di sicurezza: niente errori, <a title="Perché dovresti fallire più spesso... per avere successo" href="http://www.efficacemente.com/2009/05/avere-successo/" target="_self">niente sconfitte</a>, nessuna difficoltà. In realtà, ogni volta che rimandi quello che devi fare, <em>perdi</em>. Semplicemente inizia.</li>
<li><strong>Non fare di un sassolino una montagna</strong>. Pensare ad un impegno invece che affrontarlo non fa altro che ingigantirlo. Ogni giorno che pensi e non agisci, l’impegno cresce fino a diventare impossibile da affrontare. Fai una pianificazione essenziale ed agisci di conseguenza. A volte non serve neanche pianificare, sai esattamente cosa devi fare: e allora smettila di far girare gli ingranaggi del tuo cervello ed inizia a fare quello che devi fare.</li>
<li><strong>Concentrati sul primo passo</strong>. Quando <a title="Definizione obiettivi" href="http://www.efficacemente.com/2009/04/definizione-obiettivi/">definiamo un obiettivo</a> pensare alla mole di lavoro da fare ci getta nello sconforto. Troppe ore da studiare, troppe analisi da fare, troppo…. Qual’è la nostra prima reazione in questi casi!? <em>Mah si, vediamo cosa succede nel mondo, aspetta, aspetta, devo rispondere a quel mio amico su Facebook, e poi ho la posta elettronica da controllare, </em>etc. etc. Per evitare questa trappola devi concentrarti sul presente, sul <em>primo passo da fare</em>: una volta che avrai iniziato, che sarai riuscito a sconfiggere l’inerzia iniziale, tutto scorrerà più facilmente. A questo punto non ti resta che passare al passo successivo e a quello successivo ancora. <a title="Avere successo: la regola dell'1" href="http://www.efficacemente.com/2009/07/avere-successo-la-regola-dell-1/" target="_self">Un passo alla volta</a>, fino alla meta.</li>
<li><strong>Prima le cose difficili</strong>. Iniziare dalle attività più difficili, non solo è un’ottima tecnica di <a title="Gestione del tempo: esempi pratici" href="http://www.efficacemente.com/2009/04/gestione-del-tempo-esempi-pratici/" target="_self">gestione del tempo</a>, ma è anche un eccezionale strumento per combattere la procrastinazione. Che si tratti di <a title="Un metodo di studio efficace" href="http://www.efficacemente.com/2010/11/un-metodo-di-studio-efficace/" target="_self">studiare un capitolo,</a> di completare quel maledetto report, o di fare quella telefonata importante, impara a fare questa attività come prima cosa nella tua giornata. <em>Ingoia il rospo</em>. Affrontare le attività difficili per prime ti farà sentire bene con te stesso e renderà il resto della giornata una cavalcata trionfante.</li>
<li><strong>Prendi una decisione</strong>. La procrastinazione nasce da un conflitto, un conflitto tra ciò che pensi e ciò che (non) fai. Pensare positivo può aiutarti, ma solo le azioni pratiche sono in grado di aumentare realmente la tua autostima. Ogni volta che agisci, ogni volta che prendi una decisione mandi un chiaro segnale a te stesso: “io sono una persona che agisce”. Non c’è nulla di meglio per migliorare la tua autostima.</li>
<li><strong>Affronta le tue paure</strong>. E’ molto semplice vivere in un mondo immaginario in cui i nostri desideri si realizzano senza sforzo; molto più complesso è prendere l’iniziativa e fare in modo che quei sogni diventino realtà. Nella realtà infatti c’è il rischio di fare la figura del fesso, di fare errori, di essere sconfitti, di soffrire. Tuttavia la sensazione di sicurezza che hai quando non affronti un impegno non potrà mai sconfiggere il rimpianto di un treno ormai passato.</li>
<li><strong>Non fare prigionieri</strong>. Molto dello <a title="Stressato? 15 piccole abitudini per semplificarti la vita" href="http://www.efficacemente.com/2011/06/stressato/">stress</a> presente nelle nostre vite è legato alle <em>questioni aperte</em>. Anche se non ne sei cosciente, in questo momento un qualche problema irrisolto sta continuando a succhiare la tua energia mentale e fisica. <em>Non fare prigionieri</em>, affronta i tuoi impegni e <em>completali</em>. Questo non significa che devi completare tutto ciò che inizi: sarebbe stupido. Se stai leggendo un articolo penoso, passa avanti; se il film che hai iniziato di vedere è terribilmente noioso, cambia canale. Se impari a completare le attività importanti che inizi, il termine procrastinazione svanirà dal tuo dizionario.</li>
</ol>
<p><a href="http://www.efficacemente.com">www.efficacemente.com</a></p>
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		<title>La comunicazione: alcune idee da P. Watzlawick</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
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		<description><![CDATA[I nostri comportamenti comunicano dei messaggi a chi ci sta intorno, anche se noi non ce ne accorgiamo o non lo desideriamo. Qualsiasi comportamento è comunicazione. C&#8217;è una proprietà interessante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4379" href="http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/comunicare-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4379" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Comunicare" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/01/Comunicare-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>I nostri comportamenti comunicano dei messaggi a chi ci sta intorno, anche se noi non ce ne accorgiamo o non lo desideriamo. Qualsiasi comportamento è comunicazione. C&#8217;è una proprietà interessante di ciò che noi definiamo comportamento: non esiste un suo opposto ,vale a dire che non è possibile non comportarsi. Partendo da questa considerazione <strong>P.Watzlawick </strong>osserva come sia impossibile non comunicare. Se proviamo a pensare a situazioni che ci sembrano caratterizzate da assenza di comunicazione, ci accorgeremo che in realtà è impossibile trovarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quando la comunicazione non è intenzionale, non è consapevole, o non è efficace (cioè i messaggi vengono distorti ) vi è in ogni caso comunicazione. L&#8217;impossibilità di non comunicare costituisce l&#8217;assioma fondamentale della teoria della comunicazione umana formulata da P. Watzlawick.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra idea fondamentale nasce dall&#8217;osservazione che esistono diversi livelli comunicativi .Vale a dire che, quando vi è comunicazione tra due o più persone, non vi è mai solo uno scambio di contenuti e non vengono solo trasmesse delle informazioni, ma viene determinato anche il tipo di relazione che sussiste tra le persone. Si dice cioè che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aspetto relazionale della comunicazione è di fondamentale importanza </strong>poiché suggerisce come deve essere inteso il contenuto trasmesso. Molti dei conflitti nella comunicazione nascono proprio perché i due interlocutori non sono d&#8217;accordo su come impostare il tipo di relazione comunicativa.. Spesso si crede di scontrarsi per questioni di contenuto, in realtà lo si sta facendo a livello di relazione. Non vi è in generale la consapevolezza delle informazioni che diamo a livello di relazione, ma queste hanno una importanza fondamentale, tanto che quanto più una interazione è problematica, tanto più può essere necessario ridefinire la natura della relazione. Sarà utile per risolvere i conflitti o le difficoltà &#8220;metacomunicare&#8221; cioè ragionare sulla comunicazione. Abbiamo già visto che la comunicazione è un processo circolare e che due persone in comunicazione costituiscono un sistema complesso che interagisce in un contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia le parti di questo sistema difficilmente, mentre interagiscono, riescono a comprenderlo tutto. Ogni parte cercherà di dare una direzione e un ordine a quanto è accaduto, organizzando le sequenze degli scambi comunicativi, stabilendo dove inizia e dove finisce la comunicazione e in questo modo attribuendo anche ad alcuni eventi il ruolo di causa e ad altri quello di effetto. Questo modo di organizzare le sequenze comunicative viene definito da Watlawick &#8220;punteggiatura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze tra i comunicati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso processo di comunicazione può essere punteggiato in molti modi diversi e la punteggiatura scelta da una delle persone in interazione è solo una tra tante possibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando vi è un conflitto</strong>, vi è sicuramente un diverso modo di punteggiare una sequenza comunicativa e vi è in genere la pretesa da parte di entrambi di imporre la propria punteggiatura su quella dell&#8217;altro. La soluzione del conflitto è possibile solo se si considera che analizzare le sequenze in termini di causa effetto non porta alcun vantaggio per nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; più produttivo tentare di spezzare la sequenza in modo da instaurare un processo circolare di tipo diverso e più soddisfacente per entrambi. Per riassumere ecco tre assiomi di Watzlawick che abbiamo considerato:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Non si può non comunicare.<br />
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo.<br />
3. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come facilitare lo stabilirsi di cominicazioni positive</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle considerazioni fatte finora, vi sono altri principi che vanno tenuti in considerazione se si vogliono stabilire con gli altri dei rapporti positivi e costruttivi. Vediamoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prestare attenzione al Senso di Autostima dell&#8217;altro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ognuno di noi ha una percezione di quanto vale per se stesso e per gli altri.</strong> Questa percezione non è fissa ma può variare a seconda delle diverse situazioni in cui ci si trova. Il senso di autostima nasce dal confronto tra noi stessi &#8211; i compiti che siamo chiamati a svolgere &#8211; le opinioni degli altri. Siamo particolarmente sensibili al giudizio che gli altri hanno su di noi perché questo contribuisce in una certa misura (diversa a seconda delle persone) a determinare il nostro valore per noi stessi. E&#8217; importante fare molta attenzione al senso di autostima dei nostri interlocutori perché se questo viene leso involontariamente da qualche nostra affermazione o comportamento, il rapporto ne può risultare compromesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco a cosa dobbiamo fare attenzione:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">* Tenere conto del sistema di valori del nostro interlocutore. Se sconfermiamo o svalutiamo il suo sistema di valori potremmo metterlo in una situazione di disagio psicologico.<br />
* Non attaccare duramente l&#8217;immagine che una persona ha di sé, anche se riteniamo che sia irrealistica (fare attenzione anche alle sconferme a livello di metacomunicazione).<br />
* Saper cogliere, apprezzare e valorizzare gli aspetti positivi delle persone. Ognuno di noi ha bisogno di sapere che gli altri lo stimano.<br />
* Riconoscere le prestazioni positive degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Valorizzando gli aspetti positivi e riconoscendo le prestazioni positive degli altri</strong>, non solo si dà un notevole contributo al loro senso di autostima, ma si rinforzano tali atteggiamenti o comportamenti e si rende più probabile il loro verificarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante che i riconoscimenti siano sinceri almeno per due motivi:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Il nostro interlocutore può cogliere dei segnali contrastanti dalla nostra comunicazione non verbale;<br />
2. Rischiamo di rinforzare dei comportamenti che in realtà non apprezziamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non trascurare i bisogni dell&#8217;altro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Saper riconoscere i bisogni dell&#8217;altro è importante affinché il processo comunicativo sia buono.</p>
<p style="text-align: justify;">Maslow sostiene che i bisogni possono essere rappresentati secondo una scala gerarchica che egli visualizza con una piramide.</p>
<p style="text-align: justify;">In sequenza, i bisogni individuati da Maslow sono:</p>
<p style="text-align: justify;">* Autorealizzazione<br />
* Bisogni dell&#8217;Io<br />
* Bisogni Sociali<br />
* Bisogni di Sicurezza<br />
* Bisogni di Base</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I bisogni guidano e motivano il comportamento delle persone</strong> ma affinché un bisogno si &#8220;attivi&#8221; e diventi motivante è necessario che tutti gli altri bisogni fondamentali siano soddisfatti almeno in buona parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si dovrebbe comunicare con una persona rispetto a problemi relativi a bisogni che sulla scala di Maslow si trovano ad un livello superiore a quello in cui si trovano i bisogni insoddisfatti dell&#8217;interlocutore. Vale a dire non si può pretendere attenzione da una persona esausta o affamata. Non si può pensare che una persona che teme per la sua sicurezza (es. posto di lavoro) sia disposta a comunicare a lungo con voi dei vostri bisogni di riconoscimento sociale o di auto realizzazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dobbiamo sempre considerare i bisogni degli altri</strong>, questi ci danno una chiara indicazione di quali siano i limiti dell&#8217;attenzione che essi sono in grado di dedicarci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco dei bisogni individuati da Maslow, evidenzia che per ciascuno di noi è necessario appartenere ad un gruppo sociale e riconoscersi in una entità più ampia di quella individuale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante che questo gruppo sociale venga apprezzato dagli altri. <strong>I nostri dubbi e le nostre perplessità su ciò che per gli altri rappresenta un valore, costituiscono un ostacolo alla comunicazione.</strong> Essi rappresentano inoltre una minaccia al senso di autostima.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a href="http://www.ascom.padova.it" target="_blank">http://www.ascom.padova.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Istruzioni per Rendersi Infelici" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__istruzioni-per-rendersi-infelici.php?pn=1493" target="_blank">Istruzioni per Rendersi Infelici</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Pragmatica della Comunicazione Umana" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pragmatica-della-comunicazione-umana.php?pn=1493" target="_blank">Pragmatica della Comunicazione Umana</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Guardarsi Dentro Rende Ciechi" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__guardarsi-dentro-rende-ciechi.php?pn=1493" target="_blank">Guardarsi Dentro Rende Ciechi</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Il caos libera creatività e autostima</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 04:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<category><![CDATA[- Atteggiamento mentale]]></category>
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		<description><![CDATA[Spesso lo temiamo, ma il caos è come il latte materno: un nutrimento essenziale per far nascere nuove idee e rafforzare l’autostima. Se ci chiudiamo in noi stessi l&#8217;autostima se...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/creativita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3928" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="creativita" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/creativita.jpg" alt="" width="300" height="299" /></a>Spesso lo temiamo, ma il <strong>caos</strong> è come il latte materno: un nutrimento essenziale per far nascere nuove idee e rafforzare l’autostima.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se ci chiudiamo in noi stessi l&#8217;autostima se ne va</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nei periodi in cui siamo confusi, irrequieti e sfiduciati cerchiamo spesso di proteggere la nostra fragilità isolandoci o imponendoci una vita più regolare possibile, evitando la folla e le occasioni che potrebbero destabilizzarci. <strong>La ricerca di ordine interiore si riflette nel tentativo di crearci intorno un ambiente pulito e ordinato, quasi asettico.</strong> Questi comportamenti esprimono il tentativo di estendere un controllo razionale a tutto ciò che potrebbe turbarci e minare ancor più la nostra autostima. Funziona? No: prendendo questa strada non si fa altro che rinforzare proprio le ragioni da cui nasce il disagio. <strong>La confusione invece paradossalmente può aiutarci&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se il caos non c&#8217;è, bisogna&#8230; crearlo!</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Più ci isoliamo dall&#8217;ambiente esterno, più ci rinchiudiamo nella nostra testa e più ragioneremo secondo schemi usuali e prestabiliti: di fatto sono proprio questi schemi che spengono la nostra vitalità e l&#8217;<strong>autostima</strong>. Per ritrovarla, occorre iniziare a romperli. Perciò, quando la confusione regna dentro di te, non cercare di mandarla via: al contrario, cercala anche fuori, senza tentare di combatterla o risolverla. Immergiti per qualche ora nella folla, passa un pomeriggio al luna park, ascolta un musica vivace e frenetica per qualche minuto oppure scatenati in discoteca, o in un  ballo a occhi chiusi da solo, in casa. Semplicemente tollera il disordine o ricrealo in un parte della casa e poi limitati a osservarlo reprimendo l&#8217;impulso di rimettere subito tutto a posto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Perché funziona:</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong> La mente si disorienta, va alla ricerca di nuove idee e l&#8217;autostima si rafforza</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle danze dei dervisci, antica forma di misticismo orientale, l&#8217;adepto ruota vorticosamente su se stesso fino a entrare in trance. Rituali simili, volti a ottenere uno stato di coscienza alterato gravido di <strong>potenzialità creative</strong>, sono presenti in moltissime culture. Immergersi nel caos serve a ottenere lo stesso scopo: disorientare la mente, rompendo gli schemi e le coordinate mentali irrigidite e poco flessibili. Nel caos si spezzano quei punti di ancoraggio che ci impediscono di inventare <strong>soluzioni creative</strong> ai problemi.<strong> L&#8217;autostima sgorga spontaneamente quando il cervello è libero dalle catene della ragione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il caos fa bene: parola dei Greci antichi e delle moderne ricerche</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Teogonia di Esiodio, poeta epico dell&#8217;VIII secolo A.C., l&#8217;Universo sarebbe nato dal Caos primordiale. In principio era dunque il caos, ossia la totalità in cui indifferenziati erano racchiusi gli elementi dell&#8217;intero Universo. Dal caos si generarono la Terra ed Eros, la forza dell&#8217;amore, e dalla loro unione nacque Armonia.<strong> Nel caos dunque ci sono già in potenza tutte le risorse di cui abbiamo bisogno</strong>. Lo sanno bene anche le più recenti teorie scientifiche fisiche e matematiche, che testimoniano come<strong> il caos sia la prima condizione generatrice di vita e di energia in tutto il cosmo</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Il caos libera creatività e autostima" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Le Nuove Vie dell'Autostima" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__le_nuove_vie_dellautostima.php?pn=1493" target="_blank">Le Nuove Vie dell&#8217;Autostima</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Come Essere Felici" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__come_essere_felici.php?pn=1493" target="_blank">Come Essere Felici</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="La Creatività" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__creativita_osho.php?pn=1493" target="_blank">La Creatività</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Perdere gli ultimi 2 kg, questo è il problema…</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene Con Se Stessi]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[calorie]]></category>
		<category><![CDATA[chili]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[peso]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[zuccheri]]></category>

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		<description><![CDATA[Finita la dieta, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto sport....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/05/perdere-gli-ultimi-due-chili-....jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3327" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="perdere gli ultimi due chili ..." src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/05/perdere-gli-ultimi-due-chili-....jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Finita la <strong>dieta</strong>, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi</p>
<p style="text-align: justify;">Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto <strong>sport</strong>. Eppure, nonostante gli sforzi, proprio non riuscite a buttare giù quegli ultimi due chili che vi permetterebbero di <strong>raggiungere il peso forma</strong> o comunque l’obiettivo che vi eravate prefissati.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare? Prima di tutto chiedetevi se ne vale veramente la pena, dal momento che la qualità della vostra vita da quando avete iniziato la dieta, per quel che riguarda salute, attività fisica e <strong>autostima</strong>, è già notevolmente migliorata. Eliminare gli ultimi due chili, quello che gli esperti chiamano il “<strong>peso immaginario</strong>”, è un obiettivo abbastanza difficile da raggiungere, ma soprattutto da mantenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se proprio volete tentare il tutto per tutto, considerate che avete perso peso e la vostra <strong>massa corporea</strong> si è ridotta: quindi avrete bisogno di meno calorie. A questo punto va riprogrammata sia la dieta che l’attività fisica. Un esempio: per perdere 500 g di grasso, dovete tagliare 3.500 calorie. Come? Seguite i nostri consigli…</p>
<p style="text-align: justify;">* <strong>Più esercizio fisico</strong>. Per perdere quegli ultimi fatidici 2 chili, dovete tagliare 100 calorie al giorno. Molte persone hanno bisogno cambiare il proprio allenamento quotidiano, perché il loro organismo è diventato più efficiente e brucia meno calorie. Come fare allora? Aumentate la vostra passeggiata quotidiana di 10-20 minuti, oppure fatela a passo più spedito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occhio al grasso nascosto</strong>. Il grasso ha il doppio di calorie sia dei carboidrati che delle proteine, quindi se tagliate i grassi i risultati saranno più abbordabili. E ancora: considerate che il 25% del grasso che noi mangiamo è dato dai grassi aggiunti negli alimenti. Leggete le etichette, usate meno olio per cucinare o per condire le insalate e convertitevi ai latticini scremati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attenzione alle misure</strong>. A casa potete regolarvi meglio, ma se andate a pranzo o cena fuori vi verranno serviti piatti più abbondanti: chiedete la mezza porzione o lasciate qualche boccone nel piatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caccia aperta agli zuccheri</strong>. Il 22% delle calorie proviene dalle bevande. Abituatevi a cappuccini con latte scremato, bevande senza aggiunta di zucchero o piccole porzioni di quelle con succo di frutta al 100%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tenete un diario</strong>. Annotate la vostra giornata alimentare, senza trascurare di trascrivere anche quel che mangiate fuori pasto, magari mentre cucinate. Il 75% delle volte è quel che si mangia occasionalmente a impedirvi di buttare giù gli ultimi chili.</p>
<p>Fonte: <a title="Perdere gli ultimi 2 Kg, questo è il problema" href="http://www.staibene.it" target="_blank">http://www.staibene.it</a></p>
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		<title>Come difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l’autostima</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 05:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene Con Se Stessi]]></category>
		<category><![CDATA[- Atteggiamento mentale]]></category>
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		<category><![CDATA[critiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritici &#8220;Stai sbagliando tutto&#8221;; &#8220;Se fai così non vali niente&#8221;; &#8220;Sei sempre il solito&#8221;; &#8220;Non hai ambizione&#8221;, &#8220;Mi hai deluso&#8221;. Sono solo alcuni degli &#8220;attestati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/04/autostima.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3255" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="autostima" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/04/autostima-300x198.gif" alt="" width="300" height="198" /></a>Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritic</span>i</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Stai sbagliando tutto&#8221;; &#8220;Se fai così non vali niente&#8221;; &#8220;Sei sempre il solito&#8221;; &#8220;Non hai ambizione&#8221;, &#8220;Mi hai deluso&#8221;. Sono solo alcuni degli &#8220;attestati di disistima&#8221; con cui a volte le persone che ci circondano, siano essi famigliari amici o conoscenti, tentano di condizionare la nostra vita. Persone ipercritiche che hanno sempre da dire sul nostro modo di essere e agire e che, se glielo permettiamo, possono influenzare molto negativamente la <strong>nostra esistenza</strong>, compromettendo la nostra autostima. Ecco perché se sentiamo di essere sotto pressione, dobbiamo impedire che ciò accada. Questo è possibile fin da subito, se consideriamo che questa situazione di giudizio continuo è stata creata&#8230; anche da noi. Vediamo come.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Autostima: critiche sì, ma&#8230; costruttive</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una critica ferisce solo chi lo permette, chi cioè è &#8220;in guerra&#8221; con  parti del proprio carattere che preferisce nascondere a sé e agli altri,  giudicandole gravemente sbagliate. Di fronte alla critica, chi coltiva  questa &#8220;personalità negata&#8221; si sente subito colpito in una &#8220;zona  sensibile&#8221;, si mette sotto accusa e, in definitiva, è tutto sommato  d&#8217;accordo con la critica che gli viene fatta,  per cui finisce per  esserne schiacciato. Non ha insomma valide difese da opporre. Spesso,  inoltre, chi subisce distruttivamente le critiche è una persona che, a  sua volta, critica spesso e volentieri gli altri, senza però riuscire a  esprimere verbalmente i propri giudizi e tenendosi tutto dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">La tecnica che vi proponiamo ha lo scopo di sviluppare la <strong>serena  consapevolezza</strong> di sé che è la base dell&#8217;<strong>autostima</strong>.  Questa vince l&#8217;insicurezza e ci fa uscire dal circolo vizioso delle  critiche e delle autoaccuse.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Autostima: la tecnica per riconquistare la consapevolezza di  sé</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Prendi un notes e da oggi, per una settimana, trascrivi, quando ti è  possibile,  tutti i giudizi e le critiche sugli altri e su te stesso che  fai &#8211; anche solo mentalmente &#8211; durante la giornata. Scrivi e chiudi  subito il notes senza rileggere. Al settimo giorno aprilo e osserva la  tua &#8220;produzione&#8221;. Ti accorgerai di quanto il tuo pensiero sia inquinato  da <strong>giudizi continui </strong>che t&#8217;impediscono una visione diretta della realtà e  di quante critiche ti fai che coincidono con quelle che ricevi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella settimana successiva raccogli e trascrivi, con lo stesso  metodo, le critiche che ti vengono fatte da altri, in ogni ambito, e al  settimo giorno rileggile e &#8220;contemplale&#8221;. Ti accorgerai che non sono di  più di quelle che hai pensato tu stesso e che riguardano aspetti del tuo  carattere e della tua vita che tu stesso senti problematici e  irrisolti. Ciò non vuol dire che siano critiche giuste, ma ti segnalano  anzi che ti colpiscono solo perché ti ci riconosci. Quando infatti  riguardano ciò su cui ti senti sicuro, non ci fai neanche caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora prendi sia i fogli con le tue critiche, sia quelli con le  critiche degli altri e strappali diverse volte. Distendi i pezzi sul  tavolo e mescolali con le mani in modo da costruire un unico gigantesco  foglio-puzzle. Lì sono raccolti tutti i <strong>pensier</strong>i che impediscono a te e  agli altri di entrare in relazione in senso vero, lì c&#8217;è tutto il  superfluo della mente che appesantisce le tue azioni e la tua <strong>autostima. </strong>Prendi tutti i pezzi di carta, fanne un&#8217;unica palla e, in un  luogo sicuro, bruciala. Osserva come ritorna a essere fumo ciò che era  già fumo in partenza, nella mente nostra e altrui, ma a cui si dava  invece un valore assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la carta ha cessato di bruciare, mettiti comodo dove tu vuoi e  lascia che <strong>i pensieri che ti si presentano spontaneamente possano  fluire liberamente</strong>, qualsiasi essi siano, se ci sono. Potrebbe venirti  voglia di riposare, o di guardare dalla finestra, o di piangere, di  ridere, di chiamare amichevolmente uno dei tuoi &#8220;critici&#8221;o altro ancora.  Non opporti a niente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong> Fonte:</strong></span></em> <a title="ome difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l'autostima" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
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		<title>Come nasce un conflitto</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/11/12/come-nasce-un-conflitto/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[assertivo]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[Sapere come gestire i conflitti è una capacità difficile da apprendere e da mettere in pratica, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla autostima degli individui....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2607" style="margin: 10px;" title="come nasce un conflitto" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/conflitto-223x300.jpg" alt="Come nasce un conflitto" width="223" height="300" />Sapere <strong>come gestire i conflitti </strong>è una capacità difficile<strong> </strong>da<strong> apprendere e da mettere in pratica</strong>, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla<strong> autostima degli individui</strong>. Risultare spesso o sempre perdenti, quando si deve fronteggiare un conflitto, deprime la stima che abbiamo di noi stessi, innescando un circolo vizioso che ci porta a vedere il prossimo come un nemico.</p>
<p>Il primo passo per riuscire a sviluppare una buona<strong> capacità di gestione dei conflitti è capire esattamente cosa è un conflitto e perché nasce</strong>; per conflitto s’intende una condizione nella quale, durante un confronto, uno od entrambi gli interlocutori, nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi e di influenzare la controparte, volontariamente o per incapacità, non tengono conto del deteriorarsi dei rapporti interpersonali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La gestione dei conflitti</strong>, di conseguenza,<strong> richiede la capacità di mettere in atto accorgimenti,</strong> che permettano di raggiungere totalmente o parzialmente i propri obiettivi, <strong>senza mettere a rischio le relazioni interpersonali.<br />
</strong><br />
La parola conflitto ha, nella nostra cultura, una connotazione negativa, poiché richiama alla mente la guerra, la violenza, i comportamenti aggressivi; è, per contro, <strong>possibile con particolari accorgimenti, mantenere buone relazioni personali, anche a fronte di divergenze nelle opinioni, convinzioni, sentimenti e valori del nostro interlocutore, ottenendo, contemporaneamente, rispetto per le nostre idee.</strong> Le tecniche di comunicazione, quelle di negoziazione e persuasione aiutano moltissimo ad affrontare le situazioni conflittuali, ma non è sufficiente la volontà di apprendere queste tecniche; occorre anche la determinazione di agire sulla propria personalità al fine di rendere naturale accettare le divergenze come momenti positivi e non come minacce, cioè mettere in atto comportamenti così detti assertivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A Cura di Pier Paolo Sposato</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Fonte:<a title="Come nasce un conflitto tra individui" href="http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/" target="_blank"> </a></span></em></strong><a title="Come nasce un conflitto tra individui" href="http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/" target="_blank">http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/</a><strong><em><br />
</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Emozione ed Attrazione</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/11/06/emozione-ed-attrazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[attrazione]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[emozione]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[realzione]]></category>
		<category><![CDATA[stati d'animo]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono molte teorie sulla definizione dell’emozione e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è cristallizzata perché tra...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2612" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Emozione e attrazione" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/Emozione-e-attrazione-300x265.jpg" alt="Emozione e Attrazione" width="300" height="265" />Ci sono molte teorie sulla definizione dell’<strong>emozione</strong> e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è <strong>cristallizzata</strong> perché tra amore e amicizia c’è un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché è un <strong>processo</strong> formato da un inizio, uno svolgimento e una fine. Il mezzo con cui noi esprimiamo i nostri <strong>stati d’animo</strong> al mondo esterno e E’ qualcosa di molto semplice come pensavano alcuni studiosi agli inizi del 900’. L’emozione è un <strong>processo</strong> multi-componenziale di <strong>interazione </strong>con l’<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>1. Ha un’iter perché è formato da un inizio, uno svolgimento e una fine;</p>
<p>2. Multi-componenziale perché durante questo <strong>cambiamento</strong> intervengono fattori che vanno a influenzare il nostro corpo a livello cognitivo, fisiologico e <strong>comportamentale</strong>.</p>
<p>3. Di interazione con l’ambiente perché ci colloca in un cotesto sistemico-relazionale circostante.</p>
<p>Alcuni studi hanno analizzato l’emozione di alcuni studenti prima, durante e dopo l’esame. Essi hanno evidenziato che prima dell’esame gli studenti erano immersi in una sorta di ambiguità emotiva(vale a dire la coesistenza di più emozioni) che con il passare del tempo diventava sempre più definita cioè a dire <strong>tristezza </strong>per quelli che non erano riusciti a superare l’esame e felicità per quelli che avevano ottenuto esito positivo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Gli antecedenti</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono conseguenza di squilibri nell’appraisal (<strong>il monitoraggio abituale della realtà)</strong>. Quando questa <strong>azione</strong> entra in allarme vuol dire che abbiamo rilevato un evento scatenante vale a dire un evento che ci mette in allarme. Questo evento scatenante può essere un ostacolo, un imprevisto che incontriamo durante il cammino che avevamo pianificato. Un emozione può anche nascere in assenza di un ostacolo reale basta che ci sia la prospettiva di una <strong>meta fortemente desiderata</strong>. Ogni persona <strong>reagisce</strong> diversamente ad un evento, questo perché noi non ci <strong>emozioniamo</strong> in base all’evento che abbiamo davanti agli occhi ma in base all’evento percepito in <strong>relazione </strong>ai dati che ci raggiungono. A questi dati, in seguito, vengono affiancati a determinati schemi cerebrali (una sorta di riflesso condizionato) evento-emozione, schemi che, ci indicano quale emozione associare a seconda del fatto. Essi però non sono universali, variano a seconda della cultura di<strong> appartenenza</strong> (esistono determinate emozioni etniche), della <strong>rilevanza percettiva individuale</strong> del singolo fatto, dell’<strong>autostima</strong> e dello stile attributivo che abbiamo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le emozioni etniche</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Uno dei casi più famosi di emozione etnica e l’amok (la corsa pazza malese). L’<strong>evento scatenante </strong>è un insulto subita da un maschio ad opera degli altri nel villaggio. L’interessato va nel bosco a sfogarsi e dopo alcune ore torna armato di pugnale per uccidere chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente le persone del villaggio lo evitano perché conoscono questa<strong> reazione</strong> che, tuttavia, non può durare più di qualche minuto perché poi l’interessato se non si ferma viene immobilizzato e alla fine stranamente non ricorda più niente.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le reazioni fisiologiche</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel processo emotivo si verificano <strong>cambiamenti</strong> fisiologici nell’organismo a livello vegetativo, celebrale e ormonale. Le reazioni non sono sempre identiche ma è stata stilata una tabella di pattner fisiologico delle emozioni in cui ad ogni emozione viene associata la reazione fisiologica. Le persone, in automatico, forniscono istintivamente solo una determinata reazione per ogni emozione e non tutti si rendono conto che, nel corso dell’emozione, intervengono molti <strong>cambiamenti</strong>.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le risposte comportamentali</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Già in America e man mano con il diffondersi del <strong>comportamentismo</strong> (movimento che studiava le varie risposte ai vari stimoli esterni tra cui Jung, Behavior etc…)si è notato che nel processo emotivo avvengono tre tipi di<strong> risposte comportamentali</strong>:<br />
<strong><br />
1. <span style="text-decoration: underline;">Reazioni espressive.</span></strong> Le emozioni portano con se molte reazioni espressive a livello analogico che, la maggior parte delle volte vengono dissimulate per fini <strong>sociali</strong>. Darwin ha dimostrato nel suo libro “l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” che anche gli animali provano emozioni, a volte contrastanti, soprattutto gli scimpanzé e le scimmie che sono gli animali più vicini a noi. Il centro nevralgico delle emozioni nell’uomo è il viso. Esso è il mezzo principale della comunicazione non verbale che poche persone riescono a dissimulare, addirittura solo il 10%.</p>
<p><strong>2.<span style="text-decoration: underline;"> Tendenze e/o pulsioni.</span></strong> Le tendenze sono spinte <strong>interiori</strong> che possono trasformarsi in comportamento oppure rimanere a <strong>livello cerebrale</strong>. Esse sono caratterizzate da quello che Frijda definisce “precedenza di controllo”. Nel momento in cui uno di noi ha una tendenza non riesce a pensare altro che ad essa fino a quando non termina.</p>
<p><strong>3. <span style="text-decoration: underline;">Comportamenti specifici</span>.</strong> Sono i più vari e possono essere l’attuazione delle tendenze emotive o dei calcoli per riportare le cose alla normalità</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Elaborazione cognitiva</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro cognitivo accompagna tutta l’emozione seguendo il processo che va dall’ appraisal(il monitoraggio abituale della vita sociale) fino al copying(in cui teniamo sotto controllo le conseguenze della nostra emozione). L’intero <strong>processo emotivo</strong> è inconsapevole e dura una decina di secondi tuttavia alcuni processi come le risposte comportamentali in parte sono consapevoli (rientrano anche quelle stereotipate).</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">La regolazione delle emozioni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono presenti sia nell’uomo che negli animali. A volte, nella nostra vita, ci sono utili perché tendono a richiamare l’<strong>attenzione</strong> altrui oppure a trarre qualche vantaggio a nostro favore.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">L’elicitazione delle emozioni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte di noi non è in grado di <strong>mascherare</strong> un emozione per vari motivi. Altre volte la manifestiamo <strong>intenzionalmente</strong> per ottenere la solidarietà altrui e principalmente per determinate cose:</p>
<p><strong>1. <span style="text-decoration: underline;">Contagio emotivo.</span></strong> Manifestando un’emozione puntiamo a suscitarne una simile nella persona che ci sta accanto per portarla nella direzione che desideriamo (contagio empatico).</p>
<p><strong>2. <span style="text-decoration: underline;">Conforto sociale.</span></strong> Manifestando l’emozione cerchiamo di creare quella <strong>situazione</strong> in cui dialogando ci si sostiene psicologicamente. Questo porta dei vantaggi sia alla persona che sta comunicando l’emozione e sia alla persona che la sta aiutando perché rinforza la propria visione di vedere il mondo.<br />
<strong><br />
3. <span style="text-decoration: underline;">Presentazione del sé.</span></strong> Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per dare alle persone che ci stanno intorno una rappresentazione di noi stessi.</p>
<p><strong>4. <span style="text-decoration: underline;">Controllo sulle relazioni.</span></strong> Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per rafforzare o diminuire determinati rapporti (azione di rinforzo e inibizione).</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">L’attrazione interpersonale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo delle <strong>relazioni interpersonali </strong>si basano anche sull’<strong>attrazione</strong>. Essa può provocare biases(errori di giudizio) ed benché si tende a negare l’evidenza numerose ricerche <strong>empiriche</strong> hanno dimostrato il contrario. L’attrazione è fondamentale nell’<strong>apprendimento</strong> e nell’<strong>insegnamento</strong> poiché la trasmissione del sapere trova un canale preferenziale che stimola sia l’applicazione che il ricordo. I ricercatori si sono interessati all’attrazione al fine di apportare dei <strong>miglioramenti</strong> nei <strong>rapporti interpersonali</strong> per studiare l’ottimizzazione dei <strong>risultati</strong>.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le ricerche sull’attrazione interpersonale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Dalle numerose <strong>ricerche</strong> sul campo è emerso che le persone simpatiche sono accomunate da interessi simili e condividono opinioni e valori. In tal senso sono stati attuati diversi esperimenti mediante tests. Il più famoso è il protocollo di Byrne definito anche protocollo di carta e matita perché ai soggetti venivano fornite specifiche <strong>informazioni</strong> di altre persone e in seguito veniva chiesto loro di trascorrere parte del giorno insieme (attualmente studi analoghi su periodi più lunghi li troviamo con trasmissioni medianiche : “Grande Fratello”, “isola dei Famosi” etc…). Sono stati fatti anche studi di <strong>contatto</strong>, esperimenti sul campo ed anche <strong>esperimenti</strong> naturalistici e il più famoso era quello di Newcomb che nel suo esperimento senza modificare variabili si è limitato a seguire gli eventi. Ha affittato una casa ad alcuni studenti dell’università del Michigan e in cambio ha ottenuto la compilazione di questionari prima, durante e dopo la coabitazione nella casa che aveva messo a disposizione. L’intento era constatare se a diventare amici erano quelli con <strong>atteggiamenti</strong> simili.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Nulla di nuovo</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Grazie a queste ricerche gli psicologi sono stati in grado di stilare una tabella con i motivi di attrazione e i fattori che rendono quella persone più o meno simpatica ma hanno anche constatato che, a seconda della situazione e dei soggetti interessati, questi fattori possono mutare.<br />
di <strong>Mariagabriella Corbi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Fonte: </span></em></strong><a title="EMOZIONE ED ATTRAZIONE" href="http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833" target="_blank">http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833</a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Autostima e Amore</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene Con Se Stessi]]></category>
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		<description><![CDATA[Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima 1. Caratteristiche dell&#8217;autostima 1. APPREZZAMENTO genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella differenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2312" style="margin: 10px;" title="Autostima e Amore" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/0804-271x300.jpg" alt="Autostima e Amore" width="271" height="300" />Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima<br />
1. Caratteristiche dell&#8217;autostima</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. APPREZZAMENTO</strong> genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella <strong>differenza</strong> &#8211; a qualsiasi altro essere umano. E&#8217; un apprezzamento che include tutto il <strong>positivo</strong> presente in <strong>se stess</strong>i: talenti, abilità, <strong>qualità fisiche</strong>, <strong>mentali</strong> e <strong>spirituali.</strong>.. Colui che si apprezza, gioisce stupito per le proprie qualità manifeste, e sa, qualora se lo proponga seriamente, di poterne sviluppare altre ancora latenti. Gioisce dei propri <strong>successi</strong> senza <strong>presunzione</strong>, né vanteria, indizi, generalmente, di <strong>sentimenti</strong> di <strong>inferiorità</strong>. &#8220;Tutti abbiamo dentro noi stessi una Buona Novella! La Buona Novella è che davvero non sappiamo quale possa essere la nostra <strong>grandezza,</strong> quanto possiamo <strong>amare</strong>, quanto possiamo ottenere, quanto grandi siano le nostre <strong>possibilità</strong>. Non si può rendere una Buona Novella migliore di questa&#8221; (Anne Frank)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. ACCETTAZIONE</strong> <strong>tollerante</strong> e speranzosa dei propri <strong>limiti</strong>, <strong>debolezze</strong>, <strong>errori</strong> e <strong>insuccessi</strong>. Chi accetta se stesso, si riconosce <strong>essere umano fallibile</strong>, come tutti gli altri, e non si meraviglia, né si <strong>angoscia</strong> troppo, per il fatto di sbagliare con maggiore, o minor frequenza. Riconosce seriamente gli aspetti spiacevoli della propria <strong>personalità</strong>, assume la <strong>responsabilità</strong> di tutte le proprie azioni, senza sentirsi in colpa più del dovuto per gli sbagli commessi. Sa per esperienza che &#8220;l&#8217;orrore dell&#8217;errore è un <strong>errore peggiore</strong>&#8220;. Non lo spaventano i <strong>propri limiti </strong>e <strong>difetti</strong>, e preferisce compiere con <strong>successo</strong> ciò che fa, ma non affonda quando perde.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Aspira a fare le cose bene, non alla <strong>perfezione</strong>. Non <strong>rinunciare</strong> mai al diritto di sbagliarti, ché altrimenti perderai la <strong>capacità di imparare</strong> cose nuove e di avanzare nella vita. Ricorda che sotto le ansie di <strong>perfezione </strong>si nasconde sempre la paura. Affronta le tue paure e concedi a te stesso il diritto di essere umano: paradossalmente, potrai fare di te una <strong>persona</strong> molto più feconda e <strong>felice</strong>&#8221; (D. Burns)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. AFFETTO</strong>: una disposizione <strong>positiva</strong> e <strong>amichevole</strong>, <strong>comprensiva</strong> e <strong>benevola</strong> verso <strong>se stessi</strong>, così da <strong>sentirsi in pace</strong>, non in guerra, con i propri pensieri e sentimenti (anche se sgradevoli), con la propria immaginazione e il proprio corpo (quali che sino le sue rughe &#8211; letterali, o metaforiche &#8211; e difetti). Si è capaci di gioire della solitudine senza disdegnare la compagnia; &#8221; <strong>ci si trova bene con se stessi</strong>, nella propria pelle&#8221; (L. Racionero).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Dovremmo imparare a guardare noi stessi con la stessa<strong> tenerezza</strong> con cui ci guarderemmo se fossimo nostro padre&#8221;</em><br />
(J.L. Martìn Descalzo)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. ATTENZIONE</strong> e <strong>cura amorevole</strong> dei propri <strong>bisogni, fisici e psichici</strong>,  <strong>intellettuali e spirituali</strong> (ovviamente, non ci riferiamo qui a quei bisogni superflui, creati artificialmente da una pubblicità aggressiva ed ingannevole). <strong>La persona che ha stima di sé</strong> preferisce la vita alla morte, il <strong>piacere</strong> al dolore, la <strong>gioia </strong>alla sofferenza. Non cerca il dolore per il dolore, <strong>protegge</strong> la propria <strong>integrità fisica e psichica</strong>, non si <strong>espone </strong>a pericoli inutili. E tuttavia è capace di accettare anche la sofferenza, e, se occorre, la morte, per una persona, o una causa con la quale si senta profondamente identificata. Così, ad esempio, una madre che ha stima di sé dona con <strong>gioia </strong>uno dei propri reni per farlo trapiantare ad un figlio che ne ha bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste quattro caratteristiche &#8211; le prime quattro &#8220;A&#8221; dell&#8217;<strong>autostima</strong> &#8211; presuppongono un buon livello di <strong>conoscenza </strong>di sé, e specialmente di <strong>autocoscienza</strong>, cioè di <strong>consapevolezza</strong> del proprio <strong>mondo interiore</strong>, conseguibile mediante l&#8217;amichevole <strong>ascolto</strong> di se stessi e l&#8217;<strong>attenzione</strong> costante a tutte le voci che sorgono da dentro. Già Socrate ci avvertiva che una <strong>vita inconsapevole</strong> non vale la pena di essere vissuta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di <strong>autostima</strong>, parliamo allora di <strong>AFFERMAZIONE</strong> di quell&#8217;<strong>essere umano</strong> fallibile, irripetibile, preziosissimo, che merita tutto il nostro rispetto e la nostra considerazione, ossia di quel &#8220;se&#8221; che ciascuno è; naturalmente, un &#8220;<strong>sé-in-relazione-con-gli-altri</strong>&#8220;, ché altrimenti non ci sarebbe <strong>individualità autentica.</strong> Non si tratta qui di narcisismo, poiché la persona che si stima davvero, nella propria globalità individuale e sociale, vive aperta e attenta all&#8217;altro, riconoscendone l&#8217;<strong>esistenza</strong> e <strong>affermandolo</strong>. Sa che non ci può essere <strong>affermazione </strong>duratura di sé senza solidarietà; accetta il fatto evidente dell&#8217;interdipendenza umana e si rende conto che non può, né le <strong>interessa</strong>, vivere isolata e <strong>indipendente</strong> dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Come le mele maturano con il sole, così anche noi uomini maturiamo in presenza dell&#8217;altro, collaborando con lu</em>i&#8221;<br />
(G. Torrente Ballester)</p>
<p>Tratto da:</p>
<p>José Vicente Bonet.<br />
AVERSI A CUORE.<br />
Sulla stima e l’amicizia con se stessi.</p>
<p>Titolo originale: &lt;Sé amigo de ti mismo. Manual de Autoestima&gt;</p>
<p>Traduzione dallo spagnolo di MARIA GRAZIA DAL PORTO E LIDIA FONTANA.<br />
Edizione italiana a cura di Giovanni Ruggeri</p>
<p>Fonte:<a href="http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/" target="_blank"> http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/</a></p>
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		<title>Dare valore alla fragilità</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/05/11/dare-valore-alla-fragilita/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 21:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[Superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230; donne sempre più emancipate, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1628" style="margin: 10px;" title="top_5_marriage_sex_mistakes" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/05/top_5_marriage_sex_mistakes.jpg" alt="top_5_marriage_sex_mistakes" width="284" height="423" /><strong>Superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>donne sempre più emancipate</strong>, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la crisi dei ruoli può diventare un&#8217;occasione per vivere in modo più intimo la vita di coppia. Ecco come aiutare lui a superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I concetti chiave</strong></p>
<p style="text-align: justify;">* L&#8217;uomo ha il timore di non poter soddisfare partner sempre più esigenti. La sua sicurezza viene spesso messa in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">* <strong>I ruoli all&#8217;interno della coppia sono cambiati</strong>. La donna è sempre più alla ricerca del proprio piacere e si aspetta che il partner la assecondi.</p>
<p style="text-align: justify;">* In una coppia consolidata non contano solo le prestazioni sessuali. C&#8217;è anche bisogno di complicità, comprensione, rispetto e affetto.<br />
Tutto era stato preparato nei minimi dettagli. Avevo prenotato una suite un po&#8217; particolare: con letto a baldacchino e specchi ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco mi aspettava affacciato alla finestra, la notte si annunciava esplosiva. Avevo tanta voglia di lui e gliel&#8217;ho sussurrato in un orecchio. Ma niente è andato come previsto. Per la prima volta dall&#8217;inizio della nostra storia, non è riuscito a eccitarsi&#8221;, racconta Giovanna, 35 anni, manager a Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come Francesco, sono numerosi oggi gli uomini in &#8220;crisi di mascolinità&#8221; che si trovano ad affrontare questo problema. &#8220;L&#8217;uomo, oggi condizionato da una partner più decisa e libera sessualmente, vive un profondo disagio che si può manifestare con disturbi di erezione, blocchi psicologici o incapacità di soddisfare la compagna&#8221;, commenta Ciro Iannone, sessuologo e autore di Bisogno e Soddisfazione. La sessualità al maschile e femminile (Editore Letizia). Non è un caso che le vendite di stimolanti sessuali, soprattutto online, siano in costante aumento. &#8220;Sono la risposta alla paura di non essere all&#8217;altezza&#8221;, argomenta Annalisa Pistuddi, psicologa e psicoterapeuta a Milano. Da tempo infatti i ruoli all&#8217;interno della coppia sono cambiati. Sotto le lenzuola la donna cerca la soddisfazione del proprio piacere, fa delle domande e si aspetta delle risposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Assecondare il piacere</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti uomini pensano di essere gli unici responsabili del successo o dell&#8217;insuccesso di un rapporto. Il sesso infatti ha un alto potere simbolico: con la penetrazione l&#8217;uomo vuole &#8220;colmare&#8221; la partner, ma per assecondare il suo piacere, è necessario che il pene sia in erezione. &#8220;Quando ciò non succede l&#8217;uomo si sente fallire. Si sente inadeguato e questa sensazione può influenzare anche altri aspetti della sua vita&#8221;, spiega Annalisa Pistuddi. Come confessa Alberto, 36 anni, commercialista a Roma: &#8220;Era il nostro primo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo cena mi ha invitato da lei, ma una volta in camera da letto niente è andato nel verso giusto. Mi sono sentito umiliato&#8221;. Alberto sa che il desiderio non è qualcosa che si possa comandare, ma ha vissuto questo &#8220;incidente&#8221; come una sconfitta. In una situazione analoga la donna, invece, avrebbe potuto simulare il proprio piacere. &#8220;Il disagio psicologico dell&#8217;uomo nasce proprio da questa differenza. La gran parte degli uomini dimentica però che un rapporto può essere intenso anche senza penetrazione&#8221;, sottolinea Iannone. <strong>Il segreto di una relazione che funziona non è solo il sesso, ma la complicità.</strong> &#8220;In una coppia consolidata il desiderio dell&#8217;altro è un&#8217;emozione che il partner cerca di assecondare&#8221;, spiega Annalisa Pistuddi. Infatti solo quando il legame è solido gli uomini si lasciano andare e invadere dai sentimenti. È questo il momento in cui avranno voglia di condividere momenti di tenerezza: dormire con la partner, fare colazione insieme, organizzare un weekend al mare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sentirsi desiderato</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una donna sessualmente libera</strong> mette in discussione non solo il ruolo dell&#8217;uomo all&#8217;interno della coppia, ma anche uno degli stereotipi più diffusi, il mito del playboy. Oggi può succedere che lui venga lasciato. Anche dopo il primo appuntamento. &#8220;Quando non si vuole investire in un rapporto l&#8217;attrazione si spegne subito&#8221;, illustra Pistuddi. L&#8217;uomo è in imbarazzo di fronte a donne che vogliono comportarsi come lui: &#8220;Ho scelto di non avere rapporti sessuali per un po&#8217;&#8221;, racconta Guglielmo, 40 anni, pr a Verona. &#8220;Negli ultimi due anni mi sono sentito usato dalle mie compagne, espropriato della mia virilità&#8221;. Quando le donne dicono: &#8220;Ti voglio&#8221;, tolgono all&#8217;uomo la possibilità di fare il primo passo e assumersi il rischio di un &#8220;no&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Costruire il rapporto</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;uomo che viene desiderato</strong> si sente come un bambino amato dalla mamma, con una grande differenza: sa che la partner si aspetta qualcosa da lui. &#8220;L&#8217;uomo ha soprattutto paura che gli si possa chiedere sempre di più&#8221;, sostiene Pistuddi. &#8220;Ma una relazione in cui ognuno ha la possibilità di <strong>esprimere se stesso</strong> è più ricca: i partner condividono emozioni e si mettono in gioco completamente, prendendosi anche il rischio di non essere all&#8217;altezza. È questa incertezza a disorientare lui&#8221;. Eppure la condivisione dei piaceri tra uomo e donna è possibile: &#8220;<strong>Il rapporto sessuale è la conseguenza di altro tipo di rapporto, che si costruisce sulla base di rispetto, comprensione e affetto reciproci</strong>&#8220;, conclude Iannone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Federica Brignoli</strong>, <strong>Hélène Fresnel</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span><a title="dare valore alla fragilità" href="http://www.psychologies.it" target="_blank"> http://www.psychologies.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="La Nostra Sessualità" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-nostra-sessualita.php?pn=1493" target="_blank">La Nostra Sessualità</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Amore E Sessualità" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__amore-e-sessualita.php?pn=1493" target="_blank">Amore E Sessualità</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Massaggio di Coppia - DVD" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__massaggio-di-coppia-dvd.php?pn=1493" target="_blank">Massaggio di Coppia &#8211; DVD</a></p>
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