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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; autostima</title>
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	<description>Insieme per una cultura della gentilezza</description>
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		<title>La comunicazione: alcune idee da P. Watzlawick</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene con Gli Altri]]></category>
		<category><![CDATA[- Comunicazione Interpersonale]]></category>
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		<description><![CDATA[I nostri comportamenti comunicano dei messaggi a chi ci sta intorno, anche se noi non ce ne accorgiamo o non lo desideriamo. Qualsiasi comportamento è comunicazione. C&#8217;è una proprietà interessante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-4379" href="http://stobenecontutti.it/2011/01/21/la-comunicazione-alcune-idee-da-p-watzlawick/comunicare-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4379" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Comunicare" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2011/01/Comunicare-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>I nostri comportamenti comunicano dei messaggi a chi ci sta intorno, anche se noi non ce ne accorgiamo o non lo desideriamo. Qualsiasi comportamento è comunicazione. C&#8217;è una proprietà interessante di ciò che noi definiamo comportamento: non esiste un suo opposto ,vale a dire che non è possibile non comportarsi. Partendo da questa considerazione <strong>P.Watzlawick </strong>osserva come sia impossibile non comunicare. Se proviamo a pensare a situazioni che ci sembrano caratterizzate da assenza di comunicazione, ci accorgeremo che in realtà è impossibile trovarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quando la comunicazione non è intenzionale, non è consapevole, o non è efficace (cioè i messaggi vengono distorti ) vi è in ogni caso comunicazione. L&#8217;impossibilità di non comunicare costituisce l&#8217;assioma fondamentale della teoria della comunicazione umana formulata da P. Watzlawick.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra idea fondamentale nasce dall&#8217;osservazione che esistono diversi livelli comunicativi .Vale a dire che, quando vi è comunicazione tra due o più persone, non vi è mai solo uno scambio di contenuti e non vengono solo trasmesse delle informazioni, ma viene determinato anche il tipo di relazione che sussiste tra le persone. Si dice cioè che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aspetto relazionale della comunicazione è di fondamentale importanza </strong>poiché suggerisce come deve essere inteso il contenuto trasmesso. Molti dei conflitti nella comunicazione nascono proprio perché i due interlocutori non sono d&#8217;accordo su come impostare il tipo di relazione comunicativa.. Spesso si crede di scontrarsi per questioni di contenuto, in realtà lo si sta facendo a livello di relazione. Non vi è in generale la consapevolezza delle informazioni che diamo a livello di relazione, ma queste hanno una importanza fondamentale, tanto che quanto più una interazione è problematica, tanto più può essere necessario ridefinire la natura della relazione. Sarà utile per risolvere i conflitti o le difficoltà &#8220;metacomunicare&#8221; cioè ragionare sulla comunicazione. Abbiamo già visto che la comunicazione è un processo circolare e che due persone in comunicazione costituiscono un sistema complesso che interagisce in un contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia le parti di questo sistema difficilmente, mentre interagiscono, riescono a comprenderlo tutto. Ogni parte cercherà di dare una direzione e un ordine a quanto è accaduto, organizzando le sequenze degli scambi comunicativi, stabilendo dove inizia e dove finisce la comunicazione e in questo modo attribuendo anche ad alcuni eventi il ruolo di causa e ad altri quello di effetto. Questo modo di organizzare le sequenze comunicative viene definito da Watlawick &#8220;punteggiatura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze tra i comunicati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso processo di comunicazione può essere punteggiato in molti modi diversi e la punteggiatura scelta da una delle persone in interazione è solo una tra tante possibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando vi è un conflitto</strong>, vi è sicuramente un diverso modo di punteggiare una sequenza comunicativa e vi è in genere la pretesa da parte di entrambi di imporre la propria punteggiatura su quella dell&#8217;altro. La soluzione del conflitto è possibile solo se si considera che analizzare le sequenze in termini di causa effetto non porta alcun vantaggio per nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; più produttivo tentare di spezzare la sequenza in modo da instaurare un processo circolare di tipo diverso e più soddisfacente per entrambi. Per riassumere ecco tre assiomi di Watzlawick che abbiamo considerato:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Non si può non comunicare.<br />
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione e il secondo classifica il primo.<br />
3. La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come facilitare lo stabilirsi di cominicazioni positive</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle considerazioni fatte finora, vi sono altri principi che vanno tenuti in considerazione se si vogliono stabilire con gli altri dei rapporti positivi e costruttivi. Vediamoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prestare attenzione al Senso di Autostima dell&#8217;altro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ognuno di noi ha una percezione di quanto vale per se stesso e per gli altri.</strong> Questa percezione non è fissa ma può variare a seconda delle diverse situazioni in cui ci si trova. Il senso di autostima nasce dal confronto tra noi stessi &#8211; i compiti che siamo chiamati a svolgere &#8211; le opinioni degli altri. Siamo particolarmente sensibili al giudizio che gli altri hanno su di noi perché questo contribuisce in una certa misura (diversa a seconda delle persone) a determinare il nostro valore per noi stessi. E&#8217; importante fare molta attenzione al senso di autostima dei nostri interlocutori perché se questo viene leso involontariamente da qualche nostra affermazione o comportamento, il rapporto ne può risultare compromesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco a cosa dobbiamo fare attenzione:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">* Tenere conto del sistema di valori del nostro interlocutore. Se sconfermiamo o svalutiamo il suo sistema di valori potremmo metterlo in una situazione di disagio psicologico.<br />
* Non attaccare duramente l&#8217;immagine che una persona ha di sé, anche se riteniamo che sia irrealistica (fare attenzione anche alle sconferme a livello di metacomunicazione).<br />
* Saper cogliere, apprezzare e valorizzare gli aspetti positivi delle persone. Ognuno di noi ha bisogno di sapere che gli altri lo stimano.<br />
* Riconoscere le prestazioni positive degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Valorizzando gli aspetti positivi e riconoscendo le prestazioni positive degli altri</strong>, non solo si dà un notevole contributo al loro senso di autostima, ma si rinforzano tali atteggiamenti o comportamenti e si rende più probabile il loro verificarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante che i riconoscimenti siano sinceri almeno per due motivi:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Il nostro interlocutore può cogliere dei segnali contrastanti dalla nostra comunicazione non verbale;<br />
2. Rischiamo di rinforzare dei comportamenti che in realtà non apprezziamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non trascurare i bisogni dell&#8217;altro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Saper riconoscere i bisogni dell&#8217;altro è importante affinché il processo comunicativo sia buono.</p>
<p style="text-align: justify;">Maslow sostiene che i bisogni possono essere rappresentati secondo una scala gerarchica che egli visualizza con una piramide.</p>
<p style="text-align: justify;">In sequenza, i bisogni individuati da Maslow sono:</p>
<p style="text-align: justify;">* Autorealizzazione<br />
* Bisogni dell&#8217;Io<br />
* Bisogni Sociali<br />
* Bisogni di Sicurezza<br />
* Bisogni di Base</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I bisogni guidano e motivano il comportamento delle persone</strong> ma affinché un bisogno si &#8220;attivi&#8221; e diventi motivante è necessario che tutti gli altri bisogni fondamentali siano soddisfatti almeno in buona parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si dovrebbe comunicare con una persona rispetto a problemi relativi a bisogni che sulla scala di Maslow si trovano ad un livello superiore a quello in cui si trovano i bisogni insoddisfatti dell&#8217;interlocutore. Vale a dire non si può pretendere attenzione da una persona esausta o affamata. Non si può pensare che una persona che teme per la sua sicurezza (es. posto di lavoro) sia disposta a comunicare a lungo con voi dei vostri bisogni di riconoscimento sociale o di auto realizzazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dobbiamo sempre considerare i bisogni degli altri</strong>, questi ci danno una chiara indicazione di quali siano i limiti dell&#8217;attenzione che essi sono in grado di dedicarci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elenco dei bisogni individuati da Maslow, evidenzia che per ciascuno di noi è necessario appartenere ad un gruppo sociale e riconoscersi in una entità più ampia di quella individuale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante che questo gruppo sociale venga apprezzato dagli altri. <strong>I nostri dubbi e le nostre perplessità su ciò che per gli altri rappresenta un valore, costituiscono un ostacolo alla comunicazione.</strong> Essi rappresentano inoltre una minaccia al senso di autostima.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a href="http://www.ascom.padova.it" target="_blank">http://www.ascom.padova.it</a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Istruzioni per Rendersi Infelici" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__istruzioni-per-rendersi-infelici.php?pn=1493" target="_blank">Istruzioni per Rendersi Infelici</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Pragmatica della Comunicazione Umana" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__pragmatica-della-comunicazione-umana.php?pn=1493" target="_blank">Pragmatica della Comunicazione Umana</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Guardarsi Dentro Rende Ciechi" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__guardarsi-dentro-rende-ciechi.php?pn=1493" target="_blank">Guardarsi Dentro Rende Ciechi</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Il caos libera creatività e autostima</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 04:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso lo temiamo, ma il caos è come il latte materno: un nutrimento essenziale per far nascere nuove idee e rafforzare l’autostima. Se ci chiudiamo in noi stessi l&#8217;autostima se...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/creativita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3928" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="creativita" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/creativita.jpg" alt="" width="300" height="299" /></a>Spesso lo temiamo, ma il <strong>caos</strong> è come il latte materno: un nutrimento essenziale per far nascere nuove idee e rafforzare l’autostima.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se ci chiudiamo in noi stessi l&#8217;autostima se ne va</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nei periodi in cui siamo confusi, irrequieti e sfiduciati cerchiamo spesso di proteggere la nostra fragilità isolandoci o imponendoci una vita più regolare possibile, evitando la folla e le occasioni che potrebbero destabilizzarci. <strong>La ricerca di ordine interiore si riflette nel tentativo di crearci intorno un ambiente pulito e ordinato, quasi asettico.</strong> Questi comportamenti esprimono il tentativo di estendere un controllo razionale a tutto ciò che potrebbe turbarci e minare ancor più la nostra autostima. Funziona? No: prendendo questa strada non si fa altro che rinforzare proprio le ragioni da cui nasce il disagio. <strong>La confusione invece paradossalmente può aiutarci&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Se il caos non c&#8217;è, bisogna&#8230; crearlo!</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Più ci isoliamo dall&#8217;ambiente esterno, più ci rinchiudiamo nella nostra testa e più ragioneremo secondo schemi usuali e prestabiliti: di fatto sono proprio questi schemi che spengono la nostra vitalità e l&#8217;<strong>autostima</strong>. Per ritrovarla, occorre iniziare a romperli. Perciò, quando la confusione regna dentro di te, non cercare di mandarla via: al contrario, cercala anche fuori, senza tentare di combatterla o risolverla. Immergiti per qualche ora nella folla, passa un pomeriggio al luna park, ascolta un musica vivace e frenetica per qualche minuto oppure scatenati in discoteca, o in un  ballo a occhi chiusi da solo, in casa. Semplicemente tollera il disordine o ricrealo in un parte della casa e poi limitati a osservarlo reprimendo l&#8217;impulso di rimettere subito tutto a posto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Perché funziona:</strong></span><span style="text-decoration: underline;"><strong> La mente si disorienta, va alla ricerca di nuove idee e l&#8217;autostima si rafforza</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle danze dei dervisci, antica forma di misticismo orientale, l&#8217;adepto ruota vorticosamente su se stesso fino a entrare in trance. Rituali simili, volti a ottenere uno stato di coscienza alterato gravido di <strong>potenzialità creative</strong>, sono presenti in moltissime culture. Immergersi nel caos serve a ottenere lo stesso scopo: disorientare la mente, rompendo gli schemi e le coordinate mentali irrigidite e poco flessibili. Nel caos si spezzano quei punti di ancoraggio che ci impediscono di inventare <strong>soluzioni creative</strong> ai problemi.<strong> L&#8217;autostima sgorga spontaneamente quando il cervello è libero dalle catene della ragione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il caos fa bene: parola dei Greci antichi e delle moderne ricerche</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Teogonia di Esiodio, poeta epico dell&#8217;VIII secolo A.C., l&#8217;Universo sarebbe nato dal Caos primordiale. In principio era dunque il caos, ossia la totalità in cui indifferenziati erano racchiusi gli elementi dell&#8217;intero Universo. Dal caos si generarono la Terra ed Eros, la forza dell&#8217;amore, e dalla loro unione nacque Armonia.<strong> Nel caos dunque ci sono già in potenza tutte le risorse di cui abbiamo bisogno</strong>. Lo sanno bene anche le più recenti teorie scientifiche fisiche e matematiche, che testimoniano come<strong> il caos sia la prima condizione generatrice di vita e di energia in tutto il cosmo</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Il caos libera creatività e autostima" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Le Nuove Vie dell'Autostima" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__le_nuove_vie_dellautostima.php?pn=1493" target="_blank">Le Nuove Vie dell&#8217;Autostima</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="Come Essere Felici" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__come_essere_felici.php?pn=1493" target="_blank">Come Essere Felici</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="margin-bottom: 2px;" cellpadding="3">
<tbody>
<tr>
<td>
<div><a style="font-weight: bold;" title="La Creatività" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__creativita_osho.php?pn=1493" target="_blank">La Creatività</a></div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Perdere gli ultimi 2 kg, questo è il problema…</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Finita la dieta, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto sport....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/05/perdere-gli-ultimi-due-chili-....jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3327" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="perdere gli ultimi due chili ..." src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/05/perdere-gli-ultimi-due-chili-....jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Finita la <strong>dieta</strong>, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi</p>
<p style="text-align: justify;">Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto <strong>sport</strong>. Eppure, nonostante gli sforzi, proprio non riuscite a buttare giù quegli ultimi due chili che vi permetterebbero di <strong>raggiungere il peso forma</strong> o comunque l’obiettivo che vi eravate prefissati.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare? Prima di tutto chiedetevi se ne vale veramente la pena, dal momento che la qualità della vostra vita da quando avete iniziato la dieta, per quel che riguarda salute, attività fisica e <strong>autostima</strong>, è già notevolmente migliorata. Eliminare gli ultimi due chili, quello che gli esperti chiamano il “<strong>peso immaginario</strong>”, è un obiettivo abbastanza difficile da raggiungere, ma soprattutto da mantenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se proprio volete tentare il tutto per tutto, considerate che avete perso peso e la vostra <strong>massa corporea</strong> si è ridotta: quindi avrete bisogno di meno calorie. A questo punto va riprogrammata sia la dieta che l’attività fisica. Un esempio: per perdere 500 g di grasso, dovete tagliare 3.500 calorie. Come? Seguite i nostri consigli…</p>
<p style="text-align: justify;">* <strong>Più esercizio fisico</strong>. Per perdere quegli ultimi fatidici 2 chili, dovete tagliare 100 calorie al giorno. Molte persone hanno bisogno cambiare il proprio allenamento quotidiano, perché il loro organismo è diventato più efficiente e brucia meno calorie. Come fare allora? Aumentate la vostra passeggiata quotidiana di 10-20 minuti, oppure fatela a passo più spedito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occhio al grasso nascosto</strong>. Il grasso ha il doppio di calorie sia dei carboidrati che delle proteine, quindi se tagliate i grassi i risultati saranno più abbordabili. E ancora: considerate che il 25% del grasso che noi mangiamo è dato dai grassi aggiunti negli alimenti. Leggete le etichette, usate meno olio per cucinare o per condire le insalate e convertitevi ai latticini scremati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attenzione alle misure</strong>. A casa potete regolarvi meglio, ma se andate a pranzo o cena fuori vi verranno serviti piatti più abbondanti: chiedete la mezza porzione o lasciate qualche boccone nel piatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caccia aperta agli zuccheri</strong>. Il 22% delle calorie proviene dalle bevande. Abituatevi a cappuccini con latte scremato, bevande senza aggiunta di zucchero o piccole porzioni di quelle con succo di frutta al 100%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tenete un diario</strong>. Annotate la vostra giornata alimentare, senza trascurare di trascrivere anche quel che mangiate fuori pasto, magari mentre cucinate. Il 75% delle volte è quel che si mangia occasionalmente a impedirvi di buttare giù gli ultimi chili.</p>
<p>Fonte: <a title="Perdere gli ultimi 2 Kg, questo è il problema" href="http://www.staibene.it" target="_blank">http://www.staibene.it</a></p>
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		<title>Come difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l’autostima</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2010/04/26/come-difendersi-dai-giudizi-degli-altri-e-rinforzare-l%e2%80%99autostima/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 05:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Articoli per Stare Bene Con Se Stessi]]></category>
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		<description><![CDATA[Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritici &#8220;Stai sbagliando tutto&#8221;; &#8220;Se fai così non vali niente&#8221;; &#8220;Sei sempre il solito&#8221;; &#8220;Non hai ambizione&#8221;, &#8220;Mi hai deluso&#8221;. Sono solo alcuni degli &#8220;attestati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/04/autostima.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3255" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="autostima" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/04/autostima-300x198.gif" alt="" width="300" height="198" /></a>Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritic</span>i</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Stai sbagliando tutto&#8221;; &#8220;Se fai così non vali niente&#8221;; &#8220;Sei sempre il solito&#8221;; &#8220;Non hai ambizione&#8221;, &#8220;Mi hai deluso&#8221;. Sono solo alcuni degli &#8220;attestati di disistima&#8221; con cui a volte le persone che ci circondano, siano essi famigliari amici o conoscenti, tentano di condizionare la nostra vita. Persone ipercritiche che hanno sempre da dire sul nostro modo di essere e agire e che, se glielo permettiamo, possono influenzare molto negativamente la <strong>nostra esistenza</strong>, compromettendo la nostra autostima. Ecco perché se sentiamo di essere sotto pressione, dobbiamo impedire che ciò accada. Questo è possibile fin da subito, se consideriamo che questa situazione di giudizio continuo è stata creata&#8230; anche da noi. Vediamo come.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Autostima: critiche sì, ma&#8230; costruttive</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una critica ferisce solo chi lo permette, chi cioè è &#8220;in guerra&#8221; con  parti del proprio carattere che preferisce nascondere a sé e agli altri,  giudicandole gravemente sbagliate. Di fronte alla critica, chi coltiva  questa &#8220;personalità negata&#8221; si sente subito colpito in una &#8220;zona  sensibile&#8221;, si mette sotto accusa e, in definitiva, è tutto sommato  d&#8217;accordo con la critica che gli viene fatta,  per cui finisce per  esserne schiacciato. Non ha insomma valide difese da opporre. Spesso,  inoltre, chi subisce distruttivamente le critiche è una persona che, a  sua volta, critica spesso e volentieri gli altri, senza però riuscire a  esprimere verbalmente i propri giudizi e tenendosi tutto dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">La tecnica che vi proponiamo ha lo scopo di sviluppare la <strong>serena  consapevolezza</strong> di sé che è la base dell&#8217;<strong>autostima</strong>.  Questa vince l&#8217;insicurezza e ci fa uscire dal circolo vizioso delle  critiche e delle autoaccuse.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Autostima: la tecnica per riconquistare la consapevolezza di  sé</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Prendi un notes e da oggi, per una settimana, trascrivi, quando ti è  possibile,  tutti i giudizi e le critiche sugli altri e su te stesso che  fai &#8211; anche solo mentalmente &#8211; durante la giornata. Scrivi e chiudi  subito il notes senza rileggere. Al settimo giorno aprilo e osserva la  tua &#8220;produzione&#8221;. Ti accorgerai di quanto il tuo pensiero sia inquinato  da <strong>giudizi continui </strong>che t&#8217;impediscono una visione diretta della realtà e  di quante critiche ti fai che coincidono con quelle che ricevi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella settimana successiva raccogli e trascrivi, con lo stesso  metodo, le critiche che ti vengono fatte da altri, in ogni ambito, e al  settimo giorno rileggile e &#8220;contemplale&#8221;. Ti accorgerai che non sono di  più di quelle che hai pensato tu stesso e che riguardano aspetti del tuo  carattere e della tua vita che tu stesso senti problematici e  irrisolti. Ciò non vuol dire che siano critiche giuste, ma ti segnalano  anzi che ti colpiscono solo perché ti ci riconosci. Quando infatti  riguardano ciò su cui ti senti sicuro, non ci fai neanche caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora prendi sia i fogli con le tue critiche, sia quelli con le  critiche degli altri e strappali diverse volte. Distendi i pezzi sul  tavolo e mescolali con le mani in modo da costruire un unico gigantesco  foglio-puzzle. Lì sono raccolti tutti i <strong>pensier</strong>i che impediscono a te e  agli altri di entrare in relazione in senso vero, lì c&#8217;è tutto il  superfluo della mente che appesantisce le tue azioni e la tua <strong>autostima. </strong>Prendi tutti i pezzi di carta, fanne un&#8217;unica palla e, in un  luogo sicuro, bruciala. Osserva come ritorna a essere fumo ciò che era  già fumo in partenza, nella mente nostra e altrui, ma a cui si dava  invece un valore assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la carta ha cessato di bruciare, mettiti comodo dove tu vuoi e  lascia che <strong>i pensieri che ti si presentano spontaneamente possano  fluire liberamente</strong>, qualsiasi essi siano, se ci sono. Potrebbe venirti  voglia di riposare, o di guardare dalla finestra, o di piangere, di  ridere, di chiamare amichevolmente uno dei tuoi &#8220;critici&#8221;o altro ancora.  Non opporti a niente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong> Fonte:</strong></span></em> <a title="ome difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l'autostima" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
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		<title>Come nasce un conflitto</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapere come gestire i conflitti è una capacità difficile da apprendere e da mettere in pratica, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla autostima degli individui....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2607" style="margin: 10px;" title="come nasce un conflitto" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/conflitto-223x300.jpg" alt="Come nasce un conflitto" width="223" height="300" />Sapere <strong>come gestire i conflitti </strong>è una capacità difficile<strong> </strong>da<strong> apprendere e da mettere in pratica</strong>, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla<strong> autostima degli individui</strong>. Risultare spesso o sempre perdenti, quando si deve fronteggiare un conflitto, deprime la stima che abbiamo di noi stessi, innescando un circolo vizioso che ci porta a vedere il prossimo come un nemico.</p>
<p>Il primo passo per riuscire a sviluppare una buona<strong> capacità di gestione dei conflitti è capire esattamente cosa è un conflitto e perché nasce</strong>; per conflitto s’intende una condizione nella quale, durante un confronto, uno od entrambi gli interlocutori, nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi e di influenzare la controparte, volontariamente o per incapacità, non tengono conto del deteriorarsi dei rapporti interpersonali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La gestione dei conflitti</strong>, di conseguenza,<strong> richiede la capacità di mettere in atto accorgimenti,</strong> che permettano di raggiungere totalmente o parzialmente i propri obiettivi, <strong>senza mettere a rischio le relazioni interpersonali.<br />
</strong><br />
La parola conflitto ha, nella nostra cultura, una connotazione negativa, poiché richiama alla mente la guerra, la violenza, i comportamenti aggressivi; è, per contro, <strong>possibile con particolari accorgimenti, mantenere buone relazioni personali, anche a fronte di divergenze nelle opinioni, convinzioni, sentimenti e valori del nostro interlocutore, ottenendo, contemporaneamente, rispetto per le nostre idee.</strong> Le tecniche di comunicazione, quelle di negoziazione e persuasione aiutano moltissimo ad affrontare le situazioni conflittuali, ma non è sufficiente la volontà di apprendere queste tecniche; occorre anche la determinazione di agire sulla propria personalità al fine di rendere naturale accettare le divergenze come momenti positivi e non come minacce, cioè mettere in atto comportamenti così detti assertivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A Cura di Pier Paolo Sposato</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Fonte:<a title="Come nasce un conflitto tra individui" href="http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/" target="_blank"> </a></span></em></strong><a title="Come nasce un conflitto tra individui" href="http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/" target="_blank">http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/</a><strong><em><br />
</em></strong></p>
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		<title>Emozione ed Attrazione</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2612" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Emozione e attrazione" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/Emozione-e-attrazione-300x265.jpg" alt="Emozione e Attrazione" width="300" height="265" />Ci sono molte teorie sulla definizione dell’<strong>emozione</strong> e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è <strong>cristallizzata</strong> perché tra amore e amicizia c’è un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché è un <strong>processo</strong> formato da un inizio, uno svolgimento e una fine. Il mezzo con cui noi esprimiamo i nostri <strong>stati d’animo</strong> al mondo esterno e E’ qualcosa di molto semplice come pensavano alcuni studiosi agli inizi del 900’. L’emozione è un <strong>processo</strong> multi-componenziale di <strong>interazione </strong>con l’<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>1. Ha un’iter perché è formato da un inizio, uno svolgimento e una fine;</p>
<p>2. Multi-componenziale perché durante questo <strong>cambiamento</strong> intervengono fattori che vanno a influenzare il nostro corpo a livello cognitivo, fisiologico e <strong>comportamentale</strong>.</p>
<p>3. Di interazione con l’ambiente perché ci colloca in un cotesto sistemico-relazionale circostante.</p>
<p>Alcuni studi hanno analizzato l’emozione di alcuni studenti prima, durante e dopo l’esame. Essi hanno evidenziato che prima dell’esame gli studenti erano immersi in una sorta di ambiguità emotiva(vale a dire la coesistenza di più emozioni) che con il passare del tempo diventava sempre più definita cioè a dire <strong>tristezza </strong>per quelli che non erano riusciti a superare l’esame e felicità per quelli che avevano ottenuto esito positivo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Gli antecedenti</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono conseguenza di squilibri nell’appraisal (<strong>il monitoraggio abituale della realtà)</strong>. Quando questa <strong>azione</strong> entra in allarme vuol dire che abbiamo rilevato un evento scatenante vale a dire un evento che ci mette in allarme. Questo evento scatenante può essere un ostacolo, un imprevisto che incontriamo durante il cammino che avevamo pianificato. Un emozione può anche nascere in assenza di un ostacolo reale basta che ci sia la prospettiva di una <strong>meta fortemente desiderata</strong>. Ogni persona <strong>reagisce</strong> diversamente ad un evento, questo perché noi non ci <strong>emozioniamo</strong> in base all’evento che abbiamo davanti agli occhi ma in base all’evento percepito in <strong>relazione </strong>ai dati che ci raggiungono. A questi dati, in seguito, vengono affiancati a determinati schemi cerebrali (una sorta di riflesso condizionato) evento-emozione, schemi che, ci indicano quale emozione associare a seconda del fatto. Essi però non sono universali, variano a seconda della cultura di<strong> appartenenza</strong> (esistono determinate emozioni etniche), della <strong>rilevanza percettiva individuale</strong> del singolo fatto, dell’<strong>autostima</strong> e dello stile attributivo che abbiamo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le emozioni etniche</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Uno dei casi più famosi di emozione etnica e l’amok (la corsa pazza malese). L’<strong>evento scatenante </strong>è un insulto subita da un maschio ad opera degli altri nel villaggio. L’interessato va nel bosco a sfogarsi e dopo alcune ore torna armato di pugnale per uccidere chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente le persone del villaggio lo evitano perché conoscono questa<strong> reazione</strong> che, tuttavia, non può durare più di qualche minuto perché poi l’interessato se non si ferma viene immobilizzato e alla fine stranamente non ricorda più niente.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le reazioni fisiologiche</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel processo emotivo si verificano <strong>cambiamenti</strong> fisiologici nell’organismo a livello vegetativo, celebrale e ormonale. Le reazioni non sono sempre identiche ma è stata stilata una tabella di pattner fisiologico delle emozioni in cui ad ogni emozione viene associata la reazione fisiologica. Le persone, in automatico, forniscono istintivamente solo una determinata reazione per ogni emozione e non tutti si rendono conto che, nel corso dell’emozione, intervengono molti <strong>cambiamenti</strong>.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le risposte comportamentali</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Già in America e man mano con il diffondersi del <strong>comportamentismo</strong> (movimento che studiava le varie risposte ai vari stimoli esterni tra cui Jung, Behavior etc…)si è notato che nel processo emotivo avvengono tre tipi di<strong> risposte comportamentali</strong>:<br />
<strong><br />
1. <span style="text-decoration: underline;">Reazioni espressive.</span></strong> Le emozioni portano con se molte reazioni espressive a livello analogico che, la maggior parte delle volte vengono dissimulate per fini <strong>sociali</strong>. Darwin ha dimostrato nel suo libro “l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” che anche gli animali provano emozioni, a volte contrastanti, soprattutto gli scimpanzé e le scimmie che sono gli animali più vicini a noi. Il centro nevralgico delle emozioni nell’uomo è il viso. Esso è il mezzo principale della comunicazione non verbale che poche persone riescono a dissimulare, addirittura solo il 10%.</p>
<p><strong>2.<span style="text-decoration: underline;"> Tendenze e/o pulsioni.</span></strong> Le tendenze sono spinte <strong>interiori</strong> che possono trasformarsi in comportamento oppure rimanere a <strong>livello cerebrale</strong>. Esse sono caratterizzate da quello che Frijda definisce “precedenza di controllo”. Nel momento in cui uno di noi ha una tendenza non riesce a pensare altro che ad essa fino a quando non termina.</p>
<p><strong>3. <span style="text-decoration: underline;">Comportamenti specifici</span>.</strong> Sono i più vari e possono essere l’attuazione delle tendenze emotive o dei calcoli per riportare le cose alla normalità</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Elaborazione cognitiva</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro cognitivo accompagna tutta l’emozione seguendo il processo che va dall’ appraisal(il monitoraggio abituale della vita sociale) fino al copying(in cui teniamo sotto controllo le conseguenze della nostra emozione). L’intero <strong>processo emotivo</strong> è inconsapevole e dura una decina di secondi tuttavia alcuni processi come le risposte comportamentali in parte sono consapevoli (rientrano anche quelle stereotipate).</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">La regolazione delle emozioni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono presenti sia nell’uomo che negli animali. A volte, nella nostra vita, ci sono utili perché tendono a richiamare l’<strong>attenzione</strong> altrui oppure a trarre qualche vantaggio a nostro favore.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">L’elicitazione delle emozioni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte di noi non è in grado di <strong>mascherare</strong> un emozione per vari motivi. Altre volte la manifestiamo <strong>intenzionalmente</strong> per ottenere la solidarietà altrui e principalmente per determinate cose:</p>
<p><strong>1. <span style="text-decoration: underline;">Contagio emotivo.</span></strong> Manifestando un’emozione puntiamo a suscitarne una simile nella persona che ci sta accanto per portarla nella direzione che desideriamo (contagio empatico).</p>
<p><strong>2. <span style="text-decoration: underline;">Conforto sociale.</span></strong> Manifestando l’emozione cerchiamo di creare quella <strong>situazione</strong> in cui dialogando ci si sostiene psicologicamente. Questo porta dei vantaggi sia alla persona che sta comunicando l’emozione e sia alla persona che la sta aiutando perché rinforza la propria visione di vedere il mondo.<br />
<strong><br />
3. <span style="text-decoration: underline;">Presentazione del sé.</span></strong> Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per dare alle persone che ci stanno intorno una rappresentazione di noi stessi.</p>
<p><strong>4. <span style="text-decoration: underline;">Controllo sulle relazioni.</span></strong> Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per rafforzare o diminuire determinati rapporti (azione di rinforzo e inibizione).</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">L’attrazione interpersonale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo delle <strong>relazioni interpersonali </strong>si basano anche sull’<strong>attrazione</strong>. Essa può provocare biases(errori di giudizio) ed benché si tende a negare l’evidenza numerose ricerche <strong>empiriche</strong> hanno dimostrato il contrario. L’attrazione è fondamentale nell’<strong>apprendimento</strong> e nell’<strong>insegnamento</strong> poiché la trasmissione del sapere trova un canale preferenziale che stimola sia l’applicazione che il ricordo. I ricercatori si sono interessati all’attrazione al fine di apportare dei <strong>miglioramenti</strong> nei <strong>rapporti interpersonali</strong> per studiare l’ottimizzazione dei <strong>risultati</strong>.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le ricerche sull’attrazione interpersonale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Dalle numerose <strong>ricerche</strong> sul campo è emerso che le persone simpatiche sono accomunate da interessi simili e condividono opinioni e valori. In tal senso sono stati attuati diversi esperimenti mediante tests. Il più famoso è il protocollo di Byrne definito anche protocollo di carta e matita perché ai soggetti venivano fornite specifiche <strong>informazioni</strong> di altre persone e in seguito veniva chiesto loro di trascorrere parte del giorno insieme (attualmente studi analoghi su periodi più lunghi li troviamo con trasmissioni medianiche : “Grande Fratello”, “isola dei Famosi” etc…). Sono stati fatti anche studi di <strong>contatto</strong>, esperimenti sul campo ed anche <strong>esperimenti</strong> naturalistici e il più famoso era quello di Newcomb che nel suo esperimento senza modificare variabili si è limitato a seguire gli eventi. Ha affittato una casa ad alcuni studenti dell’università del Michigan e in cambio ha ottenuto la compilazione di questionari prima, durante e dopo la coabitazione nella casa che aveva messo a disposizione. L’intento era constatare se a diventare amici erano quelli con <strong>atteggiamenti</strong> simili.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Nulla di nuovo</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Grazie a queste ricerche gli psicologi sono stati in grado di stilare una tabella con i motivi di attrazione e i fattori che rendono quella persone più o meno simpatica ma hanno anche constatato che, a seconda della situazione e dei soggetti interessati, questi fattori possono mutare.<br />
di <strong>Mariagabriella Corbi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Fonte: </span></em></strong><a title="EMOZIONE ED ATTRAZIONE" href="http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833" target="_blank">http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833</a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Autostima e Amore</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima 1. Caratteristiche dell&#8217;autostima 1. APPREZZAMENTO genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella differenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2312" style="margin: 10px;" title="Autostima e Amore" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/0804-271x300.jpg" alt="Autostima e Amore" width="271" height="300" />Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima<br />
1. Caratteristiche dell&#8217;autostima</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. APPREZZAMENTO</strong> genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella <strong>differenza</strong> &#8211; a qualsiasi altro essere umano. E&#8217; un apprezzamento che include tutto il <strong>positivo</strong> presente in <strong>se stess</strong>i: talenti, abilità, <strong>qualità fisiche</strong>, <strong>mentali</strong> e <strong>spirituali.</strong>.. Colui che si apprezza, gioisce stupito per le proprie qualità manifeste, e sa, qualora se lo proponga seriamente, di poterne sviluppare altre ancora latenti. Gioisce dei propri <strong>successi</strong> senza <strong>presunzione</strong>, né vanteria, indizi, generalmente, di <strong>sentimenti</strong> di <strong>inferiorità</strong>. &#8220;Tutti abbiamo dentro noi stessi una Buona Novella! La Buona Novella è che davvero non sappiamo quale possa essere la nostra <strong>grandezza,</strong> quanto possiamo <strong>amare</strong>, quanto possiamo ottenere, quanto grandi siano le nostre <strong>possibilità</strong>. Non si può rendere una Buona Novella migliore di questa&#8221; (Anne Frank)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. ACCETTAZIONE</strong> <strong>tollerante</strong> e speranzosa dei propri <strong>limiti</strong>, <strong>debolezze</strong>, <strong>errori</strong> e <strong>insuccessi</strong>. Chi accetta se stesso, si riconosce <strong>essere umano fallibile</strong>, come tutti gli altri, e non si meraviglia, né si <strong>angoscia</strong> troppo, per il fatto di sbagliare con maggiore, o minor frequenza. Riconosce seriamente gli aspetti spiacevoli della propria <strong>personalità</strong>, assume la <strong>responsabilità</strong> di tutte le proprie azioni, senza sentirsi in colpa più del dovuto per gli sbagli commessi. Sa per esperienza che &#8220;l&#8217;orrore dell&#8217;errore è un <strong>errore peggiore</strong>&#8220;. Non lo spaventano i <strong>propri limiti </strong>e <strong>difetti</strong>, e preferisce compiere con <strong>successo</strong> ciò che fa, ma non affonda quando perde.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Aspira a fare le cose bene, non alla <strong>perfezione</strong>. Non <strong>rinunciare</strong> mai al diritto di sbagliarti, ché altrimenti perderai la <strong>capacità di imparare</strong> cose nuove e di avanzare nella vita. Ricorda che sotto le ansie di <strong>perfezione </strong>si nasconde sempre la paura. Affronta le tue paure e concedi a te stesso il diritto di essere umano: paradossalmente, potrai fare di te una <strong>persona</strong> molto più feconda e <strong>felice</strong>&#8221; (D. Burns)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. AFFETTO</strong>: una disposizione <strong>positiva</strong> e <strong>amichevole</strong>, <strong>comprensiva</strong> e <strong>benevola</strong> verso <strong>se stessi</strong>, così da <strong>sentirsi in pace</strong>, non in guerra, con i propri pensieri e sentimenti (anche se sgradevoli), con la propria immaginazione e il proprio corpo (quali che sino le sue rughe &#8211; letterali, o metaforiche &#8211; e difetti). Si è capaci di gioire della solitudine senza disdegnare la compagnia; &#8221; <strong>ci si trova bene con se stessi</strong>, nella propria pelle&#8221; (L. Racionero).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Dovremmo imparare a guardare noi stessi con la stessa<strong> tenerezza</strong> con cui ci guarderemmo se fossimo nostro padre&#8221;</em><br />
(J.L. Martìn Descalzo)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. ATTENZIONE</strong> e <strong>cura amorevole</strong> dei propri <strong>bisogni, fisici e psichici</strong>,  <strong>intellettuali e spirituali</strong> (ovviamente, non ci riferiamo qui a quei bisogni superflui, creati artificialmente da una pubblicità aggressiva ed ingannevole). <strong>La persona che ha stima di sé</strong> preferisce la vita alla morte, il <strong>piacere</strong> al dolore, la <strong>gioia </strong>alla sofferenza. Non cerca il dolore per il dolore, <strong>protegge</strong> la propria <strong>integrità fisica e psichica</strong>, non si <strong>espone </strong>a pericoli inutili. E tuttavia è capace di accettare anche la sofferenza, e, se occorre, la morte, per una persona, o una causa con la quale si senta profondamente identificata. Così, ad esempio, una madre che ha stima di sé dona con <strong>gioia </strong>uno dei propri reni per farlo trapiantare ad un figlio che ne ha bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste quattro caratteristiche &#8211; le prime quattro &#8220;A&#8221; dell&#8217;<strong>autostima</strong> &#8211; presuppongono un buon livello di <strong>conoscenza </strong>di sé, e specialmente di <strong>autocoscienza</strong>, cioè di <strong>consapevolezza</strong> del proprio <strong>mondo interiore</strong>, conseguibile mediante l&#8217;amichevole <strong>ascolto</strong> di se stessi e l&#8217;<strong>attenzione</strong> costante a tutte le voci che sorgono da dentro. Già Socrate ci avvertiva che una <strong>vita inconsapevole</strong> non vale la pena di essere vissuta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di <strong>autostima</strong>, parliamo allora di <strong>AFFERMAZIONE</strong> di quell&#8217;<strong>essere umano</strong> fallibile, irripetibile, preziosissimo, che merita tutto il nostro rispetto e la nostra considerazione, ossia di quel &#8220;se&#8221; che ciascuno è; naturalmente, un &#8220;<strong>sé-in-relazione-con-gli-altri</strong>&#8220;, ché altrimenti non ci sarebbe <strong>individualità autentica.</strong> Non si tratta qui di narcisismo, poiché la persona che si stima davvero, nella propria globalità individuale e sociale, vive aperta e attenta all&#8217;altro, riconoscendone l&#8217;<strong>esistenza</strong> e <strong>affermandolo</strong>. Sa che non ci può essere <strong>affermazione </strong>duratura di sé senza solidarietà; accetta il fatto evidente dell&#8217;interdipendenza umana e si rende conto che non può, né le <strong>interessa</strong>, vivere isolata e <strong>indipendente</strong> dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Come le mele maturano con il sole, così anche noi uomini maturiamo in presenza dell&#8217;altro, collaborando con lu</em>i&#8221;<br />
(G. Torrente Ballester)</p>
<p>Tratto da:</p>
<p>José Vicente Bonet.<br />
AVERSI A CUORE.<br />
Sulla stima e l’amicizia con se stessi.</p>
<p>Titolo originale: &lt;Sé amigo de ti mismo. Manual de Autoestima&gt;</p>
<p>Traduzione dallo spagnolo di MARIA GRAZIA DAL PORTO E LIDIA FONTANA.<br />
Edizione italiana a cura di Giovanni Ruggeri</p>
<p>Fonte:<a href="http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/" target="_blank"> http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/</a></p>
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		<title>Dare valore alla fragilità</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/05/11/dare-valore-alla-fragilita/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 21:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[complicità]]></category>
		<category><![CDATA[erezione]]></category>
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		<category><![CDATA[rispetto]]></category>

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		<description><![CDATA[Superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230; donne sempre più emancipate, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1628" style="margin: 10px;" title="top_5_marriage_sex_mistakes" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/05/top_5_marriage_sex_mistakes.jpg" alt="top_5_marriage_sex_mistakes" width="284" height="423" /><strong>Superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>donne sempre più emancipate</strong>, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la crisi dei ruoli può diventare un&#8217;occasione per vivere in modo più intimo la vita di coppia. Ecco come aiutare lui a superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I concetti chiave</strong></p>
<p style="text-align: justify;">* L&#8217;uomo ha il timore di non poter soddisfare partner sempre più esigenti. La sua sicurezza viene spesso messa in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">* <strong>I ruoli all&#8217;interno della coppia sono cambiati</strong>. La donna è sempre più alla ricerca del proprio piacere e si aspetta che il partner la assecondi.</p>
<p style="text-align: justify;">* In una coppia consolidata non contano solo le prestazioni sessuali. C&#8217;è anche bisogno di complicità, comprensione, rispetto e affetto.<br />
Tutto era stato preparato nei minimi dettagli. Avevo prenotato una suite un po&#8217; particolare: con letto a baldacchino e specchi ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco mi aspettava affacciato alla finestra, la notte si annunciava esplosiva. Avevo tanta voglia di lui e gliel&#8217;ho sussurrato in un orecchio. Ma niente è andato come previsto. Per la prima volta dall&#8217;inizio della nostra storia, non è riuscito a eccitarsi&#8221;, racconta Giovanna, 35 anni, manager a Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come Francesco, sono numerosi oggi gli uomini in &#8220;crisi di mascolinità&#8221; che si trovano ad affrontare questo problema. &#8220;L&#8217;uomo, oggi condizionato da una partner più decisa e libera sessualmente, vive un profondo disagio che si può manifestare con disturbi di erezione, blocchi psicologici o incapacità di soddisfare la compagna&#8221;, commenta Ciro Iannone, sessuologo e autore di Bisogno e Soddisfazione. La sessualità al maschile e femminile (Editore Letizia). Non è un caso che le vendite di stimolanti sessuali, soprattutto online, siano in costante aumento. &#8220;Sono la risposta alla paura di non essere all&#8217;altezza&#8221;, argomenta Annalisa Pistuddi, psicologa e psicoterapeuta a Milano. Da tempo infatti i ruoli all&#8217;interno della coppia sono cambiati. Sotto le lenzuola la donna cerca la soddisfazione del proprio piacere, fa delle domande e si aspetta delle risposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Assecondare il piacere</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti uomini pensano di essere gli unici responsabili del successo o dell&#8217;insuccesso di un rapporto. Il sesso infatti ha un alto potere simbolico: con la penetrazione l&#8217;uomo vuole &#8220;colmare&#8221; la partner, ma per assecondare il suo piacere, è necessario che il pene sia in erezione. &#8220;Quando ciò non succede l&#8217;uomo si sente fallire. Si sente inadeguato e questa sensazione può influenzare anche altri aspetti della sua vita&#8221;, spiega Annalisa Pistuddi. Come confessa Alberto, 36 anni, commercialista a Roma: &#8220;Era il nostro primo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo cena mi ha invitato da lei, ma una volta in camera da letto niente è andato nel verso giusto. Mi sono sentito umiliato&#8221;. Alberto sa che il desiderio non è qualcosa che si possa comandare, ma ha vissuto questo &#8220;incidente&#8221; come una sconfitta. In una situazione analoga la donna, invece, avrebbe potuto simulare il proprio piacere. &#8220;Il disagio psicologico dell&#8217;uomo nasce proprio da questa differenza. La gran parte degli uomini dimentica però che un rapporto può essere intenso anche senza penetrazione&#8221;, sottolinea Iannone. <strong>Il segreto di una relazione che funziona non è solo il sesso, ma la complicità.</strong> &#8220;In una coppia consolidata il desiderio dell&#8217;altro è un&#8217;emozione che il partner cerca di assecondare&#8221;, spiega Annalisa Pistuddi. Infatti solo quando il legame è solido gli uomini si lasciano andare e invadere dai sentimenti. È questo il momento in cui avranno voglia di condividere momenti di tenerezza: dormire con la partner, fare colazione insieme, organizzare un weekend al mare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sentirsi desiderato</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una donna sessualmente libera</strong> mette in discussione non solo il ruolo dell&#8217;uomo all&#8217;interno della coppia, ma anche uno degli stereotipi più diffusi, il mito del playboy. Oggi può succedere che lui venga lasciato. Anche dopo il primo appuntamento. &#8220;Quando non si vuole investire in un rapporto l&#8217;attrazione si spegne subito&#8221;, illustra Pistuddi. L&#8217;uomo è in imbarazzo di fronte a donne che vogliono comportarsi come lui: &#8220;Ho scelto di non avere rapporti sessuali per un po&#8217;&#8221;, racconta Guglielmo, 40 anni, pr a Verona. &#8220;Negli ultimi due anni mi sono sentito usato dalle mie compagne, espropriato della mia virilità&#8221;. Quando le donne dicono: &#8220;Ti voglio&#8221;, tolgono all&#8217;uomo la possibilità di fare il primo passo e assumersi il rischio di un &#8220;no&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Costruire il rapporto</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;uomo che viene desiderato</strong> si sente come un bambino amato dalla mamma, con una grande differenza: sa che la partner si aspetta qualcosa da lui. &#8220;L&#8217;uomo ha soprattutto paura che gli si possa chiedere sempre di più&#8221;, sostiene Pistuddi. &#8220;Ma una relazione in cui ognuno ha la possibilità di <strong>esprimere se stesso</strong> è più ricca: i partner condividono emozioni e si mettono in gioco completamente, prendendosi anche il rischio di non essere all&#8217;altezza. È questa incertezza a disorientare lui&#8221;. Eppure la condivisione dei piaceri tra uomo e donna è possibile: &#8220;<strong>Il rapporto sessuale è la conseguenza di altro tipo di rapporto, che si costruisce sulla base di rispetto, comprensione e affetto reciproci</strong>&#8220;, conclude Iannone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Federica Brignoli</strong>, <strong>Hélène Fresnel</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span><a title="dare valore alla fragilità" href="http://www.psychologies.it" target="_blank"> http://www.psychologies.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="La Nostra Sessualità" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-nostra-sessualita.php?pn=1493" target="_blank">La Nostra Sessualità</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Amore E Sessualità" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__amore-e-sessualita.php?pn=1493" target="_blank">Amore E Sessualità</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Massaggio di Coppia - DVD" href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__massaggio-di-coppia-dvd.php?pn=1493" target="_blank">Massaggio di Coppia &#8211; DVD</a></p>
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		<title>Perchè ci offendiamo?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 17:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[accettarsi]]></category>
		<category><![CDATA[apprezzamento]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di essere se stessi]]></category>
		<category><![CDATA[offesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli ostacoli alla comunicazione autentica, e quindi all&#8217;incontro piuttosto che allo scontro, è dato da automatismi che ci spingono ad aderire all&#8217;idea di quello che dovremmo essere piuttosto che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-812" style="margin: 10px;" title="coppia-arrabiata" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/coppia-arrabiata-300x225.jpg" alt="coppia-arrabiata" width="300" height="225" />Uno degli ostacoli alla comunicazione autentica, e quindi all&#8217;incontro piuttosto che allo scontro, è dato da automatismi che ci spingono ad aderire all&#8217;idea di quello che dovremmo essere piuttosto che alla realtà di quello che siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;offesa è un automatismo, condiviso dalla maggior parte delle persone della nostra cultura, che viene alimentato socialmente dalle organizzazioni gerarchiche di cui facciamo parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo che produce il senso di offesa è molto utile alle organizzazioni gerarchiche perché, inducendo il conformismo e l&#8217;alienazione, fa guadagnare prevedibilità e controllo delle persone, dunque facilità di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come funziona l&#8217;offesa? Ci offendiamo quando, per sentirci amabili, ci obblighiamo a corrispondere a un&#8217;immagine di ciò che crediamo di dover essere.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;offendersi si basa quindi su un inganno: il credere di essere come ci si immagina di essere, quando si prende molto sul serio l&#8217;idea che si ha di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo inganno è uno dei presupposti più nascosti e infidi che vengono inculcati con l&#8217;educazione. Una volta addestrati a conformarci a un&#8217;immagine precisa, ci alieniamo e diventiamo i nostri migliori secondini, punendoci con il disagio, e con il timore di non essere amati, ogni volta che ci pensiamo diversi da come crediamo di dover essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci offendiamo rimaniamo chiusi nel dialogo mentale rabbioso e/o triste del confronto di due immagini di noi (l&#8217;immagine di come desideriamo essere e quella di  come temiamo di essere stati) e intanto perdiamo il contatto con il presente, dunque con la possibilità di soddisfarci veramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Offendendoci con qualcuno, ingaggiamo una lotta per la difesa dell&#8217;immagine in cui ci identifichiamo e intanto ci distraiamo dal perseguire i nostri veri obiettivi, di volta in volta, nella relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non appena riconosciamo la natura del meccanismo ingannevole dell&#8217;offesa, possiamo recuperare la libertà di essere noi stessi, e la responsabilità di esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando riconosciamo che non dobbiamo necessariamente aderire a nessuna immagine preconfezionata di ciò che dovremmo essere e ci accettiamo liberamente per ciò che siamo, non abbiamo più bisogno esasperato dell&#8217;apprezzamento altrui e nutriamo la nostra autostima col rispetto per noi stessi. Che, vedremo, diventa una solida base da cui sviluppare il rispetto per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Emma Rosenberg Colorni</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.lifegate.it</p>
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		<title>Quando veniamo traditi&#8230;</title>
		<link>http://stobenecontutti.it/2009/02/16/282/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 13:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[- Tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[infedeltà]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tradimento è una delle esperienze più dolorose che ci possano capitare. Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione perché il tradimento da parte di chi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-996" style="margin: 10px;" title="20080809-painful" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/20080809-painful-300x248.jpg" alt="20080809-painful" width="300" height="248" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il tradimento è una delle esperienze più dolorose che ci possano capitare. <strong>Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione</strong> perché il tradimento da parte di chi amiamo ha il potere di incrinare il nostro amor proprio, la nostra autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Scoprire di essere stati ingannati ferisce il narcisismo personale, ci sentiamo messi da parte, sostituiti, annullati. All&#8217;improvviso avvertiamo quell&#8217;impossibilità di essere amati incondizionatamente, di essere unici e insostituibili per il nostro partner.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui ha guardato, desiderato, avuto un&#8217;altra donna. Dopo l&#8217;incredulità del primo momento, veniamo sopraffatti dalla rabbia, dal desiderio di fare sentire al mondo il nostro grido di dolore. Superare l&#8217;infedeltà da parte di chi amiamo non è certo facile e tornare ad avere fiducia sembra impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tradimento attuale, spesso  ne risveglia uno antico, quello del proprio genitore, vissuto come distante e indifferente alle  nostre richieste d&#8217;amore, intaccando così la nostra già fragile autostima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma perché veniamo traditi?</strong> Nonostante l&#8217;adulterio sia stato da sempre condannato e represso dalla nostra cultura e dalla nostra religione, la potenza e l&#8217;imprevedibilità delle pulsioni sessuali hanno però, avuto la meglio anche sui più terribili divieti, si può ormai quasi affermare che la vera trasgressione sia rimanere fedeli!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La tentazione erotica per un&#8217;altra persona appare come trasgressione e desiderio di un&#8217;avventura</strong>, qualcosa di nuovo che sia in grado di regalarci un brivido diverso, qualcosa che ci faccia sentire le farfalle nello stomaco e che ci faccia sentire irresistibili.  Che cosa spinge molte persone a tradire? Nella maggior parte dei casi, semplicemente la noia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Mentre lo facevo pensavo a te&#8221;; &#8220;Avevo bevuto&#8221;; &#8220;Fa più male a te che a me&#8221;; &#8220;Con lei è stato solo sesso, con te faccio l&#8217;amore&#8221;&#8230;  queste sono spesso le parole che si sente dire chi è stato tradito e che di certo non aiutano a superare il dolore, la rabbia e a volte il senso di colpa che affligge chi subisce un&#8217;infedeltà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso il tradimento è qualcosa di atroce per chi lo subisce, ma è una delle poche esperienze che ci riporta con i piedi ben saldi al suolo, che ci fa scendere dal piedistallo, che ci riporta dritti a noi stessi che ci rende consapevoli dei nostri limiti e della nostra fragilità.</strong> Ci ricorda che niente in questa vita è scontato e ci da l&#8217;opportunità di vedere se siamo capaci di perdonare oppure no, se siamo abbastanza forti e solidi da riuscire a passarci sopra o se siamo pronti a  ricominciare a vivere da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tradimento ci mette davanti ad un bivio importante che è quello dove si tovano due parti di noi che ci appartengono, la nostra parte narcisista ed estremamente fragile e la nostra parte che riesce a mettersi in discussione ed è pronta  ad imbattersi nella sofferenza e nella riflessione, ovvero la nostra parte più autentica, che non ha paura di confronti perchè non teme rivali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma come riuscire a sopravvivere ad un tradimento?</strong></p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Prendere il tradimento come un&#8217;occasione per riflettere su se stessi e sulla propria relazione, su cosa si desidera veramente.</li>
<li> Concedersi del tempo per riflettere, forse dimenticare sarà impossibile, ma il tempo ci aiuterà ad essere più lucidi e meno arrabbiati.</li>
<li> Pensare a se stessi. Dedicarsi ai propri interessi, alla cura del proprio corpo a ciò che piace veramente e che ci possa far trascorrere dei momenti piacevoli che siano solo nostri. Riprendersi i propri spazi aiuta a migliorare la propria autostima.</li>
<li> Pensare a qualcosa che ci gratifichi davvero. Svolgere attività creative aiuta a spostare i nostri pensieri da &#8220;lui&#8221;o da &#8220;lei&#8221; e ad incanalare le nostre energie verso aspetti più salutari. Senza considerare che potremmo scoprire nuove passioni a cui dedicarci!</li>
<li> Praticare sport. L&#8217;attività fisica ci rende più belli e sereni e non per ultimo, ci aiuta a contenere l&#8217;aggressività e l&#8217;ansia.</li>
<li> Prendersi cura di un animale. Giocare con un cane o con un gatto ha effetti positivi per il nostro benessere psicofisico dovuto al gioco e al divertimento.</li>
<li> Pensare che il fatto di essere state traditi, non ha nulla a che fare con la nostra bellezza e unicità. Spesso infatti si tradisce solo per il gusto di farlo e di sedurre.</li>
<li> Domandarsi se si è in grado di perdonare davvero il partner o se restare con lui è solo un modo per non stare da soli.</li>
<li> Stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi nel continuare la relazione.</li>
</ul>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Se decidiamo di perdonare, evitare di assillare il partner con domande sull&#8217;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">altro. Sapere i dettagli più intimi non servirà a farci stare meglio e, cosa più importante, non cambierà la realtà.</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Comunicare i propri sentimenti utilizzando la prima persona, ad esempio: &#8220;io mi sento ferito quando tu&#8230;&#8221; ed evitare invece di dire: &#8220;tu mi ferisci quando&#8230;&#8221;. In questo modo non si rischia di peggiorare la situazione colpevolizzando eccessivamente l&#8217;altro aiutando a migliorare la comunicazione</li>
<li> Pensare che non si può avere il controllo su tutto e tanto meno sul partner.</li>
<li> Evitare di colpevolizzarsi. Se si è stati traditi, è meglio parlarne insieme e individuare il problema, che spesso appartiene alla coppia.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Dott.ssa <strong>Gabriella  Seghenzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Psicologa-Psicosessuologa</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a href="http://www.gabriellaseghenzi.it" target="_blank">http://www.gabriellaseghenzi.it</a></p>
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