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	<title>Sto Bene Con Tutti</title>
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	<description>Insieme per una cultura della gentilezza</description>
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		<title>Consigli per ridurre la quantita&#8217; dei rifiuti prodotti quotidianamente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riduci, ripara, riusa, ricicla: sono le quattro parole d&#8217;ordine che ogni persona attenta a limitare il proprio impatto sull&#8217;ambiente, con particolare riferimento alla riduzione della quantità dei rifiuti prodotti quotidianamente,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/riciclare1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7254" title="riciclare" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/riciclare1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Riduci, ripara, riusa, ricicla</strong>: sono le quattro parole d&#8217;ordine che ogni persona attenta a limitare il proprio impatto sull&#8217;ambiente, con particolare riferimento alla<strong> riduzione della quantità dei rifiuti</strong> prodotti quotidianamente, ormai dovrebbe conoscere molto bene e mettere in pratica il più possibile.</p>
<p>Esistono, però, delle piccole<strong> strategie per riuscire a ridurre la quantità dei rifiuti</strong> da destinare alla <strong>raccolta differenziata</strong>, o peggio, alla discarica. Esse sono strettamente legate ai nostri stili di consumo ed alle abitudini che poniamo in essere mentre ci dedichiamo al momento della spesa, dello shopping o dell&#8217;acquisto di elettrodomestici o di altri beni la cui <strong>durata di vita dovrebbe prolungarsi il più possibile</strong>. Cerchiamo allora, di mettere in pratica qualche piccolo stratagemma affinché ciò che scartiamo e di cui ci liberiamo possa ridursi al minimo.</p>
<p><strong>1. Autoproduzione</strong><strong></strong></p>
<p>Il passo principale verso la<strong> riduzione dei rifiuti prodotti in cucina</strong> prende il nome di autoproduzione. Un piccolo esempio: coltivare l&#8217; orto ci permetterà di avere a disposizione in ogni momento dell&#8217;anno e gratuitamente ortaggi, frutta e verdura che non dovremo acquistare al supermercato, ritrovandoci con una certa quantità di sacchetti e vaschette da smaltire. <strong>Prepariamo il nostro fertilizzante naturale in casa</strong>, grazie ad una <strong>compostiera casalinga</strong> che raccoglierà i nostri scarti vegetali rendendoli utili. Acquistare le materie prime alimentari per<strong> preparare in casa i nostri piatti preferiti</strong> apporterà un&#8217;ulteriore riduzione dei rifiuti, rispetto all&#8217;acquisto di prodotti confezionati con<strong> imballaggi plurimi.</strong></p>
<p><strong>2. Prodotti sfusi</strong><strong></strong></p>
<p>In diversi supermercati della nostra penisola si sta diffondendo la possibilità di<strong> acquistare prodotti sfusi,</strong> come detersivi, cereali, legumi e frutta secca, che verranno pagati a peso e trasferiti in contenitori riutilizzabili. In molte città si stanno diffondendo veri e propri<strong> punti vendita di prodotti alla spina</strong>, spesso biologici, ma dai costi non elevati, proprio per il fatto che nel loro acquisto si pagherà soltanto per il prodotto in sé e non per il packaging utilizzato (che ha sempre un proprio costo di progettazione e produzione). Se vi recate al mercato, portate con voi delle <strong>sporte di stoffa</strong>, in cui riporre la frutta e la verdura che acquisterete, senza dover richiedere dei sacchetti.</p>
<p><strong>3. Attenzione al packaging</strong><strong></strong></p>
<p>Quando non è possibile fare a meno di acquistare prodotti confezionati, è bene scegliere quelli che sono stati avvolti impiegando<strong> imballaggi meno voluminosi o maggiormente riciclabili</strong>. Tra due prodotti dello stesso tipo, preferite dunque quello con la confezione più semplice. Un caso emblematico può essere quello del<strong> dentifricio</strong>: esistono tubetti di dentifricio venduti senza la classica confezione in cartoncino, ma non per questo meno efficaci rispetto ad altri. E&#8217; il caso, in particolare, di dentifrici contenenti ingredienti biologici e/o naturali, che cercano di rispettare l&#8217;ambiente anche nel packaging.</p>
<p><strong>4. Prodotti di qualità</strong><strong></strong></p>
<p>Al momento di compiere acquisti piuttosto importanti, concernenti ad esempio i grandi e piccoli <strong>elettrodomestici</strong>, cercate di puntare su prodotti il più possibile di qualità. Il loro costo potrà probabilmente essere maggiore, ma la loro durata sarà sicuramente superiore. Una lavatrice di qualità e in alta <strong>classe energetica</strong> potrebbe costare anche il doppio rispetto ad una lavatrice comune, ma potrà garantirvi un sicuro risparmio sulla bolletta, oltre che permanere tra le mura di casa vostra (e lontana da discariche e punti di raccolta dei rifiuti) per un tempo maggiore.</p>
<p><strong>5. Prodotti usa-e-getta</strong><strong></strong></p>
<p>Eliminare gradualmente l<strong><span style="text-decoration: underline;">&#8216;</span>abitudine di acquistare ed utilizzare prodotti usa-e-getta</strong> non è un&#8217;impresa impossibile. Iniziate a sostituire i tovaglioli di carta con i vecchi tovaglioli in stoffa, e fate lo stesso con i fazzoletti. I panni in microfibra o in cotone lavabili e riutilizzabili sostituiranno egregiamente i prodotti usa-e-getta per la pulizia della casa. Una spugnetta riutilizzabile, ancora meglio se in fibra vegetale, sarà la vostra nuova alleata in sostituzione dei batuffoli di cotone impiegati per rimuovere il make-up. I comuni pannolini dei più piccoli possono essere sostituiti dai pannolini lavabili, così come con la coppetta mestruale potrete dire addio all&#8217;acquisto di decine di confezioni di assorbenti. E così via. Il vostro <strong>risparmio economico s</strong>arà immediato, il sacchetto dei rifiuti indifferenziati si riempirà a fatica e l&#8217;ambiente vi ringrazierà.</p>
<p style="text-align: left;" align="right"><strong>Marta Albè</strong></p>
<p><a href="http://www.greenme.it" target="_blank">www.greenme.it</a></p>
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		<title>Ritiro dei Cinque Segreti &#8211; Casa Corra 25 &#8211; 29 giugno 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<title>Fragole&#8230; sono buone e fanno bene</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei frutti più amati dai bambini, ma credo proprio da ognuno di noi, è la fragola. Oggi voglio portarvi nel mondo delle fragole, dove ognuno possa scoprirne benefici e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/fragole.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7242" title="fragole" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/fragole-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Uno dei frutti più amati dai <strong>bambini</strong>, ma credo proprio da ognuno di noi, è la<strong> fragola</strong>. Oggi voglio portarvi nel mondo delle fragole, dove ognuno possa scoprirne benefici e proprietà.</p>
<p>Lo sapevate che la <strong>fragola</strong> non è un vero e proprio frutto?<br />
La fragola, infatti, è semplicemente una parte molto cresciuta del fiore della pianta.<br />
Curioso da sapere.</p>
<p>Se pensate, poi, che la fragola, così dolce, apporti un’eccessiva quantità di calorie al nostro corpo, mi spiace ma per la vostra felicità debbo smentire: le fragole contengono solamente <strong>30 calorie ogni 100 gr</strong>, circa.<br />
Dunque, anche in concomitanza a diete ipocaloriche, le fragole possono essere inserite nel menu settimanale grazie al loro <strong>basso apporto di calorie</strong>.</p>
<p>La fragola, oltre ad avere importanti quantità di antiossidanti, ciò significa che <strong>combatte</strong> l’<strong>invecchiamento delle cellule</strong>, e quindi i <strong>radicali liberi</strong>, è anche ricca di diverse <strong>vitamine</strong>, fra le quali le vitamine del <strong>complesso B</strong>, la <strong>vitamina C</strong>, la <strong>E</strong> e la <strong>K</strong>. La fragola è ricca anche di <strong>fibre</strong>, importantissime per favorire il giusto ritmo del <strong>transito intestinale</strong>.</p>
<p>L’<strong>acido folico</strong>, importantissimo per la <strong>memoria</strong>, contenuto nelle fragole, permette alla nostra mente di avere un apporto in più, svolge l’azione di <strong>rigenerare le cellule del sangue</strong> ed è in grado di contribuire a <strong>prevenire</strong> l’<strong>Alzheimer</strong> e la <strong>demenza</strong>.<br />
Grazie al consumo di fragole possiamo fare tanto per il nostro corpo, il che non è proprio un sacrificio, visto che sono buonissime.</p>
<p>Nella fragola, inoltre, possiamo trovare interessanti apporti anche dal punto di vista dei <strong>sali minerali</strong>, poiché essa contiene il <strong>calcio</strong>, il <strong>ferro</strong>, il <strong>fosforo</strong>, il <strong>magnesio</strong>, il <strong>potassio</strong> e il <strong>sodio</strong>.<br />
Grazie alla loro facoltà di favorire la produzione di serotonina e melatonina nel nostro organismo, le fragole hanno una positiva influenza sull’<strong>umore</strong> e ci aiutano, in gergo, <strong>a <em>tirarci un po’ su</em>.</strong></p>
<p>Le fragole svolgono anche un’<strong>azione diuretica</strong>, sono un buon <strong>antinfiammatorio naturale</strong> e <strong>riducono</strong> i livelli di <strong>colesterolo</strong> nel sangue.<br />
Un’informazione non di poco conto, anzi, da tenere bene in considerazione è la <strong>presenza di boro</strong> all’interno della fragola. Il boro è in grado di aiutare ad innalzarsi i livelli di <strong>estrogeni</strong> e di <strong>vitamina D</strong>, dunque le fragole divengono un <strong>buon aiuto</strong> per le donne in <strong>menopausa</strong>.</p>
<p>http://www.naturalmentemangio.it</p>
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		<title>Abbiamo bisogno di imparare a ricevere</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 19:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti pensano di dare tanto agli altri e non ricevere niente in cambio. Spesso è solo una fantasia, che innesca però continui lamenti e incrina i rapporti. Perché anche ricevere...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/larte-di-dare-e-di-ricevere.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7237" title="l'arte di dare e di ricevere" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/larte-di-dare-e-di-ricevere-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Molti pensano di dare tanto agli altri e non ricevere niente in cambio. Spesso è solo una fantasia, che innesca però continui lamenti e incrina i rapporti. Perché anche ricevere è… un’arte</em></p>
<p>Stando alle frasi che si sentono in giro nei dialoghi confidenziali o nelle chiacchiere occasionali, il mondo dovrebbe essere costituito da una larga maggioranza di persone che “ <strong>danno</strong>” e da una esigua minoranza di persone che “ <strong>ricevono</strong>”. Molti  sono convinti di vivere elargendo aiuto, donando amore, seminando amicizia, facendo cose per gli altri, mentre pochi sono coloro che sentono di venire aiutati, di ricevere affettività, di ottenere cose in modo gratuito e generoso. In tal modo però i conti non tornano: per tante persone che danno, ce ne devono essere altrettante che ricevono. La maggior parte invece si sente in credito con gli altri e, non di rado, considera ingrata la realtà esterna. Ma è davvero così?</p>
<p><strong>Problemi di…ricezione!</strong></p>
<p>Le persone che si danno da fare per gli altri sono numerose, a prescindere dal motivo (personale o altruistico) per cui lo fanno. La nostra attenzione non può dunque che spostarsi dall’altro lato della questione, cioè sull’aspetto legato alla ricezione. Se guardiamo coloro che fanno una psicoterapia, ci rendiamo conto che c’è una diffusa incapacità a ricevere. Molte persone, pur ricevendo almeno un po’ da chi li circonda, non riescono a percepirlo, se non in parte.</p>
<p><strong>Gratuito? Non ci credo!</strong></p>
<p>Figli che si lamentano di non avere abbastanza supporto dai genitori, che pure già li aiutano. Genitori a cui non basta mai la sollecitudine dei figli nei loro confronti. Coniugi o fidanzati che non sentono arrivare l’amore dal partner, che invece sta facendo i salti mortali per convincerli che sia vero. Persone che non perdonano agli amici di non esserci stati “quella volta lì”, quando invece ci sono sempre stati. Gli esempi che si possono fare sono tanti, proprio come tanti sono i motivi che producono questa difficoltà di ricezione. Tutti però sembrano collegati da una tema centrale: l’incapacità ad accettare ciò che ci viene dato gratuitamente, che sia un complimento, un attestato di stima, un regalo, un aiuto, una disponibilità, o anche, più in grande, un amore o un affetto sinceri e costanti.</p>
<p>“Lo fa per pietà?”: molti “ non ci possono credere” che qualcuno faccia qualcosa per loro. Sono convinti di non essere degni di ricevere e questo li spinge a non accettare, per non ripetere la penosa esperienza del perdere, li induce a sentirsi presi in giro da chi offre qualcosa senza chiedere in cambio (“Lo fa per pietà”, oppure, “Dov’è la fregatura?” o “Si sta sbagliando”); li porta  dover ricambiare a ogni costo per non sentirsi in debito e quindi ricattabili.</p>
<p>È evidente che chi si trova in questa situazione, quand’anche fosse ricoperto di quintali d’affetto, non ne percepirebbe che la presenza momentanea, per poi sentirsi nuovamente solo al mondo, incompreso, lasciato a se stesso.</p>
<p><strong>Mettersi in gioco</strong></p>
<p>Il cambiamento non può arrivare come un dono dall’alto, anche perché, in quanto dono, non verrebbe accettato. Occorre prendere coscienza del fatto che “io do agli altri, a me non dà niente nessuno” è una visione irrealistica e faziosa della realtà. E il fatto che nasca da reali carenze affettive non giustifica il fatto di doverla proporre con aggressività. Aggressività è forse la parola che, pur sembrando a meno adatta a chi si sente in credito col mondo, meglio si addice a questo atteggiamento che svalorizza e vanifica ciò che arriva dall’esterno, compresi gli sforzi che gli altri fanno per superare questa barriera. È ora di riconoscerlo, anche perché altrimenti viene il dubbio che questo atteggiamento sia diventata una scusa per non mettersi in gioco.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong></p>
<p><strong>Non dare se non ti chiedono</strong></p>
<p>Chi non sa ricevere si pone nell’atteggiamento continuo di colui che dà (aiuto, ascolto, comprensione), anche quando l’altro non ha chiesto niente. Ma è sbagliato, perché in tal modo si blocca il rapporto, lo si controlla a vantaggio della propria nevrosi, impedendo la spontaneità in entrambe le direzioni.</p>
<p><strong>Non sdebitarti a tutti i costi</strong></p>
<p>Un altro errore è, quando qualcuno fa qualcosa per noi, sentirsi in dovere di sdebitarsi, di ricambiare a ogni costo. Evitiamo che il rapporto diventi un baratto, lasciamo che possa esservi della sana e reciproca gratuità. Usciamo dai calcoli e impariamo a dire un sentito e sincero grazie. È sufficiente e verrà apprezzato.</p>
<p><strong>Riconosci i doni quando arrivano</strong></p>
<p>Alcuni, senza accorgersene, chiedono molto, ma poi ignorano tutto ciò che hanno preso. Non lo considerano, e anzi si lamentano di non ricevere niente, fino a costringere l’altro a rinfacciarglielo. Usciamo dall’irritante personaggio di “colui che non riceve”: mette gli altri sotto scacco e li fa sentire sempre in debito. Oltre a caricarli di rabbia.</p>
<p><a href="http://www.riza.it/" target="_blank">www.riza.it</a></p>
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		<title>Chicza, il primo chewingum biologico e biodegradabile</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dicono che quando si apre la confezione, si sentono i profumi della Selva Maya. Perché da lì, foresta immensa (grande più di 1,25 milioni di ettari, circa 40 volte l’Italia) e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/chicza-2-300x301.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7221" title="chicza-2-300x301" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/chicza-2-300x301-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Dicono che quando si apre la confezione, si sentono i profumi della Selva Maya</strong>. Perché da lì, foresta immensa (grande più di 1,25 milioni di ettari, circa 40 volte l’Italia) e secondo polmone verde del mondo, viene <strong><a href="http://www.chicza.it" target="_blank">Chicza</a></strong>,<strong> il primo chewing gum biologico e completamente biodegradabile</strong>. Una vera novità nel panorama delle gomme da masticare. A differenza delle altre, infatti, Chicza è fatta per il 40% di <strong>lattice estratto dall’albero di Sapodilla</strong>, a cui vengono aggiunti zuccheri e aromi naturali.</p>
<p>«Le altre gomme, nella migliore delle ipotesi, contengono gomma naturale per il 5-7%. <strong>Tutto il resto sono polimeri derivati dal petrolio</strong>», spiega <strong>Gino di Giacomo</strong>, che, con passione e tenacia commerciale, sta diffondendo il prodotto in Italia. Il risultato è un chewing gum profumato, con un gusto gradevole anche se un po’ meno persistente rispetto alle comuni gomme. <strong>Se buttato per strada, non si attacca ai marciapiedi né alle suole delle scarpe e si decompone facilmente in qualche mese</strong>. Attualmente, in Italia, dove il prodotto è anche <strong>certificato </strong><em><strong>gluten free</strong></em>, si trovano tre gusti (menta, menta forte, cedro), ma altri sono in arrivo, come frutti tropicali e cannella.</p>
<p>Grazie a queste caratteristiche, Chicza, lanciato sul mercato un paio di anni fa, si è rapidamente diffuso in diversi paesi del mondo e ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali. A <strong>Londra</strong>, durante il <strong><a href="http://www.naturalproducts.co.uk/" target="_blank">Natural and Organic Products Festival</a></strong>, è stato nominato, nel 2009, <em>Miglior nuovo alimento biologico</em>, e <strong>in Italia, dove è in commercio da aprile 2010, ha già vinto sei premi, tra cui quello della <a href="http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/" target="_blank">Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile</a></strong>.</p>
<p>Ma oltre a essere un prodotto molto apprezzato, Chicza rappresenta anche il riscatto sociale per i lavoratori che lo producono, i <strong><a href="http://www.chicza.com/guardians_of_the_rainforest.html" target="_blank">chicleros </a><a href="http://www.chicza.com/guardians_of_the_rainforest.html" target="_blank">messicani</a></strong>. Una comunità di 10.000 persone, con oltre 2.100 <em>chicleros </em>che estraggono il lattice dagli <strong>alberi di Sapodilla</strong> della Selva Maya messicana. «Fino a venti anni fa – spiega Di Giacomo – il lattice veniva comprato dalle multinazionali, che però, a un certo punto, hanno deciso di cominciare a utilizzare i derivati del petrolio». <strong>I chicleros si sono ritrovati così con un’economia distrutta</strong>, ma erano abituati alle battaglie che sembrano perse in partenza. «Un centinaio di anni fa hanno combattuto contro il governo messicano, che voleva tagliare la Selva per fare i pascoli. E così, quando le grandi industrie li hanno abbandonati, hanno iniziato a fare sperimentazioni per fabbricare da soli un prodotto finito».</p>
<p>Dopo due decenni, è nato Chicza. «Oggi <strong>i chicleros messicani sono organizzati in 56 cooperative riunite in un consorzio</strong>, <strong>che si occupa di tutte le fasi di produzione del chewing gum</strong>. Guadagnano sei volte di più rispetto a quando lavoravano con le multinazionali, e Chicza viene venduto allo stesso prezzo delle altre gomme da masticare».  <strong>E’ a loro, veri «guardiani della foresta», che si deve la tutela del polmone verde più grande dopo la foresta Amazzonica</strong>. I chicleros, infatti, racconta Di Giacomo, vivono in simbiosi con l’ecosistema: «Stanno recuperando la foresta, 2.000 ettari negli ultimi due anni. Per ottenere  il lattice, si immergono nella selva e mancano da casa per due-tre mesi. <strong>Il metodo per estrarre il </strong><em><strong>chicle </strong></em><strong>è del tutto innocuo per le piante: fanno dei tagli superficiali a zig zag sulla corteccia degli alberi, e raccolgono il lattice in una sacca</strong>. Da ogni pianta di Sapodilla se ne recuperano quattro o cinque chili, e dopo la raccolta l’albero viene lasciato a risposo per cinque-sei anni».</p>
<p>In Italia, <strong>Chizca si trova in negozi bio ed equosolidali, erboristerie</strong>, ma anche in alcune farmacie, negozi di alimenti per celiaci, tabaccherie, librerie, bar. Nel nostro Paese, racconta Di Giacomo, è arrivato in modo un po’ casuale: «Un giorno, due anni e mezzo fa, ho letto su un giornale free press di questo chewing gum biologico e biodegradabile che era stato premiato a Londra prima di essere commercializzato. La cosa mi ha subito interessato, e così <strong>ho scritto una lettera ai chicleros per complimentarmi con loro e candidarmi a curare la rete di vendita in Italia</strong>. Dopo qualche mese, quando ormai non mi ricordavo neanche più della lettera, mi è arrivata a casa una busta con tre pacchetti di Chicza». Di Giacomo ha iniziato allora a fare le prove, «per vedere se veramente queste gomme non si attaccavano ai marciapiedi ed erano effettivamente biodegradabili». La commercializzazione in Italia è iniziata ad aprile 2010, e la curiosità intorno al prodotto sta crescendo.</p>
<p>Intanto, in <strong>Messico</strong>, i chicleros lavorano a nuovi progetti: «Stanno costruendo un ospedale da campo, per il primo soccorso in caso di puntura di un ragno o di un serpente velenoso. E poi stanno preparando un nuovo prodotto: è una specie di farina, estratta da una pianta che vive in simbiosi con l’albero del lattice. I Maya la mangiavano mischiandola con il cacao».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
<p><a href="http://www.greenews.info">www.greenews.info</a></p>
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		<title>Vuoi avere buona memoria? Fai attività fisica</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/correre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7217" title="correre" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/correre-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Correte gente oppure&#8230; pedalate o comunque fate sport!. L<strong>’attività fisica come correre e pedalare fa’ bene al corpo</strong> e alla <strong>salute</strong>, ma anche alla <strong>memoria</strong>.</p>
<p>A rivelarlo è una ricerca scientifica irlandese, <strong>resa nota dal New York Times</strong>, che ha messo in evidenza come la ginnastica, la corsa o le passeggiate veloci siano strumenti efficaci per migliorare la capacità di memorizzare.</p>
<p>Secondo lo studio infatti, l’esercizio fisico comporta un aumento immediato della produzione di una proteina in grado di migliorare lo stato di salute delle cellule nervose, che sotto sforzo diventano molto più attive e ricettive, soprattutto se paragonate a quelle di chi svolge una vita sedentaria.</p>
<p>I risultati dello studio emergono da un esperimento effettuato su un gruppo di studenti universitari.</p>
<p>I ragazzi – guidati dagli studiosi &#8211; hanno osservato una rapida sequenza di fotografie con facce e nomi sconosciuti e dopo una pausa hanno dovuto cercare di ricordare i nomi delle persone rivedendo soltanto le immagini.</p>
<p>In un’altra sessione dell’esperimento, i ragazzi sono stati divisi in due gruppo distinti e gli studiosi hanno chiesto ad uno dei gruppi di salire sulla cyclette per pedalare ad una velocità crescente fino a quando non fossero esausti. L’altro gruppo invece è rimasto seduto per 30 minuti.</p>
<p>Alla fine della sessione, i due gruppi – quello in movimento e quello sedentario – <strong>hanno rifatto il test della memoria</strong>, hanno visualizzato nuovamente altre facce e nomi estranei e alla fine quelli che avevano fatto uno sforzo fisico hanno ottenuto risultati decisamente più brillanti rispetto alla prima volta che avevano fatto il test a riposo, mentre chi era rimasto seduto non è migliorato affatto.</p>
<p><strong>Ma come mai questi risultati così differenti? </strong><br />
La soluzione è nelle analisi del sangue e in particolare nei livelli più alti di una proteina, il fattore neutrofico cervello derivato (<strong>bdnf</strong>), che aumenta il benessere delle cellule nervose.</p>
<p>L’<strong>attività fisica quindi aumenta la proteina in grado di stimolare le cellule nervose</strong>.<br />
Come spiega <strong>Ahmad Salehi</strong>, ricercatore dell’università di Stanford, “il fattore bdnf è quello che cresce più velocemente e maggiormente, e anche il più promettente. Sembra essere la chiave non solo per preservare la memoria, ma anche le capacità cognitive”.</p>
<p>Insomma, correte, pedalate o camminate, l’importante è che siate attivi!</p>
<p style="text-align: left;" align="right"><strong>Verdiana Amorosi</strong></p>
<p><a href="http://www.greenme.it">www.greenme.it</a></p>
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		<title>Diventa ciò che sei</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 17:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/survivor-1600x1200.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7211" title="survivor-1600x1200" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/survivor-1600x1200-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ognuno di noi è unico e irripetibile, ha talenti e potenzialità che possono essere riconosciuti e sviluppati. La volontà è la capacità di dare fiducia a ciò che si è e di avviarsi verso ciò che si può diventare. </strong></p>
<p><strong>La volontà</strong> è la funzione più importante e caratteristica dell&#8217;essere umano. Ben lungi dall&#8217;essere una rigida pratica che forza a fare ciò che &#8220;<strong>si deve fare</strong>&#8220;, o non fare ciò che &#8220;<strong>non si deve fare&#8221;</strong>, come spesso viene fraintesa, la volontà è l&#8217;arte di &#8220;essere e agire&#8221;, è la capacità di mettersi profondamente in contatto con se stessi e di attivarsi per trasformare da potenza in atto capacità, talenti, progetti, sogni.</p>
<p>Fino a quando non arriva un momento nella nostra vita in cui ci fermiamo a chiederci &#8220;<strong>chi sono io</strong>?&#8221;, &#8220;<strong>cosa voglio dalla vita</strong>?&#8221;, &#8220;<strong>cosa la vita vuole da me</strong>?&#8221;, non viviamo, sopravviviamo semplicemente. Confesso che ho vissuto, le famose memorie di Pablo Neruda, sono &#8211; già del titolo &#8211; un inno al coraggio di vivere in modo autentico che ha una potenza maggiore di qualsiasi disquisizione teorica. E&#8217; questa la volontà di cui parliamo, quella capace non tanto di trovare le risposte quanto di porsi le domande, capace di mantenerci sempre attenti a come il mondo risuona in noi e come, a nostra volta, possiamo risuonare nel mondo.</p>
<p>Il nostro modo di essere nel mondo si costruisce attraverso stimoli esterni, <strong>l&#8217;esperienza, la relazione con gli altri, i condizionamenti</strong> acquisiti e subiti, ma si costruisce anche a partire dell&#8217;interno, dalla nostra natura unica e irripetibile e dall&#8217;impegno che decidiamo di prendere nei confronti di quanto ci succede, assumendo un atteggiamento più o meno attivo o passivo.<br />
Volontà è, prima di tutto, <strong>essere</strong> <strong>presenti a se stessi</strong>: essere capaci di sentire cosa si prova, cosa si sente, cosa si pensa. In secondo luogo, è valutare, in ogni situazione, come si vuole rispondere, senza farlo in modo automatico, ma decidendo, volta per volta, la risposta più adeguata alla situazione, in modo da non essere &#8220;vittime&#8221; del proprio carattere, di comportamenti stereotipati, o di una presunta spontaneità che a volte può solo nascondere la pigrizia di cambiare.</p>
<p>Sì, perché volontà vuol dire <strong>cambiare</strong>, non per diventare &#8220;altro&#8221; ma proprio per scartare ciò che è &#8220;altro&#8221; e riavvicinarsi, progressivamente, a <strong>ciò che si è veramente</strong>, che va scoperto a poco a poco, con l&#8217;esercizio, con l&#8217;attenzione, con l&#8217;affetto che spetta a noi darci, in prima persona. Non è mai un forzare, quindi, né aderire a modelli imposto da altri, è un impegno costante nei confronti di se stessi, per diventare ciò che si è e si può diventare, concretamente.</p>
<p>Sconcertante, vero? Ma allora, che cosa è questa volontà, come si conosce, come si sviluppa, come si usa?</p>
<p>Uno degli autori che maggiormente si è concentrato sullo studio e sull&#8217;attivazione della volontà è Roberto Assagioli, il padre della <a href="http://www.lifegate.it/it/eco/people/essere/crescita_interiore/articolo.php?id_articolo=1275"><strong>Psicosintesi</strong></a>, che le ha dedicato un intero libro, oggi un classico della psicologia umanistica: <em>L&#8217;atto di volontà</em> (ed. Astrolabio). Assagioli descrive questa facoltà come la capacità di percepirsi come &#8220;soggetto vivente&#8221;, dotato del potere di scegliere, di costruire rapporti, di operare cambiamenti nella propria personalità, negli altri, nelle circostanze; e paragona la sua funzione a quella del direttore d&#8217;orchestra, che deve conoscere, &#8220;accordare&#8221; e coordinare tra loro i diversi strumenti musicali di cui ogni essere umano è composto, i diversi aspetti, tratti di carattere, sfumature di personalità, ruoli e modo di essere che fanno parte di quel complesso insieme che chiamiamo <strong>&#8220;io&#8221;</strong>.<br />
La volontà non si studia in teoria, si sperimenta, si allena, si rafforza. Abbiamo tutti una volontà, ma spesso non lo sappiamo o non la utilizziamo, se non sporadicamente, ma non è mai troppo tardi per svilupparla di più!</p>
<p>Per esercitarsi</p>
<p><strong>La ginnastica della volontà</strong><br />
Esercizi piccoli, ma ripetuti con costanza, è questo il segreto. Si sceglie un&#8217;azione, anche non impegnativa, da ripetere ogni giorno, per un periodo definito. Per esempio, lucidare le scarpe, riporre al loro posto oggetti che normalmente si lasciano in giro, leggere una poesia o una pagina di un determinato libro. Classici sono gli &#8220;esercizi inutili&#8221; in cui, per esempio, si rovescia una scatola, di fiammiferi e li si rimette dentro uno ad uno ripetendosi internamente &#8220;lo faccio perché lo voglio&#8221;.</p>
<p><strong>Alimentazione psicologica<br />
</strong>Siamo in continua interazione con il mondo che ci circonda e le diverse situazioni, luoghi, persone, musiche, letture provocano tutte su di noi effetti diversi. a ci impedisce, quindi, a seconda delle nostre necessità o dello stato d&#8217;animo, di ricercare quelle situazioni, luoghi, persone, musiche, letture che ci inducono lo stato che vogliamo raggiungere &#8211; rilassamento o attivazione che sia &#8211; o ci permettano di dissolvere e trasformare stati emotivi che sentiamo pesanti.</p>
<p><strong>Muoversi!<br />
</strong>Lo stagnare di stati d&#8217;animo di malessere è spesso correlato a una staticità anche fisica. Quando ci accorgiamo che stiamo sprofondando nelle sabbie mobili di umori cupi la cosa migliore è prenderne atto e muoversi: alzarsi, fare qualcosa di diverso, uscire, fare una passeggiata, chiamare un amico simpatico, accendere la radio. Nel momento in cui diventiamo presenti a noi stessi &#8211; riconoscendo la presenza di un disagio &#8211; e ci poniamo in modo attivo di fronte alla situazione, non affondiamo più.</p>
<p><strong>Servizio alla vita</strong><br />
Quando agiamo nel nome di un ideale, quando entrano in gioco i valori, l&#8217;altruismo, il sentirsi partedi qualche cosa di più grande di noi &#8211; famiglia, città, pianeta Terra o vita stessa &#8211; la nostra volontà, mettendosi in sintonia con i ritmi della vita, acquista una carica nuova e diventa capace di realizzazioni prime inimmaginate. Tale è la forza di questa risorsa che abbiamo in noi e che  trova nel servizio alla vita &#8211; &#8220;non la mia, la tua volontà sia fatta&#8221; &#8211; la sua espressione più alta e potente.</p>
<p><a href="http://www.lifegate.it/it/eco/lifegate/firme/free_lance/marcella_danon.html">Marcella Danon</a></p>
<p><a href="http://www.lifegate.it">www.lifegate.it</a></p>
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		<title>Soia: un aiuto per il fegato</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/vegetali_soia_1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7205" title="vegetali_soia_1" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/05/vegetali_soia_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le <strong>proteine</strong> contenute nella <strong>soia</strong> potrebbero giocare un ruolo fondamentale nella riduzione dell&#8217;accumulo di <strong>trigliceridi</strong> nel <strong>fegato</strong>, con particolare riferimento a coloro che si trovano in una condizione di <strong>obesità</strong>. I grassi vengono metabolizzati dal fegato ma, nelle persone obese, il trasporto di essi verso i tessuti adiposi può rallentare a tal punto da generare pericolosi accumuli a livello di tale organo, tanto da comprometterne il corretto funzionamento.</p>
<p>Secondo <a href="http://www.aces.uiuc.edu/news/stories/news6236.html" target="_blank"><strong>alcuni ricercatori della Illinois University</strong></a>, la soia sarebbe in grado di aiutare il fegato a ritornare ad un funzionamento almeno parzialmente normale. All&#8217;interno di esso i grassi non dovrebbero mai accumularsi, ma ciò può accadere nel caso l&#8217;organismo ne sia sovraccaricato. Secondo il professor <strong>Hong Chen</strong>, docente di scienze alimentari e nutrizione umana, un terzo degli americani soffrirebbe del problema, spesso a propria insaputa, con il rischio che il fegato possa cedere da un momento all&#8217;altro.</p>
<p>I ricercatori hanno individuato come l&#8217;assunzione di soia e di alimenti a base di soia, come il <strong>tofu o il latte vegetale,</strong> possa alleggerire la condizione di stress e di <strong>sovraccarico</strong> a cui il fegato è sottoposto. In base a test di laboratorio è stato ipotizzato che l&#8217;integrazione alimentare di soia sia in grado di agire efficacemente nella <strong>riduzione degli accumuli di trigliceridi</strong> a livello del fegato.</p>
<p>Da i successivi studi in provetta è stato rilevato come la soia possa interagire positivamente nel rendere più leggero il lavoro di smaltimento dei grassi da parte del fegato, in quanto le proteine della soia sarebbero in grado di ripristinare una <strong>via di segnalazione cruciale nel metabolismo dei grassi</strong> effettuato da parte di tale organo. La nuova scoperta, visti gli incoraggianti risultati ottenuti, è stata presentata ufficialmente dagli esperti in occasione dell&#8217; <strong>Experimental Biology Meeting</strong> di San Diego.</p>
<p>Marta Albè</p>
<p><a href="http://www.greenme.it" target="_blank">www.greenme.it</a></p>
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		<title>Una buona notizia, foreste in aumento</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 08:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/04/foresta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7200" title="foresta" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/04/foresta-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Negli ultimi 20 anni il <strong>patrimonio forestale italiano</strong> è aumentato di circa 1,7 milioni di ettari, raggiungendo oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie, con 12 miliardi di alberi che ricoprono un terzo dell&#8217;intero territorio nazionale.</p>
<p>È quanto emerge dall&#8217;ultimo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio (Infc) del Corpo forestale dello Stato presentato a Roma alla presenza di Mario Catania, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Corrado Clini, ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare, Cesare Patrone, capo del Corpo forestale dello Stato, e Giuseppe Alonzo, presidente del Cra (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura). Insieme a tali dati, sono stati presentati anche i risultati dell&#8217;indagine sulla quantità di carbonio contenuto nei <strong>suoli forestali</strong> italiani.</p>
<p>L&#8217;indagine evidenzia come la quantità di <strong>carbonio</strong> trattenuta nei tessuti, nei residui vegetali e nei suoli delle foreste sia pari a circa 1,2 miliardi di tonnellate, corrispondenti a 4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Il 58% di tutto il carbonio forestale (pari a 700 milioni di tonnellate) è contenuto nel suolo, il 38% nella vegetazione arborea e arbustiva ed il restante 4% nella cosiddetta &#8216;lettiera&#8217;, nei residui vegetali e nel legno morto.</p>
<p>Tali dati, ha sottolineato il Corpo forestale dello Stato, evidenziano l&#8217;importanza dei suoli forestali, non soltanto per la loro funzione di <strong>difesa idrogeologica</strong>, di <strong>conservazione e tutela della biodiversità</strong> e di base per la <strong>produzione di legname,</strong> ma anche per la mitigazione dei <strong>cambiamenti climatici</strong> in atto.</p>
<p>I risultati dell&#8217;ultimo Inventario nazionale delle foreste e dei <strong>serbatoi di carbonio</strong> del Corpo forestale dello Stato sono stati commentati positivamente anche dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori: “le foreste – afferma la Cia &#8211; producono l&#8217;ossigeno che respiriamo, contribuiscono alla difesa della biodiversità, svolgono un ruolo primario nella salvaguardia del suolo e delle risorse idriche e funzionano come depositi di assorbimento del carbonio”.</p>
<p>Secondo la Confederazione italiana agricoltori è dunque fondamentale recuperare e rafforzare la gestione e la <strong>manutenzione delle foreste</strong>, anche perché queste costituiscono una delle principali risorse per lo sviluppo delle aree rurali e montane e sono fonti straordinarie non soltanto di ossigeno, ma di occupazione, reddito e materie prime rinnovabili.</p>
<p>Se è positivo l&#8217;aumento del patrimonio forestale italiano, permane comunque il grave problema del <strong>consumo di suolo</strong>. Come ha sottolineato il ministro delle Politiche agricole e forestali Mario Catania, infatti, stiamo consumando suolo destinato all&#8217;agricoltura “con ritmi incompatibili per un paese che abbia cura di sé e delle generazioni future”.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;Agricoltura ha ricordato che, oltre alla regressione della superficie agricola, pari a circa 12 milioni di ettari, un altro terzo del territorio italiano è sottratto alla natura e all&#8217;agricoltura dall&#8217;<strong>urbanizzazione</strong> e dalle infrastrutture.</p>
<p>A.P.</p>
<p><a href="http://www.ilcambiamento.it" target="_blank">www.ilcambiamento.it</a></p>
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		<title>Alcune notizie sul sale</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 07:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/04/sale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7195" title="sale" src="http://stobenecontutti.it/wp-content/uploads//2012/04/sale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli specialisti non si stancano di ripetere che bisognerebbe fare lo sforzo di ridurre al minimo, se non eliminare del tutto, l&#8217;abitudine di aggiungerlo ai piatti che si portano in tavola. Eppure, la maggior parte delle persone fatica a rinunciare al suo gusto sapido. Per aiutarsi, allora, si potrebbe lasciarsi affascinare dalle sfumature inusuali delle varietà più originali, usandone però solo un pizzico.</p>
<p>Pur restando fermo il concetto che va utilizzato sempre con moderazione, può essere curioso scoprire le caratteristiche e le proprietà di queste varietà particolari di <strong>sale</strong> che grazie alle loro specifiche caratteristiche e alle lavorazioni conservano i principi attivi che contengono.</p>
<p>Ecco quali sono le varietà di sale:<br />
-<strong> Blu di Persia:</strong> è un sale pregiato e molto raro. Il colore blu è dato dalla presenza di silvinite, una variante del reticolo cristallino del sodio. E&#8217; incontaminato, privo di antiagglomerati, ricco di minerali e oligominerali. Ha un gusto decisamente salato, ma poco persistente, dal gradevole retrogusto speziato. Macinato al momento esalta la sapidità dei cibi.</p>
<p>- <strong>Fior di sale della Camargue</strong>: è considerato prezioso quanto il caviale. Puro e integrale è molto ricercato dagli chef. Ricco di oligoelementi, nasce da acque marine incontaminate e si forma solo in determinate condizioni climatiche. La sua particolare consistenza lo rende ideale per perfezionare i piatti, esaltando la qualità degli ingredienti. Si scioglie subito.</p>
<p>-<strong> Nero di Cipro</strong>: il sale estratto per evaporazione dalle acque dell&#8217;Isola di Cipro ha come caratteristica principale un cristallo dalla forma geometrica perfetta di piramide concava. E&#8217; molto ricco di carbone attivo, che ne caratterizza il colore nero, ha una particolare salinità e consistenza ed effetti interessanti sulla salute. Il carbone attivo, infatti, è ampiamente utilizzato per contrastare gas e gonfiori addominali.</p>
<p>- <strong>Rosso delle Hawaii</strong>: è il tradizionale sale da tavola di queste isole, dove viene chiamato alaea rouge. Prende il nome da un minerale naturale, un&#8217;argilla rossa di origine vulcanica che, durante l&#8217;essicazione al sole, si arricchisce di ferro. Si distingue per il gradevole sapore di nocciole tostate. Ha una vivace sapidità e un retrogusto leggermente ferroso.</p>
<p>- <strong>Viola Kala Namak</strong>: è anche conosciuto come Sanchal. I suoi cristalli sono molto fini, ha un basso contenuto di sodio e per questo motivo non insaporisce quanto il comune sale da cucina. Ha un sapore delicato che persiste poco sui cibi cotti. Conferisce un caratteristico sapore frizzante se spolverato sulla frutta tagliata a fette.</p>
<p>- <strong>Nero delle Hawaii</strong>: è ricco di elementi minerali della lava vulcanica e del carbone attivo (dalle proprietà disintossicanti), che vengono aggiunti al asale al momento dell&#8217;essicazione. Ha grani grossi e di colore nero come pece. Il sapore è amaro, secco e dal profumo deciso, leggermente solforico e con note di affumicato.</p>
<p>- <strong>Rosa dell&#8217;Himalaya</strong>: è il sale più puro. Non è soggetto ad alcuna raffinazione ed è esente da contaminazioni ambientali, conserva così intatta la sua naturale ricchezza di <strong>calcio, potassio, zinco, rame, zolfo, antiossidanti e ferro.</strong></p>
<p>Quali sono le corrette abitudini per un uso salutare del sale?</p>
<p>Ormai tutti sanno che il cloruro di sodio, o sale da cucina, se consumato in eccesso, ha effetti negativi sull&#8217;organismo. In particolare, sono le quantità di sodio a generare un incremento del rischio di sviluppo di malattie quali l&#8217;ipertensione e la ritenzione idrica. Diciamo incremento del rischio e non causa, perchè il nostro organismo, quando funziona perfettamente, è in grado di smaltire il sodio in eccesso.</p>
<p>L&#8217;importante è usarlo con moderazione; tradotto in termini di quantità, significa, non superare gli 8g di sale da cucina al giorno. Occorre tenere presente, ai fini del calcolo, anche di tutti gli alimenti lavorati e/o confezionati che lo contengono. Oltretutto, il desiderio di salare maggiormente i cibi deriva esclusivamente dal nostro palato, ciò significa che può essere rieducato gradualmente ad apprezzare cibi meno salati. Per facilitare l&#8217;impresa si può compensare tale limitazione esaltando la sapidità dei cibi con succo di limone, spezie, erbe aromatiche, aglio e cipolla.</p>
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